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OTHELLO di William Shakespeare Regia di Daniele Salvo “E’ la causa, è la causa, anima mia, è la causa; ma non verserò il suo sangue né scalfirò la sua pelle più bianca della neve e liscia come alabastro sepolcrale. Pure deve morire o tradirà altri uomini” Al Silvano Toti Globe Theatre dal 7 al 14 agosto e dal 18 al 30 agosto ore 21.15 (lunedì riposo) Una tragedia – forse l’unica di Shakespeare - in cui il sistema sociale e politico rimane intatto fino alla fine. Non c’è nessuna ribellione armata contro il potere costituito ed è per questa ragione che viene detta “tragedia domestica”. La Venezia del tempo, luogo del magico e dell’esotico, è considerata la porta dell’Oriente: Othello è il simbolo dello straniero, del forestiero, del diverso inserito in una società gerarchica e patriarcale. La guerra è in atto: l’insicurezza interiore dei personaggi del dramma è riflessa nell’insicurezza dello Stato. Siamo in un momento di pieno declino di una grande società mercantile. Il concetto di “reputazione” e “posizione sociale” in questo momento storico è fondamentale per l’individuo. Ma Othello, perdendo il controllo della propria emotività, perde il potere e il rispetto di tutti, sacrifica la propria importante posizione sociale e si sottrae improvvisamente alla consuetudine di un sistema che affonda le sue fondamenta nella menzogna. Othello dice la verità, o almeno crede. Desdemona, donna di grande moralità e coraggio è la sua vittima sacrificale. Nella società puritana e moralista dell’epoca, fugge con il Moro, il diverso. Il Bardo trasferisce una fortissima carica sensuale su un essere “diverso” da sé e da ogni inglese del tempo, un essere che viene genericamente definito “il Moro”. Così facendo può liberamente esplorare il regno della carnalità, del “possesso dei corpi”, della gelosia sfrenata, senza colpevolizzazioni da parte del puritanesimo del tempo. Il letto, luogo in cui si nasce, si dorme, si fa all’amore, si giace malati, si muore, diviene simbolo di un voto tradito: Othello, uomo vincente e sicuro di sé, viene persuaso da Iago della malafede di Desdemona. Il Moro semplicemente agisce ciò che Iago pensa. Un elemento di grande modernità del testo è il concetto di privato trasformato in pubblico. Oggi grazie ai media il concetto di “privato” vacilla e quasi non esiste più. E’ una realtà di telecamere, telefoni, televisioni e corpi in vetrina. E’ ciò che Umberto Galimberti definisce “la pornografia e la prostituzione del proprio intimo”. La vita intima di Othello viene sbattuta sulla pubblica piazza, diviene preda delle intromissioni indecenti da parte di estranei. Othello non è un “nero geloso”. E’ un essere tutto d’un pezzo, grande sia nel coraggio che nella fragilità. Sono la sua ingenuità e la sua fierezza a portarlo alla rovina e all’omicidio. La grande colpa di Othello non è la gelosia. E’ l’ingenuità. La programmazione estiva del Globe Theatre, “Shakespeare in Globe!”, è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, l’organizzazione e la comunicazione sono a cura di Zètema Progetto Cultura e G.V. sas, la produzione è di Politeama s.r.l. Il prossimo ed ultimo spettacolo in programma sarà: “La Bisbetica domata” per la regia di Marco Carniti, traduzione di Masolino D’Amico, dal 4 al 20 settembre 2009. Fonte: Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura
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