MONOLITH - Even More (Hazy Music, 2015)

Scritto da  Giovedì, 23 Aprile 2015 

Nell'ascoltare “Even More”, nuovo album dei Monolith, scariche elettriche scorrono lungo le vene.

 

Genere: Stoner rock
Voto: 7,5/10


Un tuffo nel noize che la nostra amata madrepatria crea attraverso i suoi figli. Stavolta ci spostiamo in una delle regioni più ricche sia a livello culturale che artistico, l'Emilia Romagna e, più precisamente, andiamo a trovare quattro detonatori di onde sonore! I Monolith posseggono un sound che mi piace definire un'arma impropria atta a risvegliare le nostre menti dalla banalità in cui si erano rifugiate. Questo perché intorno a me vedo sempre più desolazione, amarezza, solitudine; vedo singoli e non più una comunità... siamo soli.

Nell'ascoltare “Even More”, nuovo lavoro discografico del quartetto modenese uscito per Hazy Music esattamente ad un anno di distanza dal primo Ep “Louder”, mi ritrovo ad avvertire scariche elettriche lungo le mie vene: non più sangue scorre in esse, bensì corrente. Sento di non voler stare semplicemente seduto sul divano, jack inserito e pc alla mano mentre mediaplayer divora il loro noize. No, voglio uscire, accendere il motore e lanciarmi nella notte sotto i colpi incessanti di un drumming pesante, pelli colpite con tutta l'energia che si ha in corpo; voglio che le vibrazioni dei synth e delle chitarre caricate a munizioni di 220 volt sconvolgano i miei dogmi e mi rendano nuovamente umano.

Per comprendere appieno chi siano i Monolith ho deciso di cercare il loro primo figlio, “Louder”, e buttarmici all'ascolto per avvertire se vi sia stato un salto di professionalità, una metamorfosi; nel pieno di questa ricerca, una voce nella mia testa mi ha fatto riflettere sul loro nome. Perché Monolith? Perché un monolite è qualcosa di possente, mastodontico, immenso ma al tempo stesso misterioso ed affascinante e così è il loro sound. “Even More” viene associato alle sonorità più classiche del rock stoner, del grunge alla Alice in Chains con riferimenti anche ai Queens of the Stone Age ma, ascoltando attentamente tutto il loro capolavoro, denoto molti richiami allo stile Audioslave (che amo particolarmente). La voce di Andrea Marzoli, in molteplici frangenti, si supera e graffia proprio come quella (o quasi) di Chris Cornell. Un disco dove non mancano venature gothic, che parte lento ma, brano dopo brano, incalza, aumenta il ritmo e ciascuno strumento riesce a dare fuoco all'asfalto del suono.


TRACKLIST:
01. Overload
02. Bitter Show
03. Kind of Love
04. Cockroach
05. Intro
06. Untitled
07. Beatiful and Damned
08. Even More
09. Orange Moon


MONOLITH sono:
- Andrea Marzoli: chitarra e voce
- Max Carlos Codeluppi: chitarra
- Riccardo Cocetti: batteria e percussioni
- Enrico Busi: basso


Articolo di: Giuseppe a.k.a Dj Seep
Grazie a: Blob agency
Sul web: facebook.com/MonolithRock

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