Daniela Cohen

Articoli di Daniela Cohen

 

Sabato, 13 Maggio 2017 15:05

Cancun - Teatro San Babila (Milano)

Il Teatro San Babila ha portato in scena un magnifico esempio di commedia dedicata a quanti sbagli si possono fare tra coppie e amici, dal titolo “Cancun”, lussureggiante cittadina tropicale dove quattro amici di lunga data decidono di trascorrere una vacanza assieme. Il sipario si apre mostrando il palco trasformato in un locale del resort vacanziero e sembra davvero di essere in un posto incantevole vicino all'oceano. Lo spettacolo porta la firma dello spagnolo Jordi Galceràn, autore sia di racconti e romanzi, che di sceneggiature per il teatro, il cinema e la televisione; è anche traduttore e adattatore di testi stranieri e in questa circostanza ha saputo mostrare una volta di più una rara sensibilità per i dialoghi incalzanti e le avventure complicate da rocamboleschi colpi di scena.

Il palco scuro del Teatro Libero, piccolo ma sempre denso di passione, mette in evidenza una frase di Sigmund Freud: “Nell'impossibilità di poterci vedere chiaro, almeno vediamo chiaramente l'oscurità”. Prendendo le mosse dall’omonimo videogioco che ha incollato milioni di ragazzi, armati del classico joystick, a scene di sanguinosi combattimenti, “Call of Duty” si trasforma poco per volta, grazie a scansioni temporali delineate dai quattro bravissimi protagonisti, in un autentico, reale esperimento di guerra e follia.

Il Teatro Litta ha ospitato dal 9 al 19 marzo in prima nazionale uno spettacolo diretto da Antonio Syxty e tratto dal poema di un suo vecchio amico, Nanni Balestrini, intitolato “Blackout”. Avevo creduto di scovarvi una parte attuale invece lo spettacolo è essenzialmente un inno al passato, curioso e appassionante ma forse eccessivamente retorico. Ci si chiede se ‘lo spirito del ’68 sia tornato’ e questa dozzina di giovani, di età compresa tra i 20 e i 27 anni, tenta di rispondere. Il regista li ha scelti su internet tra centinaia di candidati per poi sottoporli a dei provini; sconosciuti, sorridenti, entusiasti, hanno dato colore e allegria allo spettacolo, il cui testo però appare poco convincente e troppo ancorato ad una celebrazione enfatica del passato.

Domenica, 26 Febbraio 2017 16:47

“Finalmente” la mostra di Jan Blanchaert

16 febbraio - 5 marzo 2017

Titolo azzeccato per una mostra che molti attendevano e che ha fatto accorrere una grossa folla di milanesi alle 18 del 16 febbraio 2017 ai Bagni Misteriosi di via Carlo Botta 18. Il nome accattivante del luogo si riferisce alla scomparsa piscina Botta, riaperta dopo decenni di abbandono all’interno del grosso complesso che comprende il Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo. Le opere esposte, che resteranno a disposizione degli appassionati e dei curiosi fino al 5 marzo 2017, sono tutte inedite e la loro vendita intende contribuire alla riqualificazione della Palazzina dei Bagni Misteriosi. Qui a dicembre era stata creata sull’acqua una pista di pattinaggio sul ghiaccio e ora gli spogliatoi della piscina, d’inverno non agibile ma illuminata a festa, sono stati trasformati in un’area per l’esposizione di opere d’’arte: e Jean Blanchaert con generosità ne ha messe a disposizione 790, tutte incantevoli.

Due i motivi per assistere a questo spettacolo: il primo è conoscere Alessandro Albertin, un giovane monologhista che si prende la responsabilità di rappresentare, da solo, in teatro, un personaggio che l’Italia ha conosciuto molti anni fa attraverso una fiction televisiva interpretata da un Luca Zingaretti al culmine del successo con l’amatissimo commissario Montalbano. Però qui si parla di ben altro, si parla di tragedie e di eroi perchè l’italiano Giorgio Perlasca, inizialmente camicia nera e fascista, lavorando in Ungheria e facendo la bella vita, scopre gli orrori di quanto realmente avviene oltre la facciata del bel mondo e si ribella. Con una creatività incosciente tutta italiana, diventa l’uomo capace di salvare molte centinaia di vite umane a rischio della propria.

