LIO - Lio canta Caymmi (Crammed Discs, 2018)

Scritto da  Domenica, 27 Maggio 2018 

L’icona pop francese Lio ritorna sulla scena con un nuovo album, interamente in portoghese, “Lio canta Caymmi”, in omaggio a Dorival Caymmi, cantante e compositore brasiliano di primo piano, grazie alla riscrittura del compositore Jacques Duvall che ha aggiunto dei versi in francese in ogni brano. Un’interpretazione quella di Lio coraggiosa e umile che si presta bene alla malinconia e a un viaggio senza fondo nel Brasile più profondo e struggente.

 

È dedicato a Dorival Caymmi, uno dei più importanti cantanti e cantautori nella storia della musica popolare brasiliana, figura di grande rilievo al pari di João Gilberto, Gilberto Gil, Caetano Veloso, il nuovo album di Lio, cantante e attrice portoghese naturalizzata belga, che ebbe un grande successo internazionale negli anni Ottanta – come “Amoureux Solitaires” del 1980, “Banana Split” del 1984 o “Les brunes comptent pas pour des prunes”…) e che ha continuato producendo album e lavorando con Telex, The Sparks e John Cale. Ha interpretato non meno di quaranta film. “Lio canta Caymmi” - sulla piattaforma di Quotidien CD Crammed Discs - è il primo disco in cui canta nella sua lingua materna, il portoghese. L’album è un viaggio musicale nel Brasile e si compone di dodici melodie, sinuose, realizzate attraverso le trame eletto-acustiche confezionate dalla chitarra di Christophe Vandeputte. La prima tappa è “Não tem solução” con il finale orchestrale che ci schiude le porte alla brillante sequenza con “Sábado em Copacabana”, “Doralice” e “É doce morrer no mar”. Il crescendo di “Nunca mais” e la trama jazzy di “Tão só” ci guidano alla seconda parte del disco in cui spiccano “Você não sabe amar”, l’introspettiva “Nesta rua tão deserta” e quel gioiellino che è “Nem eu” della quale viene esaltata la ritmica ballabile. Completano il disco “Valerá a pena”, “Samba da minha terra” e la magnifica versione di “Quem vem pra beira do mar”.

Il disco è stato progettato e diretto da Jacques Duvall, elegante autore francese che ha lavorato con Alain Chamfort, Jane Birkin e con la stessa Lio (al suo fianco in “Banana split”, e prodotto e arrangiato dal musicista francese Christophe Vandeputte. Piacevole all’ascolto, non ammiccante come molta musica brasiliana, risulta più legato alle sonorità autoriali, che rimandano al fado e alla saudade e che nella versione di Lio non rinunciano al francese, con la presenza di parole in lingua in tutti brani. La tradizione della canzone femminile francese è assaporata e conferisce un tono raffinato, a tratti malinconico e struggente. D’altronde la ragazzina ribelli e provocatrice, dai ritmi facili degli anni Ottanta che l’hanno resa nota in Italia, che poi l’ha dimenticata, è totalmente lontana. Il risultato è convincente.

Scritte per lo più negli anni Trenta, le canzoni di Caymmi celebrano Bahia - la città più africana del Brasile - “i pescatori, il mare e l’amore”, così Jacques Duvall racconta la sua scoperta del repertorio di Dorival Caymmi (1914-2008), di cui si è innamorato al primo ascolto. La fascinazione nata dall’ascolto di quelle canzoni ha fatto nascere in Duvall il desiderio di rileggere quello straordinario repertorio e come racconta nelle note di copertina: “Volevo contribuire a far conoscere questo repertorio, così ho fatto ascoltare queste canzoni ad un amico intimo, il chitarrista Christophe Vandeputte, originario di Valenciennes nel nord della Francia.” Duvall non rinuncia a un proprio contributo, aggiungendo un verso in francese a ciascuno dei testi originali, in modo da riassumere lo spirito di ogni canzone in poche parole e renderlo più accessibile agli ascoltatori francofoni. La scelta dell’interprete, Lio, racconta Duvall, è stata elettiva, forse proprio perché molto nota in Francia per i suoi successi popolari, si è evitato di fare un’operazione di nicchia e lei ha accettato subito. Sembra a suo agio tra coraggio ed eleganza nel viaggio nel quale ci accompagna. In effetti è una sperimentazione matura quant’anche un ritorno alle origini, come racconta in un’intervista. Da bambina ascoltava musica brasiliana quella che la mamma sentiva insieme ai propri allievi nella casa di Coimbra. Ripercorrendo la sua carriera della quale non rinnega né rimpiange nulla, ricorda di aver fondato il pop alla francese, che non si iscrive nella canzone tipicamente francese; dopo la stagione tipica degli Anni Ottanta, una liberazione allegra e disimpegnata rispetto al decennio precedente, ha trovato una nuova espressione nel cinema per continuare a coltivare la musica.


Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Materiali sonori

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