SANDRO PETRONE - Solo fumo (Feltrinelli, 2018)

Scritto da  Martedì, 25 Settembre 2018 

Un inviato di guerra partito dalla musica ritorno alla sua prima passione, compagna interiore di una vita: il mood è lo stesso, raccontare le storie del mondo, prima con parole e immagini, poi con le note che diventano però un racconto musicale prima che un album di canzoni. Uno stile cantautorale che attinge dalla tradizione nazionale e in particolare napoletana ma si fonde con le lingue e le suggestioni musicali del mondo, attraversando orrore, malinconia e sempre la voglia di ricostruire e ricostruirsi.

 

Uscito il 9 febbraio scorso Solo fumo è il nuovo album di Sandro Petrone, che è stato un inviato storico della RAI nonché conduttore del Tg2: un viaggio di ritorno, lasciato il giornalismo come professione, il racconto tra musica e parole, un intreccio inscindibile, della propria esperienza, delle storie del mondo. Negli anni Settanta a Napoli, giovane cantautore, di origine tarantino, romano di adozione, sceglie il giornalismo al posto della musica, con una motivazione che ci racconta molto bene la sua discrezione, umiltà e autoironia. Troppo bravi gli amici napoletani del giro che bazzicava allora, la Vesus-wave, da Edoardo Bennato a Pino Daniele. E forse in quel momento Sandro preferisce raccontare storie con le parole e le immagini piuttosto che con le note, andandosele a cercare con i piedi nella polvere. Più o meno così suonava il titolo di un incontro al Festival delle Storie nella Valle di Comino di qualche anno fa dove ci siamo conosciuti. Ma la sua passione e il suo rispetto per la grandezza del mondo in confronto al narratore restano gli stessi.

Quando gli chiesi se avesse mai avuto paura e quanta, avendo cominciato a raccontare il terremoto dell’Irpinia e varie guerre nel mondo fino al terrorismo che creò la voragine di Ground zero – titolo tra l’altro di una sua canzone – mi dette una risposta inaspettata che suonava più o meno così: proprio perché si è tanto piccoli rispetto alla vita ci si affida ad essa e si pensa che non siamo così importanti. In tal modo si relativizza anche il pericolo. Ora torna in un’altra redazione, uno studio di registrazione. L’album è un flash-back concreto verso le radici che gli hanno permesso di continuare a raccontare le storie del mondo. Rispetto al precedente Last call – Note di un inviato del 2013 ha una vena più pronunciata di malinconia, lascia più spazio ai sentimenti intimi, uno sguardo che sembra rivolto al passato e un’armonizzazione molto raffinata. Il precedente ha un ritmo più incalzante, orecchiabile, a volte ammiccante ed è davvero la cronaca tradotta in musica. Il ritmo è battente con lo sguardo fermo all’oggi, guardano appena avanti. Il giornalista si è fatto musicista, forse più malinconico e più lirico, ironico, meno combattivo nel senso aggressivo del termine. Sono forse anche i giri che fa la vita.

Solo fumo è un progetto che negli anni Settanta sarebbe stato definito un concept album, che gira attorno a un’unica storia, quella drammatica e sentimentale di Sandro inviato che combatte così il suo male – da qualche anno fisico – anche di vivere perché quando si è visto tanto orrore non si può dimenticare e vivere con superficialità. Nella sua musica però c’è la gioia della vita, lo sguardo dei bambini che ha incontrato per il mondo e la cui voglia di giocare non si perde neppure tra le macerie. Ancora una volta Sandro relativizza il proprio male rispetto a quello del mondo. Sono nove canzoni nelle quali il Destino, la Missione, l’Illusione, la Casa, i Figli, la Scomparsa, la Trascendenza, l’Amore e gli Altri, sono i temi da cui si diramano decine di storie nelle cinquanta pagine di testi e immagini che accompagnano questo delicato progetto e che si moltiplicano, giorno dopo giorno, nello spazio virtuale del suo web (www.sandropetrone.it) e in quello fisico degli incontri personali. Il decimo quadro di vita è una ghost track dedicata al dramma ambientale e sociale di Taranto, la città del padre alla quale è da sempre legato.

Se parti dalla musica e arrivi al giornalismo per raccontare te e il mondo, e poi dal giornalismo torni alla musica per raccontare te e il mondo, vuol dire che qualcosa non va nel giornalismo” – è l’idea di Petrone ma certo la musica è rimasta sempre la sua compagna interiore, proprio nei momenti più difficili della sua vita di inviato. L’Album non è un memoriale, un’autobiografia: è un gioco di condivisione e di apertura nella condivisione che l’informazione sia un mestiere di servizio, che lo si faccia attraverso i canali istituzionali e le parole, le immagini, o le note di un brano d’amore. E questo lo si sente ascoltando l’album.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Sul web: www.sandropetrone.it
Grazie a: Elisabetta Castiglioni

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