Domenica, 30 Novembre 2014 20:48

Magazzino 18 - Teatro Carcano (Milano)

Simone Cristicchi narra al Carcano di Milano sino al 7 dicembre, senza letterarietà, le “stragi negate” delle foibe dell’Istria e della Dalmazia, terre italiane, annesse alla Jugoslavia di Tito dopo la guerra. Lo fa in modo duplice, quasi che sul palco ci siano due Cristicchi: il ragionier Persichetti, che racconta in romanesco, con semplicità e intelligenza del cuore, di singole vite, singoli segmenti umani; e l’artista, che con la sua sensibilità arriva ad avere una visione cosmica, oltre l’ideologia, l’appartenenza, il frammento. Ne risulta un grande affresco, un “monologo rituale e corale”. Il rito consente infatti, in assenza di memoria scritta, di trasmettere conoscenza e la coralità di voci aiuta a definire lati oscuri della condizione umana. Un Coro di bambini lo accompagna durante lo spettacolo che definirei “carsico”, come le innumerevoli forme di erosione della terra di cui parla, per la complessità, profondità e molteplicità dei sentimenti che evoca.

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