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Iancu, un paese vuol dire - la nuova creazione di Cantieri Teatrali Koreja al Teatro Elicantropo di Napoli (dal 12 al 15 gennaio) Stampa E-mail
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Spettacoli
Domenica 08 Gennaio 2012 22:36

Iancu, un paese vuol dire

Giovedì 12 gennaio 2012, Teatro Elicantropo di Napoli

IANCU, un paese vuol dire uno spettacolo di Koreja

In scena un moderno raccontastorie, per recuperare un patrimonio popolare inghiottito nel flusso delle stratificazioni della memoria e dalla perdita d’identità

 

Un fondale bianco, un spazio scenico bianco con al centro una sedia, bianca, un attore vestito di bianco. Questa è la “cornice” al cui interno s’inserisce la parabola narrativa di IANCU, Un paese vuol dire, l’ultima creazione scenica dei Cantieri Teatrali Koreja, che debutterà giovedì 12 gennaio 2012 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 15) al Teatro Elicantropo di Napoli.

Scritta a quattro mani da Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, che ne è anche l’interprete, IANCU, un paese vuol dire è un monologo di poco più di un’ora, che ripercorre le storie di un intero paese del “profondo sud”, ma anche vicende molto intime, un intrigo di sentimenti, paure, speranze, ipocrisie e i primi turbamenti del cuore, che coinvolgono e stupiscono.

E’ un racconto che affonda le proprie radici nel profondo sud, in un Salento abitato da creature che sembrano uscite da una favola e dove la quotidianità è scandita da piccoli e ripetuti gesti. Riporta, attraverso gli occhi di un bambino di otto anni, una giornata che avrebbe potuto cambiare il destino di un’intera comunità, l’evasione del bandito Graziano Mesina dal vicino carcere di Lecce.

Una serie di tableaux vivants che ora strappano una risata, ora inteneriscono, ora fanno amaramente capire come quel mondo, forse, era persino meglio delle tante contraddizioni che scandiscono il nostro presente. E nelle parole del giovane protagonista si percepisce il desiderio di crescere, di uscire dall’anonimato della vita di provincia, salvo poi provare attrazione-repulsione verso la civiltà, che, con forza, irrompe in un microcosmo consolidato.

Tanti i personaggi rievocati in IANCU, un paese vuol dire: da Antoniuccio che sente da che parte arriva il vento ciucciandosi le dita, al perfido Carmine Mutilato della Grande Guerra; da Angelina che aspetta, con una foto in grembo, il suo innamorato che presto verrà a prenderla a Rosa Parata, una prostituta dal passato doloroso, che va incontro ad un triste destino.

Per questo la frase “un paese vuol dire non stare soli” è ripetuta a più riprese durante lo spettacolo. Perché è un brulicare di personaggi dove tutti conoscono tutti, di cui l’attore, attraverso un racconto fatto di flashback, riesce a trasmettere i tratti, le zone d’ombra e le peculiarità.

Nessuna cartolina, nessuna nostalgia: è un mondo duro, cupo, eppure comico e grottesco. Un mondo fotografato un attimo prima di scomparire. Un mondo di figure mitiche, contadini, preti, nonni, libellule, giornaletti e una gran voglia di diventare grandi.

 

IANCU, un paese vuol dire, uno spettacolo di Koreja

Napoli, Teatro Elicantropo – dal 12 al 15 gennaio 2012

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info e prenotazioni al numero 081296640 email Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Da giovedì 12 a domenica 15 gennaio 2012

Napoli, Teatro Elicantropo

Cantieri Teatrali Koreja

Stabile d’Innovazione del Salento

presenta

IANCU, un paese vuol dire

uno spettacolo di Koreja

progetto di Fabrizio Saccomanno

testo di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno

con Fabrizio Saccomanno

scenografia Lucio Diana

foto di Lucia Baldini

regia Salvatore Tramacere

Durata della rappresentazione 70’ circa, senza intervallo

Questo è il racconto di una giornata.

Una domenica dell’agosto del 1976 in cui la grande Storia, quella con la S maiuscola, invade la vita e le strade di un paese del Salento. Un famoso bandito, fuggito dal carcere di Lecce due giorni prima, è stato riconosciuto mentre si nasconde nelle campagne del paese.

Inizia così una tragicomica caccia all'uomo che coinvolge un po’ tutti, bambini compresi.

Ma questo non è solo il racconto di una giornata. E’ il racconto di un’infanzia e degli inganni e le illusioni che la circondano. Ed è soprattutto il racconto di un’epoca.

Attraverso gli occhi di un bambino di otto anni viene ricostruito il mosaico del ricordo: uno strano e deformato affresco di quegli anni nel profondo Sud. Un sud che oggi non c’è più, piazze e comunità che si sono svuotate e si sono imbarbarite, o sono state svendute.

Con quegli occhi a volte spalancati, altre socchiusi, altre ancora addormentati e in sogno, si racconta un mondo, frammenti di storia e di uomini e di donne, di battaglie tra bande e rivali e giochi pericolosi.

Nessuna cartolina, nessuna nostalgia: è un mondo duro, cupo, eppure comico e grottesco. Un mondo fotografato un attimo prima di scomparire. Un mondo di figure mitiche, contadini, preti, nonni, libellule, giornaletti e una gran voglia di diventare grandi, chissà poi perché.

 

Fabrizio Saccomanno

Attore e regista teatrale dal 1998, quando incomincia a lavorare per la cooperativa Koreja, recitando in molte produzioni: Doctor Frankestein, La Passione delle Troiane, Il calapranzi, Molto rumore per nulla, Dimissioni dal Sud, Brecht’s Dance, Chart-to-line, Quel diavolo di un Bertuccia, La crociata dei bambini. È autore, regista e interprete della performance VIA - epopea di una migrazione, prodotta da Koreja nel 2004 e che ha oltre 200 repliche in Italia, Bolivia, Serbia e Macedonia e nel 2005 ad Arzo. Conduce numerosi laboratori teatrali anche per le scuole e le carceri. Nel novembre 2010 va in scena una nuova produzione di Koreja, Iancu, un paese vuol dire, di cui è coautore e interprete.

Cantieri Teatrali Koreja

La cooperativa teatrale Koreja vuole conservare nel nome il termine che designa la danza nella lingua parlata fino ad alcuni anni or sono in alcuni paesi del Salento, il gríco. Nata ad Aradeo, cittadina nell’entroterra di Gallipoli, si trasferisce dopo alcuni anni a Lecce, in una ex fabbrica di mattoni. Il progetto artistico si fonda sull’esigenza di costruire nell’amato/odiato Sud una resistenza aperta alle innovazioni e al confronto fra le diverse generazioni, evitando soggezioni millenarie ma anche orgogli provinciali. Un teatro nel senso ampio della parola, comprendente dialogo con il pubblico, ospitalità a compagnie e artisti diversi, incontri culturali, mostre, prove aperte e attività di formazione teatrale rivolta soprattutto ai giovani e alle persone svantaggiate.

 

Fonte: Ufficio Stampa Raimondo Adamo

 

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