RED HARVEST - The Red Line Archives (Indie Recordings, 2008)

Scritto da  Fabrizio Allegrini Domenica, 01 Giugno 2008 

“The Red Line Archives” è il disco della desolazione e della disperazione, della definitiva deumanizzazione dell’opera musicale e della sua deliberata inaccessibilità. E’ la rottura col mondo, quello tangibile.

 

 

Genere: Industrial Metal

Voto: 6.5/10

Ascolta anche: Einsturzende Neubauten, Skinny Puppy, Cannibal Corpse

 

 

I Red Harvest si distinguono ormai da anni nel folto panorama del metal industriale come una delle realtà più eclettiche e sperimentaliste di sempre. Considerati da molti come gruppo cult per eccellenza della scena scandinava più estrema, i norvegesi Red Harvest in oltre dieci anni di carriera hanno saputo dare un significato nuovo alla contaminazione fra il metal più cupo e radicale - il death metal dei Morbid Angel o dei Cannibal Corpse, solo per citarne alcuni - e le più impenetrabili tendenze musicali electro-industrial dei tardi anni ottanta - dagli Einsturzende Neubauten di “Strategies Against Architecture” agli Skinny Puppy di “VIVIsectVI” - passando dal tono decadente e intimistico degli esordi agli assalti sonici più intransigenti e brutali delle ultime uscite.

“The Red Line Archives” nasce come una vera e propria collezione musicale, comprendente brani precedentemente editi - come Last Call, Synthesize my Dna, 4418, Desolation - mai editi - come Bleed, The Central Sun Part 1 - e remixati - come Move or Be Moved, Dead, Abstract Moral, Technocrate, Cyborg Era/Dead End - forgiata sugli spunti di progetti già conclusi e sugli stralci di lavori incompiuti o lasciati in sospeso.

“The Red Line Archives” è il disco della desolazione e della disperazione, della definitiva deumanizzazione dell’opera musicale e della sua deliberata inaccessibilità. E’ la rottura col mondo, quello tangibile: è un disco ideologico dove la musica non è più veicolo emozionale ma sordida e feroce macchina da disturbo, a cui fanno da appendice le paranoie deliranti da scenari fantascientifico-catastrofici convulsamente abbozzate nei testi.

Nel loro ultimo lavoro i Red Harvest coniugano brillantemente dal punto di vista tecnico l’istintualità irrefrenabile tipica di un certo black metal - l’utilizzo contenuto del growl, i ritmi speed/trash con i loro doppi o tripli pedali – con gli elementi essenziali dell’electronica prima – masse indistinte di rumore bianco, stratificazione di suoni, l’uso del loop, di campionatori e drum machine - e dell’industrial metal vero e proprio dopo – riff caustici e squassanti, grooves psicotici e alienanti, basso, chitarra e synth a tratti indistinguibili e l’ossessiva insistenza alla manipolazione/disgregazione sonora presente in quasi tutta la registrazione –: il risultato, tuttavia, è spiazzante, dai caratteri illeggibili, molto vicino all’idea di un imponente quanto vacuo esercizio di stile o al soffio raggelante di una realtà quanto mai autoreferenziale, destinata inesorabilmente a continuare a girare su se stessa a prescindere dalla presenza o meno dell’ascoltatore.

“The Red Line Archives”, insomma, è un disco numb, probabilmente adatto a un pubblico emotivamente sordo o comunque incapace di vedere nell’emozione che la musica può dare un guizzo genuino, che sia di rabbia o di gioia, ma solo una snaturata e ingiustificata aggressione di decibel e rumore, una calcolata e abbacinante operazione di chirurgica violenza sonora a cui non vorremmo mai abituarci.

 

 

 

 

 

TRACKLIST

1. Move or be moved

2. Dead

3. Last call

4. Abstract moral

5. Synthesize my Dna

6. Bleed

7. 4418

8. Desolation

9. Technocrate

10. Cyborg Era/ Dead end

11. The Central sun – Part 1

 

RED HARVEST sono:

Ofu Khan aka Jimmy Ivan Bergsten – voce, chitarra

Selveste Turbo Natas aka Kjetil Eggum - chitarra
LRZ aka Lars Sorensen - campionatore, synth
Thomas B aka Thomas Brandt - basso
E_Wroldsen aka Eric Wroldsen - batteria

 

Articolo di: Fabrizio Allegrini

SUL WEB:  www.redharvest.com  - MySpace

 

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