RUBEN - Da qui non si vedono le stelle (La Matricula, 2008)

Scritto da  Ilario Pisanu Lunedì, 30 Giugno 2008 

“Da qui non si vedono le stelle” è il terzo disco di Ruben, avvocato penalista, direttore artistico e cantautore. Disco buio e di nero vestito, perché l’oscurità è una condizione dalla quale sembra impossibile uscire.

 

Genere: Rock/Acustic

Voto: 6.0

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“Da qui non si vedono le stelle” è il terzo disco di Ruben, distribuito da Believe Digital (I-Tunes, Fnac, Virgin...), e sicuramente il disco della sua svolta artistica dopo i discreti successi di “Biondo Accelerato” e “La Musa Elettrica”.

Ruben è un avvocato penalista e direttore artistico e produttore di eventi. E’ anche un cantautore sempre attivo: suona in tutta Italia partecipando a diversi eventi, manifestazioni e raccolte/tributi; di particolare rilievo la partecipazione al disco tributo a Leonard Cohen presentato al Festival di Berlino 2006.

“Da qui non si vedono le stelle” è composto da undici brani che hanno un’anima rock. Un songwriting semplice e diretto a matrice italiana, ma dal sapore internazionale.

Il disco si apre con la batteria rampante e rockabilly di “Mario”. Una storia di vita vissuta. Di doppia vita vissuta. Mario di giorno è ragazzo come tanti. Di notte è un travestito, sul marciapiede.

L’orgiastica “Storie di fango” (meglio in quattro che in tre… o da soli!) introduce “Gringo” (no, non è la cover del brano della Salerno) dal sapore western e a presa rapida: “Gringo cammina per la strada/ l’occhio gli si sgrana/ il naso incollato alla vetrina”. Un perdente in cerca di redenzione. La trova in una chitarra.

La titletrack è uno strumentale da orgasmo. Distorsioni, stratificazioni, lacerazioni. Dove non arriva la parola, arriva il suono.

Veronica Marchi è lo special guest di “Sotto lo stesso cielo (lettera da Kabul)”. L’hammond domina in “Noto Brambilla” (“Disprezza e disprezzo inghiotte/ si ferma un attimo e pensa alla sua vita, ma dorme/ è già notte”). Infondo siamo tutti un po’ Brambilla.

Ballata intensa è “La collina degli stivali”, che si eleva a miglior brano del disco. Chiude “In luce”. La salvezza, la speranza.

Un album pessimista e di nero vestito che termina in fiducia. O forse è tutto un’illusione. L’oscurità è una condizione dalla quale sembra impossibile uscire, vedere la luce.

Non a caso il titolo del disco parafrasa l'ultimo verso dell'Inferno di Dante.

“Da qui non si vedono le stelle” è un lavoro genuino e sincero, senza fronzoli. Schietto come non se ne trovano in giro.

Da ascoltare di notte. Al freddo, al buio.

Senza stelle.

 

 

TRACKLIST

1. Mario

2. Storie di fango

3. Gringo

4. Da qui non si vedono le stelle

5. Sotto lo stesso cielo (lettera da Kabul)

6. Cosa ha in testa la gente

7. Noto Brambilla

8. Trent’anni fa

9. La collina degli stivali

10. In luce

 

Hanno suonato:

Ruben: voce, chitarra

Luca Tacconi: chitarra

Carmelo Leotta: basso

Fabio Fila: batteria

Pippo Guarnera: organo hammond, tastiere

John Mario: cori

Giacomo Torreggiani: cori

Veronica Marchi: cori

 

Articolo di: Ilario Pisanu

Grazie a: Davvero Comunicazione e David Bonato

Sul web: MySpace - www.rubenrock.com

 

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