Domenica, 22 Gennaio 2017 21:41

Schegge - Teatro Franco Parenti (Milano)

La piccola Sala AcomeA del Teatro Franco Parenti di Milano accoglie con entusiasmo il nuovo spettacolo di Maria Cassi, artista che questo pubblico comincia a considerare di casa. Maria Cassi si presenta da sola sul palco a monologare ma gode della compagnia di Marco Poggiolesi, un chitarrista che, seduto un po’ a distanza, l’accompagnerà gradevolmente con belle armonie di note acustiche. E’ lui il primo a entrare in scena quando si spengono le luci e suona con un ritmo spagnoleggiante. Poi entra lei, vestita di nero con stivaletti rossi a disegni bianchi, un fiore rosso all’occhiello e il suo modo buffo di sorridere, quasi fosse uno di quei pupazzi che vediamo muoversi facendo smorfie di ogni genere. Spesso anche il linguaggio con cui si esprime è del tutto inventato, ma riesce ad andare avanti per un bel po’. Ci fosse qui Dario Fo andrebbe in sollucchero.

Dal 4 gennaio al 19 febbraio. Ne sfornano si direbbe all’infinito di commedie gustose ed esilaranti eppure non sembrano mai sazi, mai giunti al capolinea. La Compagnia de I Legnanesi nacque in origine nel 1949 dal coraggio e dalla passione di Felice Musazzi che, all’oratorio del paese, inventò un teatrino fatto con gli amici in cui pure le figure femminili erano interpretate dai maschi, poiché all’epoca le ragazze non potevano partecipare a simili esperimenti. Ne scaturì così uno spettacolo con travestiti per pura necessità che, strappando risate fin da subito per l’atteggiamento buffo ed esagerato, ha saputo conquistare i teatri di mezza Italia. Pure oggi il Teatro Nazionale CheBanca! si riempie lentamente e il pubblico, deliziato dal gorgonzola con pane casereccio che lo ha accolto nel foyer assieme a vino bianco, prende posto allegramente.

Giovedì, 12 Gennaio 2017 21:23

Strange Games - Pacta Salone (Milano)

Una luna sul fondale, una scala alta e messa male sul palco, una tenda di plastica, come i tanti fogli a terra, ovunque, anche su pannelli attorno al fondale: pare di stare in un posto dove ci siano lavori in corso, tutto lasciato come in attesa di imbianchini e operai. Siamo al Pacta Salone, rinnovato teatro della periferia milanese molto amato per il proprio autentico ed appassionato impegno. Ma arrivano due personaggi e sta per iniziare lo spettacolo ideato da Vladimir Olshansky, attore e regista laureato al celebre Circo di Mosca e che in Italia è divenuto notissimo come protagonista dell’indimenticabile “Slava Snowshow” di Slava Polunin, grande clown russo che ha fatto ridere generazioni di spettatori di tutto il mondo. I due arrivati, in tute bianche, raccolgono le cartacce disseminate ovunque, anche tra il pubblico in mezzo al quale i due finiscono per intrufolarsi.

Torna il Festival della Magia voluto da Raul Cremona! Ecco un modo fantastico per iniziare l’anno nuovo e io l’ho scelto: assistere a una girandola di illusioni e divertimento al Teatro Manzoni di Milano che, in principio d’anno, propone il modo migliore per trascorrere una serata in serenità e allegria. Non appena il pubblico ha riempito il teatro fino a renderlo tutto esaurito, si spengono le luci e si accende un riflettore che punta verso il fondo della platea, dove vediamo caracollare lungo il corridoio che porta al palcoscenico un omone in frac e cilindro neri che ‘cavalca’ una specie di cammello con un fiore in bocca, il tutto ergendosi su trampoli che rendono la sua andatura assai problematica. E’ il primo momento di surrealismo, spazzato via dall’ingresso scalpitante di Raul Cremona che attacca subito a coinvolgere gli spettatori: “Ci sono tanti bambini, che bello, a me piacciono molto… ne ho tre nel frigorifero… sono le sue prime parole.

Nel piccolo spazio bohémien de La Cavallerizza, all’interno del cortile del Teatro Litta, oggi MTM, si è radunato il pubblico desideroso di assistere a una nuova proposta testoriana, offerta da una brava Marta Ossoli in assolo con la regia di Mino Manni e l’assistenza di Serena Lietti. C’è il tutto esaurito e una luce rossa illumina i muri sbrecciati di mattoni a vista finché entra la protagonista, una giovane donna avvolta da un mantello rosso corallo che la ricopre tutta. Quando getta il mantello a terra, mostra un abbigliamento tipico delle donne da strada: calze malconce di nylon nero, reggicalze, poco altro, tanto trucco e un turbante colorato mal messo. Il vero contrasto è che lei sarebbe dovuta sembrare una finta regina egizia, ormai donna di strada, ma Marta Ossoli ha il difetto di essere troppo bella e di avere un contegno naturalmente elegante, il che fa a pugni col resto. Ma in effetti il pubblico pare apprezzare.

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