IL PAN DEL DIAVOLO - Sono all'osso (La Tempesta, 2010)

Scritto da  Selenia Fenu Domenica, 21 Febbraio 2010 
pan del diavolo

Dopo un Ep che ha destato  grande interesse, arriva il disco d’esordio de "Il pan del Diavolo". Con "Sono all'osso" il duo palermitano esplora, con un particolare folk-psychobilly, un mondo perennemente in bilico che risveglia a suon di grancassa un senso di libertà fuori dagli schemi del solito cantautorato.

 

 

 

Genere: Folk, Melodico popolare, Psychobilly

Voto: 8/10

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Molto atteso dopo un Ep riuscito, ecco "Sono all'osso", il primo vero e proprio album de Il pan del diavolo. I ritmi incalzanti, un senso di popolare allarme nell'onnipresente grancassa con  sonagli, due chitarre e testi espliciti, impetuosi interrogativi che non necessitano di risposte, un pò folk un pò psichedelico, "Sono all'osso", che ospita  i Zen Circus, si candida a rappresentare quel sottobosco musicale italiano fitto di idee nuove ma anche recuperate dal passato, dal primo rocker italiano Ghigo Agosti e da Rino Gaetano, fiumi in piena che hanno trascinato con loro i detriti di costanti sfoghi e deliri, libere confessioni e composizioni originali.

Una certa libertà si respira dunque ascoltando "Sono all'osso" e ci si sente come attirati verso uno specchio in cui la vita quotidiana e i nostri pensieri, a volte deformati, a volte nitidi nella loro assurdità, esorcizzano col loro lato ironicamente sincero quelli che sono preconfezionati in noiosi e stereotipati pacchetti.

Pensieri contro finti pensieri, emozioni contro plastificate emozioni.

I ritmi quindi, per allontanare incelofanate noie, i ritmi incalzanti, giusti per essere avversi ai gesti in sordina del classico e comodo conformismo.

La voce poi, autenticamente sfogo senza pretese di decori e di tecnica.

Pare proprio che per Il pan del diavolo ogni impostazione, mentale, vocale e anche "letteraria", sia come una mancanza di libertà che metterebbe argini inutili al carattere liberatorio del fare musica.

Nei loro suoni e nei testi, nell'ottima composizione dei brani, la volontà di scuotere il sonnambulo o il dormiente con storie a metà tra l'allucinazione e l'incidente di azioni personali e azioni altrui, il rivendicare il proprio spazio, per quanto traballante, incerto e a tratti psichedelico, pare essere il motore che, su di giri, crea il mondo di questo insolito e promettente duo.

Nei dodici brani che compongono questo stupefacente album, ad esempio "Il boom" o "Bomba nel cuore", breve perla minimale, tutta d'un fiato, i pensieri sono rumorosi e fieri di esserlo, straripano incuranti dell'introversione in cui ci si vorrebbe rintanare e quindi divengono sfoghi a tratti provocatori, a tratti sono semplicemente dei racconti, privi della preoccupazione della forma e del contenuto, che non cercano comprensione ma solo una platea un pò stupita e un pò consapevole di condividere ogni cosa detta o vissuta, anche nell'apparente sconnessione dei flashback che affiorano nella memoria.

Anche omaggi al rock and roll, certo ma sempre con testi dissacranti, e anche una grande personalità un pò punk.

Il brano "Sono all'osso", che da il titolo all'album, è un dialogo intimo, una sorta di autorimprovero per le conseguenze di un abbandono, per la resa dei conti con ogni dipendenza emotiva e sentimentale a cui ci lasciamo andare senza calcolarne le conseguenze...azzardato forse definirlo il brano più romantico!

"Africa" si discosta un pò dalle sonorità delle altre tracce: a me ricorda, e lo dico con genuina nostalgia, forse per la voce e la metrica, i primissimi, freschi, spontanei  brani di  Vasco Rossi...intento cantautorale ben riuscito.

L'album si conclude con una piccola favola anche ottimista, direi, e intimista sopratutto, "Scarpette a punta" che ancora una volta rende evidenti i viaggi mentali di ognuno di noi...come quando la realtà non ci può e non ci deve bastare.

Un'immaginazione a volte acida e amara, o sognante, difficile da confessare, quella stessa immaginazione a cui ci si attacca quando si litiga con la quotidianità, che anche se frenetica e convulsa, chissà perchè trova sempre il tempo e il modo di ostacolarci il volo.

Certo che Il pan del diavolo sarà pur sempre avvelenato, come dice il proverbio...però...ben venga un'altra prospettiva altalenante, un avvelenamento creato da equilibri instabili, in cui ci si sente un pò funamboli, un pò al di sopra della crisi, sospesi in un luogo tra l'impalpabile e il terreno...insomma, in fondo l'avvelenamento comune è mezzo gaudio e, in fin dei conti "viva la giornata che non lascia certezza"!

 

TRACKLIST

    1. Farà cadere lei

    2. Pertanto

    3. Il centauro

    4. Università

    5. Blu laguna

    6. Bomba nel cuore

    7. Il boom

    8. Il mistero dello specchio rotto

    9. Sono all'osso

   10. Africa

   11. Ciriaco

   12. Scarpette a punta

 

IL PAN DEL DIAVOLO sono:

Pietro Alessandro Alosi - voce, chitarra, grancassa

Gianluca Bartolo - chitarra 12 corde

 

Articolo di: Selenia F. M.

Grazie a: Ufficio Stampa Lunatik

Sul web: www.myspace.com/pandeldiavolo

 

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