Daniela Cohen

Articoli di Daniela Cohen

 

Ultimissimo evento estivo al Teatro Libero con un’opera poetica classica, La Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, interpretata e diretta da un personaggio molto particolare e di notevole rilievo: Roberto Zibetti, che ha mosso i suoi primi passi in carriera col grande Giorgio Strehler, passando poi a Luca Ronconi, Gabriele Vacis ed Elio De Capitani, solo per citare alcuni tra i registi teatrali coi quali ha lavorato. Ha inoltre attraversato l’esperienza del cinema con altrettanti grandi nomi, tra cui Bernardo Bertolucci e Marco Tullio Giordana fino a lavorare con Luciano Ligabue per Radiofreccia e arrivando a diventare protagonista di numerose fiction televisive. Nel frattempo a Torino ha creato una compagnia teatrale, ‘O Zoo Nõ e infine si è aggregato al Gruppo Danny Rose di Roma affiancando Pier Francesco Favino, mentre in autunno lo vedremo nel prossimo film di Abel Ferrara, Pier Paolo Pasolini.

Quando ho letto di un “volume dedicato alla Bibbia enigmistica”, chissà perché mi ero fissata che fosse un magnifico libro dedicato agli enigmi biblici di cui spesso alcuni discutono. Invece no, ma mi sono impegnata a recensirlo: a quanto pare era già uscito un primo titolo identico realizzato da Claudio Monetti, un insegnante di religione laureato però in scienze politiche, sposato e con due figli adolescenti. E’ riuscito a costruire un libro-giornale, ovvero un pamphlet formato “settimana enigmistica”, stessa consistenza, comprendente quelle che l’autore definisce “schede”. All’interno i contenuti con le modalità di svolgimento dei giochi stessi: parole crociate, reticolati, lega i logici, indovinelli, anagrammi e altro ancora.

Al simpatico Teatro Libero, aperto ancora per il gaudio di chi non è in vacanza fuori Milano, una decina di attori si fanno trovare davanti alla platea, tutti in piedi, tutti belli, giovani e sorridenti, maschi e femmine e pure multietnici. Appena entrati e seduti in poltrona per assistere a "Shakespeare without eyes", sottotitolato Un’esperienza sensoriale a occhi chiusi, mi si avvicina una biondina dal sorriso dilagante, in una tunica stretta da una fascia rossa, che mi invita a togliermi scarpe e calze. Io lascio i miei sandali e vedo che ogni spettatore sta seguendo lo stesso suggerimento. “E’ per iniziare il viaggio” dice ancora l’attrice al mio fianco. Poi mi porge una mano e mi accompagna, a piedi nudi come tutti gli altri, fin sotto al palco dove noi spettatori saremo adornati da una benda speciale che copre gli occhi perfettamente e lascia al buio.

Dieci massi poggiati sul palco, posti in cerchio attorno ad una seggiola alta ed un leggio. E’ il regno di Corrado d’Elia, direttore del Teatro Libero che dal 21 al 24 luglio ha presentato qui uno dei suoi più intimistici monologhi, La leggenda di Redenta Tiria, all’interno di una rassegna che i milanesi apprezzano sempre più, Liberi d’estate… libera l’estate!, ovvero come godersi anche a luglio e fino all’inizio di agosto i piaceri del teatro ben climatizzato, fresco e con aperitivo in omaggio a chi arriva fin dalle 19.30 per chiacchierare e fare amicizia nella piccola hall al terzo piano di via Savona 10. Non serve arrivare qui preparati sul soggetto: basta che il protagonista sia lo stesso d’Elia e il pubblico accorre, sapendo che non resterà deluso. La giovane età degli spettatori che prendono posto rende la platea allegra e vociante, nell’attesa dell’inizio. Poi si abbassano le luci e le voci. Buio. Silenzio.

Sono al Teatro Franco Parenti e la Sala Grande è gremita, nonostante Milano in luglio appaia svuotata. Quando si apre nel buio il sipario, vediamo una grande stanza, anzi un magazzino, forse uno scantinato; ci sono scaffali lungo i muri, una scaletta che porta chissà dove, una specie di lettino medico in mezzo al pavimento spoglio con sopra, distesa, Lucia Vasini, coperta da un telo verde e Antonio Cornacchione, suo partner in questa commedia intitolata "L’ho fatto per il mio paese". Strano titolo ma, col tempo, tutto si chiarisce. Ecco, ora lei apre gli occhi, sembra confusa, chiede dove sia, cosa sia successo e lui le spiega che ha avuto un incidente. E’ caduta dalla bicicletta, stava portando a spasso il cane che si è messo a correre attorno a un semaforo, lei ha fatto un gran volo e ha battuto a terra, lussandosi la spalla, l’anca, il ginocchio e una caviglia. Inoltre, lui l’ha raccolta e rapita.

