SLASH - Slash (Roadrunner, 2010)

Scritto da  Domenica, 06 Giugno 2010 

SLASH - Slash (Roadrunner, 2010)Il primo vero album solista di Slash omonimo che, però, sembra allontanarsi da quello che maggiormente il chitarrista dei Guns N’ Roses rappresenta per tutti gli esordienti degli strumenti a corde nel mondo.

 

 

Genere: Hard Rock

Voto: 7/10

Ascolta anche: Guns N’ Roses

 

Un grande ritorno, ma ce n’era proprio bisogno?

Per chi voglia imparare a suonare la chitarra gli assoli melodici di Slash sono una tappa obbligatoria poiché non solo hanno segnato una pagina importante nella storia della musica hard rock in lunghezza, ma soprattutto perché, nel momento in cui risuonano, quelle singole note diventano subito indimenticabili. Il chitarrista riccio, infatti, ha saputo toccare il cuore di molti chitarristi alle prime armi fino a diventare un artista apprezzato e ben quotato nell’impero musicale.

La sua storia nasce dalla storica e morta band (nonostante resista ancora) nota come Guns ‘N Roses finchè, dopo varie dispute, il sogno si concluse; da quel momento Slash decise di continuare a suonare per conto proprio formando altre band che, nel corso degli anni, culminarono nei Velvet Revolver. Giunti al 2010, finalmente Slash presenta il suo primo album da solista omonimo in parallelo con un lavoro per il cinema (la colonna sonora del film indipendente “This Is Not A Movie” di Ollalo Rubio).

L’album prevede una serie di 12 brani che vedono Slash come puro strumentista in collaborazione di grandi e piccoli artisti che si sono prestati con molto entusiasmo al progetto: si passa, con molta tranquillità, da Ozzy Osbourne a Fergie; da Lemmy Kilmeister ad Adam Levine; ecc. La scelta degli ospiti, infatti, non si capisce bene da quale elenco “magico” sia scaturita poiché sarebbe potuta essere uno dei più interessanti esperimenti di fusione di stili e generi mentre, invece, si è dimostrato soltanto un “guazzabuglio” poco proficuo e che ha mostrato, per la prima volta dopo anni, il lato pop di Slash.

Quest’ultima affermazione viene confermata da una serie di brani che mettono completamente fuori strada i più grandi appassionati dell’Hard Rock, nonostante ci siano, invece, altri che danno una parvenza di credibilità alla storia melodica della chitarra di Slash. Il primo brano (“Ghost” con Ian Astbury dei The Cult), infatti, sembra essere un ottimo inizio che, però, purtroppo sfocia in “Beautiful Dangerous” (feat Fergie dei Black Eyed Peas) e che, inevitabilmente si ricollega con “Gotten” (feat Adam Levine dei Maroon 5) e, stranamente, a “By The Sword” (feat Andrew Stockdale dei Wolfmother).

Esistono, però, altri due piani nel progetto di Slash che si alternano tra i brani interamente melodici, anche molto familiari, come “We’re All Gone Die” (feat Iggy Pop) e tipici dell’Hard Rock allo stato puro come “Starlight” (feat Myles Kennedy degli Alter Bridge) fino a giungere a quelli che si configurano come i due veri capolavori dell’album per il loro grado di sperimentalità e sonorità che pone un occhio ai tempi moderni senza cadere nel banale: è il caso di “Doctor Alibi” con Lemmy Kilmeister dei Motohead e “Nothing To Say” con Matthew Shadows degli Avenged Sevenfold.

Un disco ricco d’incertezze e che lascia perplessi molti e, quindi, la domanda fondamentale: ce n’era davvero bisogno, per Slash, d’intraprendere quest’avventura solistica senza, però, proporre un album degno di nota?

Solo le vendite potranno rispondere a questo quesito.

 

 

 

TRACKLIST

1. Ghost

2. Beautiful Dangerous

3. Nothing To Say

4. Crucify The Dead

5. Promise

6. By The Sword

7. Doctor Alibi

8. Saint Is A Sinner Too

9. Watch This

10. I Hold on

11. Gotten

12. We’re All Gonna Die

13. Starlight

 

Articolo di: Simone Vairo

Grazie a: Ufficio Stampa Roadrunner

Sul web: www.slash.ultimate-guitar.com

 

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