|

Dall’8 al 18 dicembre al Teatro Italia di Roma MEDEA DI EURIPIDE UN’INTENSA PAMELA VILLORESI DÀ VITA AL ‘DOLORE’ DI DONNA DI UNO DEI PERSONAGGI PIU' ESTREMI E AFFASCINANTI DEL TEATRO DI TUTTI I TEMPI. DOPO MARLENE E APPUNTAMENTO A LONDRA, ANCORA UNA VOLTA IN SCENA ASSIEME A DAVID SEBASTI, qui nel ruolo di Giasone. Nel cast anche Renato Campese, Maurizio Panici, Silvia Budri Da Maren, Andrea Bacci e Evelina Meghnagi. La regia è di Maurizio Panici. L’artista visivo palermitano Michele Ciacciofera firma le scene e i costumi. Una produzione Associazione Teatrale Pistoiese/ArTè Stabile di Innovazione/Teatro dei Due Mari. TEATRO ITALIA GIOVEDì 8 DICEMBRE, ore 21 repliche fino al 18 dicembre (sabato 10 dicembre anche ore 17; domenica 11 dicembre, solo ore 17.30; lunedì 12 riposo; domenica 18 dicembre, solo ore 17.30) PAMELA VILLORESI DAVID SEBASTI MEDEA di Euripide traduzione e adattamento di Michele Di Martino e Maurizio Panici con Renato Campese, Maurizio Panici, Silvia Budri Da Maren, Andrea Bacci, Evelina Meghnagi progetto scenico Michele Ciacciofera elaborato da Giorgio Gori costumi Michele Ciacciofera luci Emiliano Pona musiche Luciano Vavolo canti di Evelina Meghnagi regia MAURIZIO PANICI una produzione Associazione Teatrale Pistoiese/ArTè Stabile di Innovazione/ Teatro dei Due Mari Approda dall’8 al 18 dicembre al Teatro Italia di Roma, tappa inaugurale della tournée 2011/2012, lo spettacolo MEDEA di Euripide con la regia di Maurizio Panici, la produzione Associazione Teatrale Pistoiese/Argot Produzioni/Teatro dei due Mari, nella nuova traduzione e adattamento teatrale firmati da Michele Di Martino e Maurizio Panici, che evidenziano la potente attualità e ‘universalità’ del testo. A dare vita ad un personaggio come Medea, tra i più affascinanti ed estremi, un’attrice intensa e carismatica come Pamela Villoresi; al suo fianco nel ruolo di Giasone, David Sebasti, già in coppia con la Villoresi nelle due precedenti produzioni, Marlene e Appuntamento a Londra del Nobel Vargas Llosa. Nel cast, oltre allo stesso Panici, anche Renato Campese, Silvia Budri Da Maren, Andrea Bacci e Evelina Maghnagi. Lo spettacolo ha debuttato nel maggio 2010 nello splendido scenario del teatro greco-romano di Tindari al Festival del Teatro Classico. Firma progetto scenico e costumi il palermitano Michele Ciacciofera, uno dei più interessanti artisti contemporanei, le cui opere sono esposte nelle più importanti gallerie e teatri nazionali ed internazionali. La scena, elaborata da Giorgio Gori, è stata costruita dal Laboratorio Scena&Tecnica dell’Associazione Teatrale Pistoiese. La colonna sonora è di Luciano Vavolo, arricchita dai canti di Evelina Maghnagi, le luci di Emiliano Pona. Dopo Roma, lo spettacolo circuiterà in numerosi teatri italiani, tra i quali Orvieto (Teatro Mancinelli, 28 gennaio), Pisa (Teatro Verdi, 4/5 febbraio), Varese (Teatro Apollonio, 8 febbraio), Bologna (Teatro Duse, 16/18 marzo). Medea ci riporta – a partire dai tragici greci – alle donne di oggi. Sono infatti le donne a mettere in discussione la vecchia cultura facendosi portatrici di un nuovo pensiero. Ed è proprio attraverso Medea (figura totalmente inedita e significativa) che Euripide pone all'interno delle rappresentazioni tragiche un elemento di assoluta modernità. Medea, infatti, è la prima donna a mettere in discussione i rapporti tra uomo e donna, evidenziando una situazione di forza, contestando l'esistente, aprendo un contenzioso e lasciando intravedere nuove possibilità. Medea è per questo uno dei più estremi e affascinanti personaggi della tragedia classica e moderna in quanto, prima fra tutte, non agisce spinta da un impulso erotico o sentimentale ma per rispondere ad una ingiustizia :”ecco Medea ….ecco la sventura di una donna“ dice di se al termine di un lunghissimo e straziante monologo. Le modalità del suo atto trascendono ogni consuetudine. In Medea l'azione tragica coincide con la sua stessa rovina poiché, mentre punisce il padre dei suoi figli, colpisce con uguale violenza se stessa: pur riconoscendo l'impatto del suo agire, lo persegue con determinazione e lucida consapevolezza. Il conflitto per la prima volta in una tragedia non è fuori, ma dentro il personaggio, come risulta dal ruolo decisivo dei monologhi nello sviluppo della struttura drammaturgica. Note di regia C’è una definizione precisa della tragedia in un testo di Jean Anouilh, attraverso una immagine molto forte, che trovo assolutamente pertinente: il coro infatti dice “La molla è caricata. Non avrà che da scaricarsi da sola .. nella tragedia tutto è tranquillo si dà appena una spinta per metterla in moto, un nonnulla. Tutto qui. Dopo non c’è che da