Mina, Josée, Fraçoise, Nadja: quattro generazioni di donne per un racconto a più voci e una sola narratrice, Nadja Spiegelman. Figlia del noto autore di Maus, Art Spiegelman – che non compare, se non marginalmente in questo memoir - Nadja racconta la storia tutta al femminile della sua famiglia, una saga che, a differenza dell'opera paterna, solo parzialmente s'intreccia con le vicende storiche entro le quali si svolge. Tutto infatti nasce da una ricerca identitaria, quella di una giovane donna che vuole comprendere meglio sé stessa attraverso le sue radici: il rapporto con una madre, Françoise, molto ammirata, ma con la quale risulta difficile il confronto (più ancora che con la figura paterna, già in sé piuttosto ingombrante), le ragioni profonde del suo modo di essere donna e madre, maturate nella relazione con Josée, nonna che Nadja riscoprirà proprio attraverso la ricerca per il suo memoir, per chiudere – anche se di chiusura non si può parlare in un romanzo che lascia aperte infinite finestre sul passato – con Mina, madre di Josée.

Prima prova narrativa, in versione lungometraggio, del giornalista Umberto Cutolo, Omicidi all’acqua pazza, è un gustoso giallo “tradizionale” che racconta un territorio evidentemente amato dall’autore che sembra uno specialista mai affettato, senza toni da erudizione. Divertito scrittore che prende in giro la cucina degli chef per rivendicare il valore dei cuochi, dipinge un affresco sociale dei vacanzieri in Costiera: pungente (au)ritratto, non solo italiano del turista, ironico e sinceramente spassoso, con una leggerezza che non è mai superficiale, riesce a pungere il lettore, a scendere nella storia e nelle storie senza mai farsene accorgere. E’ la rivendicazione del giallo classico in un mondo inondato di giallisti, oltre che di chef televisivi e turisti globalizzati.

Con una capacità sintesi notevole e grande immediatezza, il libro ci restituisce una pagina di storia poco raccontata e apre alla storia di una famiglia ebrea singolare, figlia del Risorgimento e dell’ondata mazziniana, nella quale cultura e impegno sono stati un matrimonio indissolubile. Il testo è l’occasione per saldare l’Italia e la città di Firenze con un respiro europeo e oggi torna di particolare attualità. Soprattutto è lo spunto per una riflessione sulla democrazia nel senso più alto quale matrimonio tra Giustizia e Libertà, un gioco da equilibristi, sulle orme del socialismo e dei socialisti in chiave anti-marxista. Quando il pensiero è coraggioso e “scomodo” perché autentico rimane inascoltato.

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