La grande vuotezza

Scritto da  Giovedì, 13 Marzo 2014 

Da semplice cinefilo senza alcuna competenza specifica, mi si permetta di dire che non è la prima volta in cui mi trovo in disaccordo con gli stimati membri dell’Academy. Se posso esprimere il mio giudizio (non sarà particolarmente originale, ma è il mio) ho trovato “La grande bellezza” un film lento, noioso, senza trama.

Un film i cui personaggi sono abbozzati e stereotipati piuttosto che approfonditi, finanche nei loro aspetti più deteriori che il regista vorrebbe stigmatizzare. Una sorta di commedia dell’arte moderna che rispecchia l’immagine che l’America ha di noi (forse è per questo che ha riscosso un tale successo) invece di un ritratto fedele di quello spicchio di società corrotta che, paradossalmente, è addirittura più squallido nella realtà di come è stato dipinto sullo schermo. Un film esteticamente impeccabile, ma a mio parere non il migliore partorito al di fuori degli Stati Uniti nell’ultimo anno. Nemmeno il migliore partorito in Italia.


Ma non è questo l’aspetto che mi interessava toccare, quanto il modo in cui la notizia dell’Oscar vinto da Paolo Sorrentino è stata accolta dai nostri connazionali. Immediatamente e per settimane non si è parlato d’altro, non solo sui mezzi d’informazione (e questo sarebbe anche comprensibile), ma anche nei luoghi d’incontro, nei bar, per le strade. Improvvisamente tutta l’Italia si è scoperta appassionata di cinema. Di più: la settima arte (e le altre sei, per soprannumero) è diventata l’eccellenza italiana, ciò che ci rende famosi e vincenti in tutto il mondo.

 

Peccato che, svanito l’effetto della statuetta dorata, la cultura tornerà ad essere una cosa “che non si mangia”. Che i fondi per il cinema e per lo spettacolo torneranno ad essere un inutile orpello, una mancetta sempre a rischio taglio ad ogni crisi di bilancio. Dai politici ce lo si potrebbe anche aspettare, ma dai cittadini italiani, pronti a gonfiare il petto ogni volta in cui si può sventolare il tricolore all’estero, questo atteggiamento è inaccettabile.


È proprio ora di uscire da questo clima di partita di calcio permanente. La vittoria di un Oscar non è la vittoria di un Mondiale. Non è il momentaneo riscatto del Paese da sbattere in faccia, burlandosi, agli odiati cugini d’oltralpe. Dovrebbe essere, invece, l’occasione per un balzo in avanti di tutto il settore dello spettacolo e della cultura: il traino che apra la strada ai tanti altri aspiranti Sorrentino e Servillo pronti a dare il loro contributo alla nostra crescita (non solo quella economica). Ma di questi temi, dei problemi reali e delle possibili soluzioni, non si parla mai. Non se ne parla in Parlamento, nei talk show televisivi, figuriamoci nei bar. Molto più facile ordinare la prossima birra, voltare la pagina della Gazzetta dello Sport e azzuffarsi con l’avventore di fronte, perché quel rigore la Juventus l’ha sicuramente comprato.

 


http://www.youtube.com/watch?v=eqZLDGyHfYM

 

 

Articolo di: Fabrizio Corgnati

 

 

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