Enrico Vulpiani

Articoli di Enrico Vulpiani

Dal 26 gennaio al 14 febbraio. Vincitore della terza edizione della rassegna "Una commedia in cerca di autori", al Teatro de’ Servi va in scena lo spettacolo “Il capo dei miei sogni”, scritto da Sara Palma e Daniele Benedetti. Il dottor Lamberti, stimato pubblicitario, è strozzato dai debiti di gioco e vittima di un allibratore. Un gruppo di irresistibili impiegati contabili se lo ritrova come capo. Lo adoreranno, ma lui non è lì per ciò che pensano... il suo ingrato compito è quello di licenziarli tutti! Protagonisti in scena Ussi Alzati, Michele Costabile, Marcella Formenti, Flavio Francucci e Massimiliano Vado.

Domenica, 17 Gennaio 2016 20:59

Angeli - Teatro Argot Studio (Roma)

Debutta in prima assoluta al Teatro Argot Studio di Roma, dal 12 al 24 gennaio, "Angeli", spettacolo scritto e diretto da Filippo Gili; in scena Pier Giorgio Bellocchio e Arcangelo Iannace, un progetto firmato Uffici Teatrali e prodotto da Argot Produzioni. Mercoledì 20 gennaio alle ore 19.00 nel foyer del teatro il consueto appuntamento con l’autore e l’aperitivo offerto da Banana Trash (cucina fusion nippo-brasiliana).

Tre giorni. Tanti ne servono a Pirandello per scrivere la commedia prima di leggerla personalmente alla compagnia di Dario Niccodemi. «Ma nessuno aveva capito niente», racconta lo stesso Niccodemi per spiegare uno straniamento che presto coinvolge anche il pubblico. Alla prima romana del 1921, la platea si divide tra entusiasmo convinto e chi urla “Manicomio! Manicomio!”. Prima di applaudire senza riserve, il pubblico ha bisogno di familiarizzare con lo spettacolo, il teatro di abituarsi all’idea di rappresentare se stesso. «I Sei personaggi sono una lunga avventura alla quale vado incontro», spiega Gabriele Lavia, interprete del Padre e regista di quest’edizione del 1925 arricchita con elementi del 1921: «È certamente uno degli spettacoli più difficili che abbia mai fatto. Quando ho cominciato a studiarlo ne ho avuto subito la sensazione. Siamo sempre in 21 in scena. Sempre.» L’effetto è di una costante tensione narrativa, un recitare anche solo facendo respirare il personaggio. O l’attore. O entrambi.

Lunedì, 21 Dicembre 2015 18:40

Anelante - Teatro Vascello (Roma)

Flavia Mastrella ed Antonio Rezza tornano prepotentemente sul palco del Teatro Vascello di Roma con la nuovissima produzione "Anelante". In scena per sei settimane, dal 9 dicembre al 17 gennaio, dopo il debutto torinese, e pronti per una lunga tournée nazionale, che toccherà tra gli altri il Teatro Elfo Puccini di Milano, il Teatro Duse di Bologna, il Puccini di Firenze, il Teatro Metastasio di Prato, il Teatro Massimo di Cagliari ed il Teatro Astra di Vicenza. "In uno spazio privo di volume, il muro piatto chiude alla vista la carne rituale che esplode e si ribella. Non c'è dialogo per chi si parla sotto. Un matematico scrive a voce alta, un lettore parla mentre legge e non capisce ciò che legge ma solo ciò che dice. Con la saggezza senile l'adolescente, completamente in contrasto col buon senso, sguazza nel recinto circondato dalle cospirazioni. Spia, senza essere visto, personaggi che in piena vita si lasciano trasportare dagli eventi, perdizione e delirio lungo il muro. Il silenzio della morte contro l'oratoria patologica, un contrasto tra rumori, graffi e parole risonanti. Il suono stravolge il rimasuglio di un concetto e lo depaupera. Spazio alla logorrea, dissenteria della bocca in avaria, scarico intestinale dalla parte meno congeniale".

La nuova commedia scritta e diretta da Sergio Rubini, "Provando…Dobbiamo Parlare" - già applauditissima al Festival del Cinema di Roma - è anche in scena all'Ambra Jovinelli sino al 20 dicembre, nella sua versione teatrale con lo stesso cast cinematografico formato da Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone, Isabella Ragonese e lo stesso Rubini. A dire il vero, la pièce viene giocata come una sorta di prova generale, strizzando l’occhio al meta-teatro.

Il Quirinetta Caffè Concerto - ex Teatro Quirinetta - il 19 novembre si è vestito più che mai di folk con l’atteso live di Rachel Sermanni: la songwriter britannica torna in Italia per presentare i nuovi brani dell’ultimo album "Tied To the Moon".

