Serata unica, nello spazio Caffè, per la regia e interpretazione sia recitativa, sia canora di Monica Menchi, accompagnata da una voce jazz, pianoforte e accordéon per raccontare la vita e il sentire della “regina” della canzone francese Edith Piaf, un’esistenza a braccetto con la morte e piena di ferite. Lettura scenica che, passo passo, in modo un po’ didascalico, ci accompagna a ripercorrerne la biografia. Nella parte finale la voce della seconda interprete, Antonella Grumelli, che sceglie la non imitazione, e la capacità mimica anche nella voce della protagonista, rendono lo spettacolo più appassionato.

Un ragazzo con la coppola, l’accento pugliese e il tenero sorriso durante un interrogatorio confessa la sua ossessione di salare la carne, la pasta e tutte le pietanze. È un ragazzo con una disabilità mentale. Nel suo racconto scopriamo i segreti della sua infanzia e come ha conquistato la fiducia in famiglia imparando a cucinare da solo. In un baleno, un testo poetico e brillante rivela un risvolto tragico e fa riflettere su dove sia la ragione quando tragedie si incontrano.

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