“Schumacheriade”: storia di un eroe qualunque

Scritto da  Giovedì, 09 Gennaio 2014 

Iliade, Odissea, Eneide. Pensiamo alla letteratura, a queste opere che tutti noi abbiamo incrociato almeno una volta nella vita, a scuola. E al fatto che il primo genere con cui si misurarono i progenitori degli scrittori odierni sia stato l’epica. Storie di dei, di popoli. Storie di eroi. Il bisogno di un eroe da ammirare, da venerare, insomma, è vecchio quanto il mondo. Con il tempo, poi, gli eroi di invenzione non ci sono bastati più. E abbiamo cominciato a venerare quelli viventi. La lista sarebbe infinita: personaggi televisivi, popstar, calciatori, icone dello sport. Uno su tutti? Michael Schumacher, il sette volte campione del mondo di Formula 1 che oggi, dopo essere sopravvissuto ad anni di corse sulle auto più veloci della Terra, lotta tra la vita e la morte per colpa di un incidente sugli sci.

Io “Schumi” ho avuto modo di conoscerlo, nella mia precedente vita in cui mi sono occupato per oltre dieci anni di automobilismo. Il suo rapporto con il pubblico è sempre stato agrodolce: gli italiani, per esempio, non gli hanno mai perdonato il suo scarso impegno nell’imparare l’italiano, la sua riservatezza, la sua scarsa propensione ad ammiccare alla telecamera come un Valentino Rossi qualunque. Ma, alla fine, Schumacher un eroe lo è diventato ugualmente: merito delle sue vittorie con la Ferrari. La nazionale rossa, perfetto prototipo del nostro zoppicante patriottismo che emerge solo nello sport.


E così, quando in tutto il mondo si è diffusa la notizia che Michael era caduto dagli sci e si trovava in coma, l’idea di un semplice incidente non la potevamo proprio sopportare. Lui, un eroe, che casca su una roccia come un qualunque sciatore imbranato della domenica? Ed ecco quindi diffondersi le leggende più assurde. “Schumacher è caduto mentre soccorreva una bambina”. “Schumacher andava troppo forte perché non sapeva abituarsi ad una vita a normale velocità”.

Tutto falso, ha chiarito il procuratore di Albertville dopo aver visionato le immagini della telecamera sul casco. Il tedesco non stava soccorrendo nessuno e andava piano, senza commettere particolari imprudenze. Ebbene sì: anche un eroe sportivo come Schumacher può semplicemente cadere dagli sci. Non è infallibile, invulnerabile, invincibile: è una persona come tutti gli altri, nient’altro.


Forse riflettere su questa tragedia (che mi auguro si concluda nel migliore dei modi) ci può aiutare anche a riflettere sulla nostra vita. Sul fatto che gli “uomini per tutte le stagioni” – come recita il titolo della pièce di Thomas More – non esistano. Che si possa essere campioni nello sport e normali nella vita. Che si possa essere dei geni sul palco e terribilmente fragili fuori, come la povera Amy Winehouse. Che si possa avere un grande talento eppure partorire delle opere mediocri, che la critica non dovrebbe osannare per partito preso (i nomi metteteceli voi).


Che gli eroi, in fondo, esistano solo sulle pagine dei libri (e, purtroppo, di certi giornali). È una sconfitta per il genere umano? Al contrario. È la dimostrazione che tutti noi “can be heroes just for one day”. Possiamo essere eroi anche solo per un giorno.

 

http://www.youtube.com/watch?v=Tgcc5V9Hu3g

 

 

 

Articolo di: Fabrizio Corgnati

  

 

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