Lo sguardo al femminile, di quattro donne, tra loro legate, generazioni che aspirano a vivere e a volare lontano, vedendo anche negli aerei che sganciano bombe uccelli di libertà. Sullo sfondo il Libano, sempre in guerra, con quel senso di precarietà e di paura che attraversa e trasforma le vite e anche l’amore e i rapporti più intimi. Un’analisi delicata e spietata ad un tempo dell’esilio e della lacerazione tra nostalgia e voglia di fuga.

Un popolo affascinante come tutti i popoli misteriosi che unisce l’arcaicità e la vitalità, quel sentimento di resilienza e di permanenza nei secoli, millenni che lo rendono ancorato alle tradizioni eppure estremamente combattivo. Il più grande studioso di identità berbera ci restituisce un affresco estremamente approfondito eppure intriso del piacere della narrazione, una storia dove le tesi, soprattutto aprioristiche, non trovano posto. Mirabile il lavoro di umiltà continuamente sollecitato da domande più ce dalla voglia di dare risposte. Il testo è un tassello essenziale per capire il mondo mediterraneo oggi a prevalenza araba e per questo assume una valenza politica di estremo interesse.

Mercoledì, 29 Giugno 2016 16:53

“Le café d’Yllka” di Cécile Oumhani

Un libro visionario, quasi senza trama, un romanzo non romanzo, poesia in prosa con una scrittura lieve e lirica, anche se di grande semplicità. L’idea è un clima di sospensione, dove ricordi e presente si uniscono brumosi mentre sul fondo resta il gusto amaro del ricordo della guerra ancora vivo, il senso della precarietà e si respira una certa desolazione che nemmeno il gusto del caffè materno può consolare.

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