Un testo ormai classico del teatro moderno, quello di Edward Albee, messo in scena mirabilmente dalla compagnia milanese (al debutto romano al Teatro Vascello) diretta da Arturo Cirillo, che non fa per nulla rimpiangere i suoi illustri predecessori.

Mercoledì, 15 Aprile 2015 19:48

Lo Zoo di Vetro - Teatro Menotti (Milano)

Un testo difficile da maneggiare senza scadere nell'eccessivo e nello stucchevole, senza incappare nella difficoltà di gestire la duplice matrice tra l'onirico e il realistico e una regia che ha saputo esaltare al meglio il dualismo di questa pièce: ecco gli aspetti fondamentali della riuscitissima prova di Arturo Cirillo su "Lo Zoo di Vetro" di Tennessee Williams, in scena al Teatro Menotti di Milano dal 9 al 19 aprile. Sul palco, un impeccabile quartetto di attori che sa valorizzare l'essenza profondamente drammatica del testo, riuscendo però a regalare un surplus non scontato nei testi di Williams: sfumature d'ironia e di comicità che sembrano impossibili in un testo dell'autore americano e che invece rendono la cifra stilistica di Cirillo ancora più interessante.

L'anno volge al termine e, come ormai da tradizione, la Redazione Teatro di SaltinAria vuole celebrare assieme ai suoi lettori gli spettacoli più emozionanti, gli attori più talentuosi, gli istanti più memorabili vissuti sui palcoscenici negli ultimi dodici mesi. Scopriamo assieme quali saranno secondo noi i più vividi ricordi teatrali di questo 2014...

Dal 9 al 26 gennaio. Regia pulita, di grande equilibrio, in grado di valorizzare un testo di ineffabile poesia: tripla prova per Arturo Cirillo che firma la regia, incarna uno dei personaggi centrali e interpreta il ruolo di narratore che sottolinea e amplifica la vocazione al teatro di parola. Un adattamento che, senza stravolgere l’originale, lo attualizza, lo lascia parlare a noi e lo italianizza, rendendolo un testo universale. Ottime le interpretazioni, forti senza essere sopra le righe. Una sorpresa per me Arturo Cirillo che non avevo avuto ancora il piacere di conoscere, una conferma invece il talento di Milvia Marigliano.

La discesa di Orfeo

Sono immagini sbiadite per noi, quelle di una vita vissuta in grandi spazi, con un profondo senso di disumanità al punto da indossare cappucci bianchi forati e trasformarsi in una setta ricordata come Ku Klux Klan. Qui, al centro di un’America da brivido, senza radici né cultura, si sviluppano i drammi di intere generazioni, quelle che hanno portato alla ‘gioventù bruciata’ e alla disperata, ipocrita alienazione di un mondo moderno per lupi travestiti da umani. E’ la storia di “La discesa di Orfeo”, che Elio De Capitani riscrive e dirige con una compagnia numerosa e perfetta per il Teatro Puccini, dal 16 ottobre fino al 4 novembre.

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