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Gelsomino in scena a Baveno (Verbania) Stampa E-mail
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Spettacoli
Sabato 13 Marzo 2010 19:27

 

GELSOMINO

Prima rappresentazione assoluta

31 marzo 2010 – ore 21 GRAND HOTEL DINO

Baveno, Lago Maggiore - Verbania

 

Un giuria prestigiosa, composta oltre che da compositori di altissimo rilievo artistico anche dai massimi esperti italiani del repertorio contemporaneo, ha scelto l’opera “Gelsomino nel paese dei bugiardi” di Stefano Seghedoni quale vincitrice della seconda edizione del Premio Fedora. Il concorso relativo all’edizione 2009 ha visto 17 partecipanti proventi da diversi paesi (cinque italiani, tre inglesi, uno georgiano, uno ucraino, uno greco, due statunitensi, uno irlandese, uno francese, un armeno e uno australiano). Le opere selezionate sono state due: “Garland” del giovane compositore inglese Adam Scourfield e “Gelsomino” dell’italiano Stefano Seghedoni. A fine 2009, completate le due composizioni la giuria ha deciso di non assegnare il Premio ma di segnalare l’opera di Seghedoni come la migliore in concorso per il 2009 ritenendola meritevole di essere rappresentata per la messa in scena del 2010. E dunque, per il secondo anno consecutivo, sarà un lavoro italiano ad essere presentato in anteprima mondiale nello splendido scenario delle sale del Grand Hotel Dino a Baveno (Verbania). Da segnalare il connubio con il mondo digitale grazie all’introduzione di un software, Kilykà, un progetto studiato e brevettato dall’associazione La Voce dell’Arte che ha lo scopo di esplorare modelli di interazione tra il linguaggio musicale, quello visuale e quello gestuale, con particolare attenzione al riconoscimento dei contenuti espressivi.  Uno spazio interattivo frutto dell'integrazione di  una tecnologia di motion capture markerless e di vari motori di rendering che interpretano visivamente e acusticamente i contenuti espressivi generando interattività. L’esperimento applicato in occasione della prima rappresentazione di “Gelsomino” è una dimostrazione di interattività capace di dare risultati davvero sorprendenti!

Quest’anno ricorrre il 90° della nascita di Gianni Rodani, occasione gradita per gli organizzatori del Premio Fedora, di omaggiare attraverso questa produzione lo scrittore nato a Omegna, nella provincia VCO.

Il Premio Fedora è parte integrante del progetto Comporre e rappresentare nel XXI secolo, finanziato principalmente dalla Fondazione Cariplo. Tale progetto è così strutturato:Premio Fedora: concorso internazionale  di composizione per opere di teatro musicale da camera.Laboratori di formazione nel campo della musica, del canto e della danza, legati tutti al linguaggio contemporaneo e all’improvvisazione.Un centro di produzione artistica legato alla contemporaneità e alla sperimentazione di un esclusivo software (Kilykà) con il quale intendiamo esplorare la compenetrazione tra arte e tecnologia nel campo della musica, del canto e della danza.

Per informazioni e prenotazioni: Atelier La Voce dell’Arte – via Repubblica 7 –

28293 Verbania www.vocedellarte.it - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ingresso € 15 - Sconto abbonati stagioni teatrali € 12

Ingresso spettacolo con aperitivo e buffet € 20 – Ingresso gratuito bambini fino a 12 anni

 

GELSOMINO NEL PAESE DEI BUGIARDI

Opera in un atto

Libretto di Rahel Francesca Genre

(ispirato al romanzo omonimo di Gianni Rodari)

musica di Stefano Seghedoni

Regia di Stefano Monti

Direttore Marco Boni

 

Personaggi ed interpreti

Gelsomino – Camilla Corsi  soprano di coloratura

Zoppino, il gatto – Alejandro Escobar  tenore

La Zia PannocchiaMaddalena Calderoni  soprano drammatico

Re Giacomone – Giovanni Tarasconi basso

Il maestro Domisol/BananitoEmilio Marcucci  baritono

 

Voce recitante da definire
I Solisti del Teatro Regio di Parma

1 flauto

1 oboe

1 clarinetto

1 fagotto

1 percussionista

Pianoforte

Chitarra elettrica

Basso elettrico/Contrabbasso

Quartetto d’archi

 

CORO da definire

Ciambellani/Pirati,  Cittadini e gatti

 

Scenografia di Keyko  Shiraishi

Lighting designer Nevio Cavina

 

GELSOMINO NEL PAESE DEI BUGIARDI

“Gelsomino” è la storia di un bambino che possiede una voce straordinaria. Una voce così speciale e potente da riuscire mandare in frantumi i vetri delle finestre solo a sussurrare qualche parola. Gelsomino decide di lasciare la propria casa in seguito alle catastrofi provocate. Giunge così in uno strano paese, dove un gatto di nome Zoppino lo introduce alle stranezze del “paese dei bugiardi”. Qui, un vecchio pirata si è fatto nominare re e insieme ai suoi vassalli e cortigiani ha stravolto il vocabolario del regno: per far dimenticare le proprie origini, si fa chiamare “sua Maestà” e ogni cosa prende un nuovo nome. Gli abitanti si abituano a mentire e a chiamare le cose secondo la legge del re. Zoppino e Gelsomino vivono insieme diverse avventure, provocando lo scompiglio, fino a far trionfare la verità e restituire la libertà al paese dei bugiardi.

