“Gli uccelli migratori”, traduzione letterale in italiano, racconta la storia tenera di un’amicizia tra due bambine, ognuna con le proprie fragilità, anche se l’una è più apparente, costretta in carrozzina. Il pretesto è la cura di un anatroccolo, uccello migratore anche se indifeso che diventa metafora del bisogno di cura e di accudimento di ognuno di noi – essere madri e figli al contempo – e della necessità altrettanto forte di lasciare il nido. Dolce, surreale in certi momenti, eppure credibile, per l’infanzia i giochi sono una cosa seria.

Film per certi aspetti ingenuo ma coraggioso, di denuncia della corruzione in Mali e in generale nell’Africa ex coloniale e della diffusione di pratiche barbare. Un modo per raccontare aspetti arcaici della famiglia e il ruolo determinante delle donne e dei bambini nel progresso della società, a dispetto delle regole codificate.

Una riflessione esistenziale, con il tono della commedia e un finale lieto che dà speranza, senza nessun semplificazione. Un film sulla ricerca autentica di noi stessi e del nostro posto del mondo, oltre qualsiasi falsificazione: il coraggio e l’umiltà di guardarsi dentro in quel nucleo più profondo senza toni di sfida, senza voglia di scandalizzare. Una storia paradossalmente e incredibilmente semplice di valori familiari, di desiderio di famiglia, di fede nonostante tutto e che, in un mondo alla deriva che preferisce la protesta e lo scandalo, vuole proporre che l’amore è ancora possibile anche se la strada è faticosa. Un’analisi attenta dei comportamenti umani, un film sul rispetto dell’altro, sulla complicità che è solidarietà, sulla complessità dell’identità. Interpretato con passione e attenzione dagli attori che non schiacciano mai il personaggio. Belli i dialoghi.

Conferenza Stampa e incontro con l'autore
martedì 8 Marzo 2016 ore 11
al termine proiezione in anteprima

Un film visione con la luce come protagonista, prodotto con sforzi enormi dove l’artigianalità è una sfida. Dalla visione del Sebastiano di Andrea Mantegna, un cammino circolare, di continuità tra spettatore e interprete, tra passato e presente dove il Palatino del martirio è quello “calpestato” dai turisti di oggi, con il colore che cede il posto al bianco e nero. La ricerca incessante di una ripetitività che è sempre tensione all’oltre.

Orso d’Oro a Berlino nel 2016, unico film italiano in questa rassegna, girato in modo sublime, racconta Lampedusa con delicatezza e un certo distacco. Documentario a tutti gli effetti, quasi senza storia, solo piccole storie dall’apparente inconsistenza, disegna un’isola che corre su un doppio binario: due mondi che non si sfiorano, non per l’indifferenza ma semplicemente perché non si conoscono.

Lo scorso 10 febbraio Skira Editore ha presentato un suo volume, intitolato Urban Art Renaissance, ENERGY BOX, Milano la prima grande mostra a cielo aperto. Sono intervenuti Nicolas Ballando dell’Urban Art Renaissance, Alberto Martinelli della Fondazione AEM e il celebre critico e storico dell’arte Flavio Caroli. Al loro fianco Davide Atomo Tinelli, l’ideatore di Energy Box insieme a Evoluzioni Urbane, oltre a diversi altri artisti, autori dei dipinti e disegni realizzati sulle centocinquanta e oltre centraline semaforiche di Milano. Il tutto si è svolto nel bookstore della Triennale milanese, dando massimo lustro a uno stile che fino a poco tempo fa si chiamava ‘di strada’.

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