lasciarla fare…” Ecco, Medea è la molla caricata: la sua diversità, il suo essere esule in terra straniera, non più amata dall’uomo per il quale ha lasciato la casa e gli affetti, sono ancora oggi come allora motivi sufficienti per provocare un corto circuito emotivo di dimensioni devastanti tali da provocare mali terribili all’interno della famiglia e delle istituzioni. Medea la barbara, Medea la sapiente - e per questo invisa ai potenti della sua nuova città – è la scintilla che sovverte e scuote l’istituzione familiare, la gerarchia: attraverso un atto emotivo e non razionale mette in discussione la pace sociale invocata da Giasone e Creonte. Raccontare ancora una volta Medea è narrare da un lato quanto le passioni possano essere devastanti se non controllate, ma dall’altro come gli uomini attraverso sofisticati ragionamenti giustifichino scelte di comodo per il raggiungimento di una posizione sociale più alta all’interno di una comunità. Medea è anche una storia tremenda che le cronache recenti continuano a raccontarci suscitando orrore per un atto così orribile: ancora una volta la lezione dei classici ci fa riflettere sul nostro essere uomini di questo tempo, con l’immutata fragilità di sempre, e ci invita a partecipare al percorso doloroso della protagonista, percorrendo con lei tutta la gamma delle passioni e l’orrore per un gesto così tremendo e definitivo. La scena di Michele Ciacciofera evoca questo mondo di passaggio, questa transizione, delineando un cratere che è anche una landa desolata, un vuoto che viene abitato da Medea e che solo Giasone riuscirà a penetrare. Gli altri personaggi si muovono intorno a questo centro, ne raccolgono gli umori, ci raccontano le paure di Creonte e i sentimenti della polis verso la straniera, l’esule, colei che con la sua richiesta di pari dignità all’interno della struttura sociale di Corinto ne rovescia la visione destabilizzando i rapporti consolidati. Le musiche di Luciano Vavolo raccolgono suggestioni antiche ricollocandole con sensibilità contemporanea all’interno di un allestimento che privilegia fortemente il compito degli attori destinati a restituirci un distillato di parole ed emozioni che avvolgono lo spettatore in una partitura musicale serrata . Maurizio Panici Per interpretare Medea bisogna scendere nei sentimenti meno nobili, più velenosi: gelosia, vendetta, rabbia. Dare corpo e voce ad una tragedia non è la stessa cosa che interpretare una commedia. Lo scavo, il magma umorale, il dolore che vi si investono richiedono un grande sforzo, un dilaniamento. Alla fine di ogni spettacolo mi sento svuotata, stanca “dentro” (come una sacerdotessa di un rito catartico) ma arricchita. Vivere nel cuore i tormenti e le conseguenze angosciose delle “risposte sbagliate” alle difficoltà della vita, aiuta a rendersi conto, ad impegnarsi a scongiurare certe tentazioni, vizi della mente e dell’anima, e a seguire percorsi più costruttivi, migliori. Pamela Villoresi Estratti dalla rassegna stampa dello spettacolo “… la sua, è una Medea molto glamour, per via dei suoi capelli corti, per quel vestito rosso da sera (…) che incede ondeggiando a piedi nudi (…) Si fa apprezzare la sapiente regia di Panici, pure nel ruolo di Egeo, re d’Atene, con abito bianco (…) gli interventi cristallini della nutrice Silvia Budri da Maren e del messaggero Andrea Bacci e la presenza bizantina del Creonte di Renato Campese. Gigi Giacobbe, Giornale di Sicilia “… la compagnia, sempre diretta con mano sicura da Maurizio Panici, alterna alla cupa tragedia di Medea un’originale riscrittura dell’Orestea. (…) Medea si tramuta in un dramma borghese vicino al modello di Anouilh. (…) Intuizione interessante che permette agli allestimenti, nell’ambito di un teatro povero per scelta oltre che per necessità, di mettere in luce lo straordinario talento di Pamela Villoresi. Una Medea che gioca con estremo rigore sul crinale di un irriducibile sarcasmo. Simile, a tratti, a un estatico coro a bocca chiusa per attore solista quando si scontra con la becera irruenza dell’arrogante Giasone del suo partner David Sebasti…” Enrico Groppali, Il Giornale “… Nel ruolo di Medea, Pamela Villoresi si distacca dall’interpretazione stereotipata del matricidio per trasmettere la dolorosa discesa agli inferi di un personaggio ricco di sfumature. Nello scenario di Tindari, per il Teatro dei Due Mari, “Medea” di Euripide rivive in una messinscena palpitante. David Sebasti (Giasone) e un cast efficace affiancano l’ispirata Villoresi...” Marco Oliveri, La Repubblica Prevendita e informazioni: Teatro Italia 06.44.23.92.86
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Fonte: Ufficio Stampa Serena Grandicelli
|