THE CURE - 4:13 Dream (Geffen, 2008)

Scritto da  Mercoledì, 26 Novembre 2008 

THE CURE - 4:13 Dream (Geffen, 2008)“4:13 Dream” è il tredicesimo disco in studio dei The Cure. Chi temeva il peggio verrà rincuorato. Chi sperava in una rinascita rimarrà parzialmente deluso. Disco che galleggia in umori aciduli. Grandi chitarre e grande voce di Robert Smith. Il sogno continua.

 

Genere: Rock

Voto: 7.3/10

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Con la forza di chi fa musica ormai da 30 anni, i Cure continuano a sfornare dischi, con un occhio di riguardo alle classifiche, cosa rara per Smith & soci.

Non si spiega altrimenti la scelta di pubblicare ben 4 singoli (uno ogni 13 del mese, da Maggio ad Agosto 2008) e un “antologico” Ep di remix (13 Settembre 2008) per rimpinguare le casse che con il precedente “The Cure” erano rimaste decisamente a secco.

Ma, al di là della trovata dei singoli e della scelta di non far uscire videoclip ufficiali, il nuovo “4:13 Dream” (disco in studio numero 13) non è costruito per le classifiche. E di questo i fans se ne rallegreranno.

Sono anni che aspettiamo un “vero” disco dei Cure. Precisamente dal 1992, quando “Wish” scaldò i nostri cuori a suon di chitarre. Da allora solo tonfi: nel 1996 con “Wild Mood Swings” e nel 2004 con l’omonimo “The Cure”. La sola eccezione è “Bloodflowers” del 2000, ma a ragione: “Bloodflowers” era un disco uscito solo per i fan. Un regalo di Smith ai fedeli di sempre, uscito il giorno di San Valentino. Quel disco era anche per me.

Smith oggi continua imperterrito a cantare d’amore: “Oh I love Oh I Love Oh I Love!” sono le parole iniziali di “The Only One”. Un cantar d’amore per sdrammatizzare l’attuale situazione di crisi mondiale. Il mondo crolla, i Cure cantano d’amore. Un po’ come successe agli inizi degli anni ’90 con “Friday I’m In Love”.

Con “4:13 Dream” i Cure, orfani per il secondo disco delle tastiere, incentrano il loro sound su chitarre acidule, che finalmente fanno il loro dovere, lasciando meno spazio a batteria e basso (quasi inesistente) per privilegiare la voce di Smith in grazia divina e in vena di sperimentazione.

Chi si aspettava una rinascita, rimarrà deluso, ma viste le avvisaglie dei 4  singoli antipasto, “4:13 Dream” è da considerarsi degnamente l’album più riuscito post “Wish”.

A spazzare via ogni dubbio ci pensa “Underneath The Stars”, uno degli opener migliori di sempre. Grandi aperture, atmosfere rarefatte, magia a chili.

Poco importa se ci sono brani deboli, come “The Only One” (uscito come primo singolo) oppure come l’inconcludente “This. Here And Now. With You”. Questo disco nasconde dei veri gioielli. Prendiamo “The Reasons Why”, scanzonata quanto basta per rinfervorirsi nel finale. Chitarrine in gran stile che preannunciano le distorsioni di “Sirensong”, proseguimento naturale di “Jupiter Crash” del 1994.

L’allegria è enfatizzata da “Freakshow”: ancora una volta Smith veste i panni da “tenerone” e crea una piccola perla che cavalca la scia di “Gone!” e “Lovecats”.

Il gioco inizia a farsi serio a partire da “The Real Snow White” (“You’ve got I want…”): voce cavernosa che introduce “The Hungry Ghost”, decisamente uno dei brani migliori. Accattivante, acidulo, abrasivo. Chitarre che giocano a rincorrersi, che galleggiano in umori acidi.

Il PH scende ancora con “Switch”, che a tratti ricorda “Disintegration”: ma qui la magia sparisce. Rumore, rumore e solo rumore. Erano anni che non li sentivo così tosti.

Fatta eccezione per “Sleep When I’m Dead” (unico singolo che raggiunge la più che sufficienza) si riprende a urlare e… guarda caso sbuca “The Scream”: “Scream and you scream/ This is not a dream/ This is how it really is/ There isn’t any other this/ Is not a dream”. Robert Smith urla a squarciagola: il suo urlo sfonda le pareti del cuore. Provoca maremoti. Ti sveglia dal sogno.

Chiude “It’s Over”, altro brano tosto, zeppo, lugubre.

“4:13 Dream” non è l’album della svolta che tutti noi aspettavamo, ma visto l’inesorabile declino al quale da anni assistiamo, alla fine dei conti è un disco che supera la sufficienza.

Smith in crisi compositiva? Nemmeno per… sogno. Appunto. La sua vena compositiva ha subito un cambiamento: forse comporre senza l’utilizzo delle tastiere richiede un processo creativo diverso.

Le premesse per una degna ripresa ci sono tutte. Basta volerlo. Basta sognarlo.

I swear!

 

 

TRACKLIST

1. Underneath The Stars

2. The Only One

3. The Reasons Why

4. Freakshow

5. Sirensong

6. The Real Snow White

7. The Hungry Ghost

8. Switch

9. The Perfect Boy

10. This. Here And Now. With You

11. Sleep When I’m Dead

12. The Scream

13. It’s Over

 

THE CURE sono:

Robert Smith

Simon Gallup

Jason Cooper

Porl Thompson

 

Articolo di: Ilario Pisanu

Sul web: MySpace - www.thecure.com

 

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