Il ritorno degli Ulan Bator di Amaury Cambuzat è sintetizzabile con tre grandi “A”: Acido, Anarchico ed Autentico!
Genere: NoPop/Post-Kraut
Voto: 7.7/10
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Abbandonati i tentacoli minacciosi della sviata Pop, dopo sei anni da “Rodeo Massacre”, Amaury Cambuzat rincara la dose e regala al pubblico “Tohu-Bohu”, disco ostico come nelle migliori traversate che hanno contraddistinto la storia degli Ulan Bator.
Per chi, spero in pochi, si aspettavano un ulteriore passo verso l’orecchiabilità, rimarranno ahimè delusi, anzi, frastornati; ricordate “Vegetable”, beh, sembra essere tornati a quei fasti, Post-Rock e dolore, poesia e rumorismi selvaggi, aria tenebrosa e austera.
Passo accelerato e vetri rotti nella terra di Ulan Bator, la critica non li premia ma del resto non lo ha mai fatto, benché considerati da più parti una delle migliori band europee dagli anni ’90 ad oggi, il loro inconfondibile stile ha suscitato sempre opinioni fuorvianti e spesso sterili.
In questi sei lunghi anni d’attesa dall’ultimo album, Amaury Cambuzat con il suo charme sobrio ed essenziale, ha suonato e registrato con i redivivi Faust (suoi maestri per eccellenza), ha dato alla luce un nuovo progetto per 2/3 italiano, i Chaos Physique, ma soprattutto ha messo su un’etichetta, la Acid Cobra Records, che è fra le più interessanti in circolazione (duro lavoro di passione è giusto dire)!
In “Tohu-Bohu” c’è James Johnston e si sente, e come se si sente; l’ex Bad Seeds e frontman dei Gallon Drunk, si sposa perfettamente con l’anima più dura degli Ulan Bator. Ne è venuto fuori un album articolato e pieno d’insidie, nelle sue vene scorre la linfa della memoria, della storia; ed ecco dunque l’apocalisse fumosa del Kraut in scoscese rimembranze di atavico Post-Rock: a brani solari come l’iniziale “Newgame.com” si affiancano l’asfissia pianificatrice di “Regicide”, una spanna più in là invece risiede l’attraente “Missy & The Saviour” e l’accecante “AT”, quasi in fondo, mesta, è la parabola No-Wave di “Tohu-Bohu”, chiude l’ammaliante “Donne” di Reediana memoria.
La sensazione generale è questa, immaginate i Sonic Youth nei panni dei Bad Seeds e vi assicuro, è una sensazione piacevolissima.
Amaury, inesorabilmente anarchico, con un piglio artistico unico, continua a percorrere senza ostacoli la sua personale strada verso l’eterno.
TRACKLIST
1. Newgame.Com
2. Speakerine
3. Regicide
4. R136A1
5. Missy & The Saviour
6. AT
7. Mister Perfect
8. Ding Dingue Dong
9. Tohu-Bohu
10. Donne
ULAN BATOR sono:
Amaury Cambuzat: chitarra e voce
James Johnston: strumenti vari
Alessio Gioffredi: batteria e percussione
Stéphane Pigneul: basso
Articolo di: bianco
Grazie a: Ufficio Stampa Lunatik
Sul web: www.acidcobrarecords.com – www.myspace.com/ulanbatorarchive







