“28 Battiti” sono il ritmo silenzioso di un’esistenza votata al sacrificio, tramutatasi in montagna nel gelo mattutino di una marcia che non conosce requie; “28 Battiti” sono la sensazione di smarrimento di un essere umano alla disperata ricerca della semplicità delle radici, travolto da un vortice di ambiziosi obiettivi che in definitiva non gli appartengono; “28 Battiti” scandiscono l’emozionante, viscerale flusso di coscienza dipanato dalla drammaturgia di Roberto Scarpetti, in questo frangente anche regista di questo monologo intimista, magnificamente portato in scena da un Giuseppe Sartori sempre più attore a tutto tondo, indissolubile sintesi di parola vibrante e virtuosismo muscolare. “28 Battiti” ha debuttato in prima nazionale al Teatro India, dove rimarrà in scena sino al 20 novembre e dove abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Scarpetti e Sartori per scoprire la genesi di questo lavoro potente e scevro di ogni retorica, lancinante eppure pervaso da un lirismo vibrante.

Venerdì, 17 Aprile 2015 19:49

Lucido - Teatro Vascello (Roma)

Milena Costanzo e Roberto Rustioni, dopo “Un cerchio alla testa” (vincitore di Dimora fragile), “Està bien” (finalista alla II edizione del premio Dante Cappelletti), “Underground” (vincitore di Cantieri teatrali per Fabbrica Europa) ed “Alice rave time” (finalista al bando Playing Identities), portano in scena l'ultimo frutto del loro lavoro di ricerca comune, mettendosi alla prova con uno dei testi più interessanti di Rafael Spregelburd, drammaturgo intelligente ed attualissimo, capace di dipingere la realtà in modo surreale e carnale al tempo stesso. Tra le sue opere più importanti figurano "Buenos Aires" e la "Eptalogia di Hieroniymus Bosch" (Ubulibri edizioni) contenente sette testi basati sui sette vizi capitali. Realtà di punta della nuova scena argentina, è stato vincitore del premio UBU 2011, come "migliore novità straniera".

Martedì, 23 Settembre 2014 20:16

Dayshift - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Un testo irlandese che, al di là di riferimenti specifici al proprio paese, parla di un mondo che è anche il nostro, un mondo in cui le dinamiche economiche e lavorative stanno collassando su se stesse perché incapaci di guardare all’uomo come persona, come valore e come fine.

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