Renzi ha vinto. Lo scudetto

Scritto da  Mercoledì, 28 Maggio 2014 

Renzi ha vinto. Non così tanto come strombazzano i media, professionisti di quello sport tipicamente italico della scalata al carro del vincitore: basti ricordare che con questo “trionfo senza precedenti” ha portato a casa 11,1 milioni di voti, mentre il Pd di Veltroni nel 2008 superò quota 12 milioni. Ma ha comunque vinto. Sarebbe fin troppo facile parlare delle preferenze comprate con gli 80 euro (che, guarda le coincidenze, andranno a circa 11 milioni di persone). Ma mi darebbero del grillino e non sarebbe bello per uno che solo qualche mese fa scrisse questo.

Quindi mi soffermo su un altro aspetto. L’Italia è un paese con sessanta milioni di commissari tecnici della nazionale e con altrettanti segretari del partito di maggioranza. La politica è l’argomento che più anima le discussioni nei bar del nostro Bel Paese, insieme al calcio. Il problema è che gli schemi utilizzati per discutere dell’uno o dell’altro tema sono esattamente gli stessi. Nel calcio è tutto facile: si fa gol, si vince, si torna a casa.


In politica dovrebbe funzionare diversamente. La vittoria alle elezioni non dovrebbe essere il fine, ma l’inizio di un percorso. Invece oggi ciascuno si infila la maglietta con i colori della squadra del cuore e litiga sul fatto che tu hai vinto, ma anche io non ho perso poi così tanto, e se quello è crollato, tutto sommato noi abbiamo retto o recuperato. Tutto bellissimo, se non fosse che ci si dimentica di un piccolo dettaglio: dopo le urne, verrebbe il momento di governare.


In questo stato di campagna elettorale permanente si considera il voto come uno strumento per far vincere l’uno o l’altro schieramento, non per mandare in Parlamento un rappresentante che dovrebbe essere il più vicino possibile alle proprie idee e alle proprie posizioni, indipendentemente dall’etichetta che porta addosso. I programmi non contano più nulla. Oppure il programma è uno solo: “Va bene chiunque, basta che si vinca”, programma a cui sembra che il Pd abbia aderito in massa, visto che oggi non si trova più un bersaniano o un cuperliano manco a cercarlo con il lanternino.


Eppure era così semplice: per vincere, bastava che il centrosinistra diventasse il centrodestra. Bastava che il segretario diventasse un leader, che un partito democratico diventasse personalistico, che le conferenze stampa diventassero show, che le visioni del futuro diventassero slogan, che la redistribuzione della ricchezza diventasse una mancia da 80 euro. Perché, al di là di tutta la fuffa buona solo a riempire giornali e televisioni in quei giorni in cui le notizie scarseggiano, è questo quello che ha veramente fatto Renzi in questi mesi di governo in cui doveva cambiare verso all’Italia. Un po’ pochino per definirlo il “sol dell’avvenire”. Certamente niente per definirlo di sinistra, se pure a qualcuno interessasse.


Dunque, caro Renzi, smentiscici: dimostraci il contrario con le azioni del tuo governo. Allora sì che avrai vinto davvero la tua battaglia politica, non nelle urne. Altrimenti c’è un’altra strada: se dopo le europee riuscirai a vincere anche i Mondiali di calcio, gli italiani saranno pronti a perdonarti tutto il resto. Quindi, forza Italia. Oops…


 

Articolo di: Fabrizio Corgnati

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