Ricostruzione interessante, documentata, critica, senza pregiudizi ideologici dell’Egitto contemporaneo, dei suoi mali interni ed interiori all’origine dell’emigrazione. Una storia dietro le quinte che difficilmente si conosce e si può capire senza un interprete acuto come Ezzat el-Kamhawi, che dimostra di saper essere poeta della scrittura quanto giornalista e saggista, in grado di puntualizzare le parole e svelare quanti pregiudizi ed interpretazioni forzose esistono in merito all’espressione “Immigrazione clandestina”. Non scontata la sua attenzione alla presenza egiziana nel nostro paese e all’emigrazione di ritorno. Infine un testo che non fa sconti né al proprio paese né all’Europa.

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