Note della librettista

Gelsomino nel paese dei bugiardi è una favola per grandi e piccini, dal finale amaro. Ispirata all’omonimo racconto di Gianni Rodari, ne segue fedelmente le scene e l’intreccio quasi fino alla fine. È la storia di Gelsomino, un bambino come tutti gli altri ma con il dono di una voce straordinaria. Voce che lo costringerà un bel giorno a mettersi in cammino in cerca di fortuna. Inizia qui la sua avventura, l’incontro con il gatto a tre zampe Zoppino, con l’anziana Zia Pannocchia e i suoi sette gatti, con il maestro Domisol e il pittore Bananito. Siamo nel paese dei bugiardi, dove ogni cosa, per volere del re, viene chiamata con un altro nome, a partire dallo stesso Re Giacomone, un tempo capobanda di un pugno di pirati e ora sovrano indiscusso del regno: un paese dove la verità è bugia e la bugia verità. Riuscirà il nostro eroe Gelsomino, con l’aiuto dei suoi sgangherati amici, a far trionfare la verità?

Note del compositore

Gelsomino nel paese dei bugiardi” è un romanzo a cui sono stato molto legato  durante l’infanzia; amavo le situazioni paradossali che Rodari aveva creato e, soprattutto, quella galleria di simpatiche marionette che interagivano con altre figure cariche invece di tanta umanità. Rileggendolo da adulto mi sono accorto della satira corrosiva che si nascondeva sotto la dimensione favolistica del racconto, e della sconcertante attualità dell’opera. Mi piace molto pensare che l’autore abbia affidato a questo suo racconto, quasi come fosse una “capsula del tempo”, un monito per le future generazioni contro qualunque forma di potere assoluto che, attraverso l’imposizione della totale omologazione, arrivi a spersonalizzare e a disumanizzare le persone fino a trasformarle in esseri vuoti e “non pensanti”. E’ da questo punto che io e Rahel Genre siamo partiti per costruire la nostra rilettura del “Gelsomino”. La dimensione della satira feroce ci ha guidato nel ridisegnare la parabola di Gelsomino, muovendoci però alla luce di quello che è il mondo di oggi, un mondo dove purtroppo l’omologazione (verso il basso) è in stato avanzato.

Per rappresentare questo mondo così eterogeneo, composto da personaggi che, come fantasmi, punteggiano il cammino del nostro eroe e del suo amico felino a tre zampe (un essere un po’ inquietante, non trovate?),  ho fatto ricorso ad atteggiamenti musicali tra i più vari: un certo rock, il musical, alcuni cliché del melodramma ottocentesco, un po’ di vaudeville; il tutto per rendere questa “favola” ancora più astratta e “atemporale”. Una cosa che mi preme chiarire è che sarebbe stato molto didascalico secondo me creare due mondi musicali, uno per i personaggi “normali” ed uno per “i bugiardi”; più interessante era connotare le singole situazioni in vista di quello strano epilogo che io e la librettista Rahel Genre abbiamo pensato di inserire dopo quello che era l’originale “lieto fine” di Rodari…..Siamo stati forse pessimisti?

(Stefano Seghedoni)

 

CENTRO DI PRODUZIONE ARTISTICA E SPERIMENTAZIONE DI KILYKA’

Direzione artistica di Ramberto Ciammarughi e Maddalena Calderoni con la partecipazione del coreografo Andrea Longhi.

Questo progetto è nato dalla volontà di indagare il rapporto di continua evoluzione e simbiosi tra uomo e tecnologia. Un' indagine profonda di una simbiosi che da un lato rischia di appiattire l’evoluzione umana rendendo l’uomo sempre più automa e dall’altro ne amplia continuamente le potenzialità rendendolo sempre più consapevole.

Stiamo sperimentando attraverso l’utilizzo dell’esclusivo software Kilykà, l’incontro tra le arti utilizzate nel teatro musicale (musica, canto e danza) e la tecnologia. L’idea è di creare uno spazio acustico sensibile, Kilykà appunto, e suonarlo come uno strumento attraverso un invisibile fluido pluridimensionale che interpreta l'espressione del corpo umano.

Le performances proposte vogliono comunicare, attraverso suoni  e colori, relazioni tra elementi appartenenti a diversi regni,  che meravigliano e stimolano…

Note di Ramberto Ciammarughi:

Il progetto Kilykà contiene senza dubbio elementi di ricerca estremamente interessanti e innovativi che vanno ben al di là di un orizzonte esclusivamente tecnologico.

