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PICCOLO TEATRO CAMPO D’ARTE Presenta Medea “Voci” testo di Christa Wolf adattamento di Viviana Di Bert regia di Andrea Bellocchio e Viviana Di Bert Il 18, 19 e 20 dicembre, alle ore 21:00, al Teatro Campo d’Arte, in via dei Cappellari 93, andrà in scena Medea “Voci”, monologo di un'ora per un progetto a sei voci. La Medea, portato in scena da Andrea Bellocchio e Viviana Di Bert, è stato ripreso dalla scrittrice tedesca Christa Wolf che, nel 1996 ha pubblicato il romanzo Medea “Voci” nel quale ha modificato radicalmente la versione del mito della tragedia euripidea. Il libro della Wolf rifiuta in primis l'infanticidio attribuito a Medea ed adotta un versione pre-euripidea del mito. Una donna appartenente ad una società matriarcale non avrebbe mai soppresso il bene più grande: i figli. Un monologo, quello presentato al Teatro Campo d'Arte, che si incastra con solo tre delle sei voci “parlanti” della Wolf. La messa in scena sottolinea la donna come manifestazione della “Madre Originale” (dea madre), elemento fondamentale della società arcaica. La donna che detiene la conoscenza del mistero della vita attraverso la terra. Regia: Andrea Bellocchio e Viviana Di Bert Testo di Christa Wolf Interpreti: Viviana Di Bert Voci Registrate: Andrea Bellocchio (Leuco), Gianluca Esposito (Giasone), Fulvio D'Angelo (Acamante) Costumi e sartoria: Alessandra Pinzari Musiche Originali: Alberto Del Re Video: Giulia Morgani Luci: Gemma Nucci dal 18 al 20 dicembre 2008 BIGLIETTI: INTERO 10.00EURO +2.00EURO (Tessera Associativa) RIDOTTO 8.00 EURO + 2.00 EURO (Tessera Associativa) Piccolo teatro Campo d’Arte Via dei Cappellari, 93 – Roma (Campo de’ Fiori) Info e prenotazioni 06 6874579 – 347 9334955 NOTE DI REGIA Ho letto il libro Medea Voci della sig.ra Christa Wolf appena edito in Italia nel 1996, lo comprai abbastanza casualmente e dalla prima pagina fui completamente scossa da un'emozione che razionalmente non potevo comprendere. Riconoscevo gli elementi descritti, mi erano familiari e depositati nella memoria del mio corpo. Scrissi immediatamente all'autrice con la quale ho avuto uno scambio di opinioni e lei mi disse che ero entrata nell'inconscio collettivo del Mito originale della Medea che avevo esplorato e che ero pronta ad affrontarla. La struttura scenica ha preso forma spontaneamente con immagini che potevano sostenere parole così forti. Un rito a ritroso nell'inconscio del femminile inteso come Madre assoluta. Viviana Di Bert Il mito originario capovolto è l'impressione più forte avuta dal testo. Medea diventa capro espiatorio di una società corrotta. Attuale l'idea del potere che nasconde il misfatto: il potere si sorregge sulla menzogna. Medea è il simbolo del coraggio della verità, le voci diventano coscienza che raccontano l'intreccio storico, personale ed oggettivo. In questo frammento e riduzione del testo originale della Wolf si è cercato di ritualizzare i contenuti più forti. L'idea di finto potere voluto da una società maschilista, destino e libero arbitrio. Andrea Bellocchio
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