Dal 12 al 17 febbraio. Liv Ferracchiati porta in scena uno spettacolo-studio sull’identità di genere ed il ruolo della società nell’accettazione ed inserimento del transgender all’interno della comunità in cui vive. Un lavoro che coniuga con ironia l’analisi di un fenomeno per alcuni ancora poco chiaro e la capacità di raccontare i mutamenti sociali ed antropologici di un contesto sociale talvolta ostile nei confronti degli individui che si vanno a collocare fuori dal coro.

All’interno della settimana in sostegno del Teatro dell’Orologio, il Centro Teatrale MaMiMò ha portato a Roma il lavoro “Scusate se non siamo morti in mare”. Andato in scena al Teatro India, il testo di Emanuele Aldrovandi con la regia di Pablo Solari si interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale.

“Nessun teatro si salva da solo” è una necessità. La necessità, l’ appello del Teatro dell’Orologio per questa stagione 2016/2017, la volontà di continuare a costruire un luogo che sia uno spazio aperto sotto cui ripararsi, dove il teatro, gli artisti che hanno voglia di sporcarsi con il teatro, possano essere. Un luogo costruito dall’incontro con l’altro, una disposizione ad accogliere, ad ascoltare per cercare di essere attenti. L’attenzione trasversale all’intero panorama contemporaneo nazionale, mista al rapporto vigoroso con le giovani realtà teatrali, rendono il lavoro dell’Orologio fluido e disarticolato: l’obiettivo è surfare tra il divenire del contemporaneo, dell’attuale.

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