In questi casi, l'artista che si accosta a realtà di questo genere si trova ad assumere uno strano senso di responsabilità verso il progetto creativo globale e verso lo stesso strumento di ricerca.
Non si sa bene se e quanto affidare tutto alla nuova realtà tecnica, oppure considerare quest'ultima, appunto, come uno strumento vero e proprio, asservito alle esigenze e alla logica del linguaggio artistico. Io credo che sia possibile trovare numerosi punti di contatto e "sentieri di sviluppo" che sappiano valorizzare una realtà come Kilykà – rivelandone possibilità di cui,per ora, è difficile prevedere la forma – e, al tempo stesso,sia fondamentale perseguire l'idea di un'opera d'arte vera e propria, aperta ai tanti canali di sviluppo e di innovazione che si produrranno naturalmente da un connubio di tale ricchezza.

 

COSA E’ KILYKA’

Kilykà è un progetto che ha lo scopo di esplorare modelli di interazione tra il linguaggio musicale, quello visuale e quello gestuale, con particolare attenzione al riconoscimento dei contenuti espressivi.  Uno spazio interattivo frutto dell'integrazione di  una tecnologia di  motion capture markerless e di vari motori di rendering che interpretano visivamente e acusticamente i contenuti espressivi generando interattività.

Il software è in grado di analizzare un flusso video proveniente da una telecamera, senza l'ausilio di particolari sistemi di input (tute o guanti midi, marker, sensori ecc), e trasformarlo in dati che in tempo reale descrivono e interpretano la scena inquadrata. Tutti questi valori vengono poi trasformati in musica, immagini e interattività, secondo dei criteri definibili in tempo reale.

Le caratteristiche delle applicazioni vanno intese come linee base, alle quali aggiungere o togliere features all'occorrenza (ad esempio la quantità di performers rilevati, la quantità di telecamere impiegate). Kilykà può essere utilizzato anche come strumento di live performing o come sistema di veicolazione di contenuti.

 

Uno degli aspetti che rende unico Kilykà è il suo sistema di cattura del movimento sofisticato ma di facile applicazione, la cui semplicità di utilizzo e di configurazione è dovuta anche all’utilizzo di una telecamera come sorgente di cattura, eliminando i classici sensori o marker tipicamente usati negli scenari di motion capture.

Kilykà non fa eccezione ed è in grado di ricavare i principali 12 punti di cinematica del corpo umano. La vera differenza rispetto al motion capture tradizionale sono tutti quegli aspetti “interpretativi” che Kilykà è nato per carpire, come ad esempio la fluidità o meno, come anche l’indice di equilibrio di una postura piuttosto che l’accelerazione, la velocità e la distanza legate al movimento di qualunque parte del corpo, o anche la relazione che intercorre tra diverse parti (ad esempio la distanza tra una mano e la testa). 

Inoltre il motore audio che genera il suono è basato su una tecnologia di sintesi e campionamento estremamente modulare e dalle ampie possibilità espressive, che consente di creare qualunque tipo di output sonoro, sia esso generativo o di trasformazione di sorgenti sonore preesistenti.

Kilykà è uno strumento decisamente innovativo, dove la tecnologia ha lo scopo di rendere più semplice l’interazione tra l’uomo e la macchina e di favorire la contaminazione tra diverse discipline artistiche, collocandosi come strumento ideale per dare vita a nuove e inesplorate forme di espressività.

 

Esempi applicativi

  •  Il performer ballerino, senza l'ausilio di alcuno strumento musicale o microfono genera musica e immagini partendo dai propri movimenti/posture. Potrà creare un brano e danzarlo contemporaneamente, oppure danzando su di un brano potrà inserire variazioni e inserire nuove melodie scaturite dal movimento estemporaneo.
  • Il performer registra la propria voce e, tramite un’interfaccia comandata dal corpo  andare a riprodurre le note che ha cantato con uno strumento a scelta (ad es. dopo aver cantato un motivo, si sceglie dal menu di risuonare con un violino o con un flauto quello che ha cantato). Successivamente mentre la prima melodia viene riprodotta l’utente può improvvisare un’altra melodia e sovrainciderla.
  • Il performer registra la propria voce/strumento, per poi ricampionarla in tempo reale deformandola, o sincronizzandola a un tempo, manipolandola fino a diventare qualcos’altro. Mixando vari campioni registrati si crea una composizione estemporanea.
  • Utilizzare corpo o suoni per creazioni di grafica 3d in tempo reale. Creare scenografie virtuali (proiezioni, magari di grandi dimensioni e/o panoramiche) che nascono dai movimenti del performer e quindi che si evolvono seguendo fedelmente l’evoluzione audio (anch’essa generata dall’utente con i propri movimenti corporei) .

 

 

Fonte: Ufficio Stampa Atelier La Voce Dell'arte

 

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