Mercoledì, 11 Ottobre 2017 18:35

“Le parole necessarie” di Elisa Rocchi

Illustrato da Marianna Balducci

Un libro giocoso ma anche stimolante che richiama l'attenzione sulla lingua e le sue infinite possibilità di espressione, dall'estensione dei significato alle emozioni come raccontano le ventuno nuove parole "necessarie".
Il punto di vista è surreale come attraversare lo specchio di Alice nel Paese delle meraviglie e i disegni confermano lo spazio lasciato alla fiaba; ma anche quello del linguista non purista, pronto ad accettare neologismi non solo per rispondere a un mondo che cambia ma all'insondabile bisogno di ognuno di noi di esprimersi e di farlo in un modo del tutto personale. Così questo tipo di persona sarà disponibile ad accogliere termini come 'petaloso', nato poco più di un anno fa nel tema di un bambino italiano.
Sono soprattutto gli stati d'animo ad aver bisogno di un riconoscimento unico che nasce dall'incontro di due parole e ad avere l'urgenza della sintesi per non perdere incisività.

Un libro dentro Tabucchi, un viaggio attraverso i suoi occhi più che un libro su Tabucchi. La storia di un incontro che diventa una vocazione, ripercorrendo i luoghi dei viaggi dello scrittore e soprattutto raccontandone in un viaggio in prima persona, sulle tracce del percorso dell’intellettuale, l’evoluzione culturale e sentimentale insieme. Una sorta di viaggio iniziatico inaspettato, cosicché le fantasie e l’impegno di una professoressa in una gita scolastica la portano a diventare scrittrice. Piccoli equivoci senza importanza, direbbe Tabucchi. Ma essenziali per la vita, anzi forse il cuore della vita.

E’ un libriccino che contiene un saggio suddiviso in sei sezioni, “Il giornalista”, e viene riproposto oggi dalle Edizioni Ensemble di Roma (collana pamphlet), a trent’anni di distanza dalla sua prima pubblicazione avvenuta per la prima volta nel 1986 per i tipi di Laterza.

Ricostruzione interessante, documentata, critica, senza pregiudizi ideologici dell’Egitto contemporaneo, dei suoi mali interni ed interiori all’origine dell’emigrazione. Una storia dietro le quinte che difficilmente si conosce e si può capire senza un interprete acuto come Ezzat el-Kamhawi, che dimostra di saper essere poeta della scrittura quanto giornalista e saggista, in grado di puntualizzare le parole e svelare quanti pregiudizi ed interpretazioni forzose esistono in merito all’espressione “Immigrazione clandestina”. Non scontata la sua attenzione alla presenza egiziana nel nostro paese e all’emigrazione di ritorno. Infine un testo che non fa sconti né al proprio paese né all’Europa.

Un excursus di grande interesse che mette al centro della cultura araba la composizione poetica, della quale si sa poco o nulla, al di fuori dei confini di dove è nata. Un lavoro prezioso di comparazione accompagnato da una ricca antologia ben commentata. E’ un testo minuzioso, attento ma anche molto fruibile che riporta l’attenzione sulla poesia per la sua forza popolare ed emotiva dirompente che, soprattutto nel mondo arabo, coinvolge i giovani e l’impegno civile, come dimostra la sua rinascita in occasione delle rivolte recenti. Dal 2011 – soprattutto in Egitto – si torna alla poesia rifacendosi anche con citazioni esplicite ai poeti antichi.

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