Sabato, 05 Dicembre 2015 14:39

Antigone - Teatro dell’Orologio (Roma)

Dal 24 novembre al 6 dicembre. Creonte ragiona, Antigone sviscera. Come dice Holderlin, l’essenza del tragico è essenza dell’uomo in sé. Del suo essere sia Creonte che Antigone. Anzi, di come l’esperienza “ventrale” di lei sia sepolta, con lei, sotto le angoscianti e fragili vittorie del cerebro razionale. La classicità attica, il candore apollineo erano contigui al nero, alle fognature impulsive della spiritualità. Il progetto è tirare fuori, da quella spiritualità, la terapia ammortizzante della violenza, dell’orientalità, dell’essere travolgentemente travolti da un Dio che è dentro di sé, né sopra né sotto. Così, mentre Creonte si sforza ad insegnare alla Polis a parlare, Antigone insegna a se stessa, prima di tutto, a ritornare prima del linguaggio. Filippo Gili presenta in prima nazionale la sua rilettura registica dell' "Antigone" di Sofocle, con una compagnia d'interpreti d'eccezione: Vanessa Scalera, Barbara Ronchi, Omar Sandrini, Alessandro Federico, Filippo Gili, Matteo Quinzi, Piergiorgio Bellocchio, Rosy Bonfiglio e Roberto Dellara.

Il celebre marchio Micca Club celebra il decimo anno di attività e allestisce, al Salone Margherita, per la seconda stagione, cinque spettacoli con un repertorio che va dai primi anni del XX secolo fino agli anni ‘50: “Velvet Cabaret” (9-16-23-30 novembre), “Swinglesque” (7-14-21 dicembre), “1920’s” (11-18-25 gennaio), “Lost Vegas Burlesque Show” (1-8-15 febbraio) ed “Elisir” (22-29 febbraio e 7-14 marzo). Si tratta di serate esclusive con musica live, note performer di burlesque, cantanti, ballerini, funamboli e maghi.

Istrionico, irriverente, vero animale da palcoscenico, Ascanio Celestini debutta al Romaeuropa Festival con “Laika”, il suo nuovo spettacolo che azzarda un tema a dir poco irrequieto: come sarebbe, cosa farebbe e cosa penserebbe Gesù se tornasse sulla Terra. Con il suo sguardo critico ad alta tensione, Celestini ci porta in un monolocale di periferia, con vista sul parcheggio di un supermercato: lì troviamo Gesù, mandato tra gli uomini non per salvarli, non per redimerli, ma solo per osservarli. Proprio per questo è cieco e a raccontargli quello spicchio asfaltato di mondo che si può vedere dalla finestra è un apostolo, Pietro. A simboleggiare la cecità di chi può osservare il mondo solo attraverso gli occhi di un altro, il monolocale è del tutto spoglio e, come fosse la soggettiva di Gesù, ascolteremo solo la voce di Pietro: la mancanza della vista umana diventa così la condizione per acquisire la vera vista, come Edipo. Gesù non vuole far entrare nessuno in quel monolocale, forse per lasciarsi andare a pensieri e riflessioni: sui miracoli, sul triste destino di Giuda, sul suicidio e soprattutto su quel povero barbone che vede attraverso gli occhi di Pietro, un emigrato clandestino arrivato su un barcone a dormire coperto di cartoni nel parcheggio davanti alla finestra. Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, capace di evocare atmosfere popolari e raffinate, con la sua carica di energia scenica Celestini narra di come il crollo delle ideologie stia erodendo anche le religioni, osservandole attraverso gli occhi senza vista di un povero Cristo.

"Perla, la Santa, la Regina, la Strega" è una trilogia che mette di fronte allo spettatore tre personaggi femminili, omicide “per istinto di sopravvivenza”. Si chiamano Perla, tutte e tre, nome che evoca la bellezza, la rarità, l’essere prezioso, ma che, contemporaneamente, richiama la resistenza di una materia forte, solida. Queste donne sfilano nell’aula di un tribunale, le troviamo a giudizio accusate di aver commesso un delitto. Hanno ucciso chi ha agito per impedire il raggiungimento dei loro obiettivi, o meglio delle loro vocazioni: la realizzazione di loro stesse. Ma il vero crimine, che si oppone loro, è di aver travalicato lo “specifico femminile”, di aver occupato una posizione di supremazia in feudi tradizionalmente maschili: l’amministrazione del rapporto con il trascendente, il potere politico, il sapere scientifico. Eppure nessuna di loro prova sensi di colpa, sentimento femminile per eccellenza. Al pubblico l’onere del giudizio.

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