Lunedì 30 giugno è andata in scena a Milano la presentazione dei corsi di Teatrodanza condotti da Rossella Savio, organizzata a fine anno scolastico dallo Spazio Gedeone, un piccolo centro che vuole offrire ai cittadini uno spazio per sognare un po’. Si trova all’interno di un cortiletto, ingresso dal passo carraio di via Coni Zugna 4, in centro città. Una volta nell’atrio, su un grande specchio è incollata una scritta a caratteri enormi di Konstantin Stanislavskij, il padre di un metodo attoriale che porta ancora oggi il suo nome e che ha saputo creare mostri sacri come Marlon Brando e James Dean: “E’ necessario imparare ad essere liberi”. Condivido la scelta di esprimere tale concetto ed entro in una saletta lunga e stretta, davvero piccina.

Corrado d’Elia è attore, regista, produttore e direttore artistico del Teatro Libero di Milano, quindi pure dei Teatri Possibili che si aprono in diverse città italiane con scuole per attori e altre figure dell'universo teatrale, compresi tecnici e registi. Da anni ci ha regalato spettacoli interpretati in modo profondo e coinvolgente, portando sempre più spesso sul palco dei monologhi in cui ha fatto rivivere numerosi personaggi, molti divenuti veri e propri cult, con tanto di fan adoranti. Ora il Libero propone un nuovo debutto nazionale, in scena dal 27 giugno fino al 15 luglio, "Non chiamatemi Maestro": un omaggio a Giorgio Strehler progettato e diretto da Corrado d’Elia che lo interpreta, solo sul palco, seduto su uno sgabello alto, con un leggio di fronte a sé e gli spettatori non solo di fronte ma anche attorno a lui, invitati a sedersi ai due bordi laterali del palcoscenico.

Venerdì, 27 Giugno 2014 20:19

Presentazione di Smemoranda 2015

Per chi fosse davvero poco informato, la Smemo è un diario scolastico nato nel 1979 in seguito al progetto voluto da alcuni giovani milanesi che consideravano il movimento studentesco pane per i loro denti. Volevano un diario che fosse come una rivoluzione, un po’ agenda scolastica ma anche libro, con momenti di svago, racconti, battute, disegni, fumetti, storie. E che durasse 16 mesi, a partire da settembre, come la scuola e che finisse a dicembre dell’anno seguente. Da allora hanno provato in tanti a imitare Smemoranda, ma questo brand è rimasto unico e oggi, diretto da Nico Colonna e Gino & Michele, continua a creare una proposta fuori dal coro, raccogliendo con gli anni non solo una gran quantità di collaboratori famosi, ma sempre più il consenso di chi sente di far parte di una comunità autentica, vera, fatta di passioni e convinzioni. Ce lo hanno raccontato nel presentare la nuova edizione Smemo 2014-2015 tante persone, a partire dai direttori attuali a chi ancora ricorda i vecchi tempi e a chi si è aggregato negli ultimi con entusiasmo.

Al Teatro dell’Arte di Milano con ingresso dalla Triennale, museo immerso nel Parco Sempione milanese, dal 12 fino al 21 giugno va in scena proiettato su grande schermo un film realizzato da una regista italiana, Giada Colagrande, che ha girato questa pellicola seguendo le prove e lo spettacolo in tour realizzato da personaggi tra i più celebri di varie arti: la performer Marina Abramovic, il regista Bob Wilson che alla Biennale di Venezia del 1993 vinse il Leone d’Oro come scultore, l’attore Willem Dafoe che conta nella sua carriera oltre un’ottantina di film molti dei quali di grande successo e tanti di genere autoriale e cult, il cantante e musicista Antony Hegarty, nato ad Amsterdam ma abitante a New York, pure lui creatore di opere d’arte visiva tra cui disegni e collages. Titolo dello spettacolo e ora del film: "Life and Death of Marina Abramovic". Eppure, attenzione, qui c’è tutto meno che una banale biografia.

Sabato, 14 Giugno 2014 17:37

Solo per oggi - Teatro Out Off (Milano)

Il Teatro Out Off ospita dal 10 al 15 giugno "Solo per oggi", opera teatrale fortemente ironica scritta da Francesca Sangalli, che mette in scena i tanti disagi che portano alla dipendenza da qualcosa. Tante sono le cause che possono provocare dipendenza, al punto che molti neppure sanno di essere in certo qual modo malati, fino a quando non incontrano chi li indirizza verso il giusto gruppo di auto-aiuto, forse l’unico modo per venirne fuori. Ma il tutto non appare affatto come un noioso elenco di questioni sanitarie, bensì viene mostrato come realmente vivono i giovani e le giovani con dei problemi che talvolta li conducono al di fuori dalla società "per bene".

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