Il Teatro degli Orrori - Dell'impero delle tenebre (La Tempesta, 2007)

Scritto da  Stefano D'Offizi Domenica, 16 Novembre 2008 

Primo lavoro molto convincente di questa band proveniente dall'incontro di membri di esperienze già collaudate come One Dimensional Man, e Super Elastic Bubble Plastic. Di non facile ascolto, l’album rende di più eseguito dal vivo.

 

Genere: Indie/Rock/Noise

Voto: 9/10

Ascolta anche: One Dimensional Man, Super Elastic Bubble Plastic

 

Primo lavoro molto convincente di questa band proveniente dall'incontro di membri di esperienze già collaudate come One Dimensional Man, e Super Elastic Bubble Plastic, rispettivamente Francesco Valente (il post-Dario Perissuti negli ODM), alla chitarra Gionata Mirai (voce e chitarra dei Super Elastic Bubble Plastic), al basso Giulio Favero (già ODM e ora Putiferio, produttore rock ricercatissimo). Alla voce, infine, Pierpaolo Capovilla (basso e voce dei ODM). Una produzione incredibilmente azzeccata, grande qualità in quanto a suoni e testi, donando al tutto la giusta teatralità che merita.

Inizialmente di non facile ascolto che lascia invece esterrefatti dal vivo (li ho visti due volte, la prima volta non sapevo proprio chi fossero).

Ottima scelta anche per i temi trattati, sicuramente scomodi e pericolosamente veri e genuini.

Il disco parte benissimo, una voce che intima ad affrettarsi che qualcosa di importante sta per iniziare, come se lo si aspettasse da tempo, ed è in effetti questa la prima vera impressione ascoltando le prime note graffianti che subito tolgono dubbi sul genere in ascolto. L'utilizzo dell'italiano rispetto al già fin troppo marcato inglese, genera un senso di scompenso, spingendo chi lo ascolta, semplicemente ad ascoltarlo davvero e non a lasciarlo scorrere sentendolo.

La prima traccia, “Vita mia” è un po’ a parer mio il riassunto del resto del disco o meglio una prefazione. “Dio mio” disarma un po’, mantenendo lo stesso stile aumentando anche di un grado l'aggressività sull'insolito ritornello che si adagia tranquillo nella testa per rimanerci a lungo.

Impavida terza traccia che non risparmia un ritmo incalzante, lasciando quindi alto il livello di ascolto e ricordando nel testo un certo Baudelaire.

“Compagna Teresa” è piacevole, sopratutto il testo lascia parecchio pensare, personalmente non credo voglia calcare troppo la mano in termini politici, se non per tornare indietro nel tempo e farci ragionare un po’. La canzone successiva è quasi una title track, cita gli Area e la cosa non può che fare piacere, appare già più articolata rispetto alle precedenti, la voce viaggia con frasi interessantissime, seguendo una melodia antisonante non fa altro che spronarti a cantarci su, tra le candidate ad essere la canzone più bella del disco. Segue un tema leggermente ricorrente in tutto il disco: la solitudine, alleggerito forse da un tema musicale più distensivo, mantenendo comunque le trame del rock più duro. Subito dopo una vera e propria scarica di adrenalina e rabbia, con la seconda candidata ad essere la canzone più bella del disco, il ritmo stupisce, evitate di ascoltarlo in auto, posso assicurare che viene voglia di schiacciare a tavoletta, anche il testo è da segnalare come uno dei più irriverenti, personalmente è quella che preferisco. Si aggancia subito quella che sicuramente può essere indicata come la canzone più significativa, ritorna il tema della solitudine, avvicinando un pochino lo sguardo verso un caso di umana vita vissuta tutti i giorni, stupendo il testo e azzeccati gli accordi, qui spicca sopratutto il grande lavoro di Gionata, fraseggi stupendi e suoni perfetti.

“Lezione di musica” lascia basiti, una canzone stupenda, insolitamente calma e tranquilla, anche qua, il lavoro di voce è notevole, si nota un'immensa differenza nelle parole usate da Pierpaolo Capovilla rispetto al periodo ODM, probabilmente grazie anche al fatto di non dover suonare alcunché e di aver scelto la lingua madre.

“La canzone di Tom” è forse quella più conosciuta, di cui si trova già un video in circolazione, molto orecchiabile senza però perdere credibilità, lasciando quindi spazio al pezzo di chiusura, che ha del religioso, forse volutamente, forse sarcasticamente, senza espliciti chiarimenti, pezzo stupendamente cantilenante, che si chiude con un assurdo ma geniale rumore di fondo che dura per ben 20 minuti, giusto per lasciare spazio a…

…bhe scopritelo da voi.

 

 

 

TRACKLIST:

1. Vita mia

2. Dio mio

3. E lei venne!

4. Compagna Teresa

5. L'impero delle tenebre

6. Scende la notte

7. Carrarmatorock!

8. Il turbamento della gelosia

9. Lezione di musica

10. La canzone di Tom

11. Maria Maddalena

 

TEATRO DEGLI ORRORI sono:

Pierpaolo Capovilla: voce

Giulio Favero: basso

Gionata Mirai: chitarra

Francesco Valente: batteria

 

Articolo di: Stefano D'Offizi [Thegreatpiginthesky]

Grazie a: Nel Nome Del Rock, Mentelocale

Sul web: www.myspace.com/ilteatrodegliorrori - www.ilteatrodegliorrori.com

 

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