GIUBBONSKY - Storie di non lavoro (Autoproduzione, 2010)

Scritto da  Lunedì, 14 Febbraio 2011 

GIUBBONSKY - Storie di non lavoro cdContro la violenza legale, quella del potere, quella del denaro e del profitto: tifiamo rivolta, anche se Giubbonsky fa delle musiche davvero pesanti (al limite della non piacevolezza). Tifiamo Giubbonsky e il suo “Storie di non lavoro”.

 

 

 

Genere: Cantautoriale, Educativo, Eroico

Voto: 7/10

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“Cantagliele ancora, Giubbonsky”.

Questa dovrebbe essere, in estrema sintesi, la recensione del suo prezioso “Storie di non lavoro”. La scrivo sapendo che non ho la sua capacità di racchiudere in poche righe tutto il malessere di una città (Milano), offesa dalla mancanza di vita collettiva e svuotata di sogni e contenuti, alla faccia dei tempi che corrono, dei social network, degli after hours nei bar per fighetti e dei lustrini della moda. Claudio Valente la definirebbe: “la città dei sogni”.

Povera Milano e grande Giubbonsky. Colpisce la nitidezza con cui scrive di disoccupazione, povertà, precariato mentale e poi lavorativo, violenza costruita con le televisioni e il nulla ovvero con l' anestesia sociale - mentale - culturale – attuale.

“Altro che rivoluzione, non si arriva alla pensione”.

Dilaga la tristezza. Guido Rolando canta ironicamente di personaggi pubblici indecorosi e indecorabili, e ci esalta ascoltare la convinzione con cui annuncia l'abbandono del circolo vizioso più spietato e moderno, quello ben descritto dai CCCP nel loro “Produci - consuma - crepa”. La sua è probabilmente la ricerca di un inno, l'inno della libertà e della giustizia. Riesce, paradossalmente, a individuare il motto dei malvagi, del mediocre animale sociale italiota: “Forza mafia”. Ma è uno slogan carico di risentimento, di delusione, di rabbia ed è esattamente il contrario di quello che vuole raccontare, trasmettere “Storie di non lavoro”.

E allora, pur non condividendo al mille per mille alcune sue posizioni, apprezzo il linguaggio dell'esortatore, del cronista e del disvelatore di realtà. Gioisco nel vedere un disco dal forte senso spirituale ed educativo. C'è bisogno che qualcuno insegni anche le virtù. Non è un mestiere da preti. È una missione (impossibile?) cui dovremmo prestarci tutti. Soprattutto un artista ha il dovere di educare il pubblico. Contro la violenza legale, quella del potere, quella del denaro e del profitto.

Allora tifiamo rivolta, anche se Giubbonsky fa delle musiche davvero pesanti (al limite della non piacevolezza), tifiamo Giubbonsky e il suo addio al lavoro. E ci pregiamo di aver ascoltato, di poter indicare a tutti gli animi sensibili (ce ne sono ancora, in giro?) un cantante che scrive di pancia e cervello insieme, pervaso come sembra di dignità ed alto senso morale.

Buon anno, Milano.

 

 

 

 

TRACKLIST:

1. Terra perduta

2. Non lavoro

3. Città blindata

4. Rio preca

5. Forza mafia

6. Flatulente

7. Gelato in febbraio

8. Carpe diem

9. Senz'acqua

 

Hanno suonato:

Guido Rolando: voce, chitarre, basso

Davide Lucini: basso

Massimo Sciancalepore: sassofono

Guido Baldoni: fisarmonica

Francesco Piras: tromba

 

Articolo di: avessimaiconosciutounodisinistra

Grazie a: (R)esisto promozione

Sul web: www.myspace.com/giubbonsky

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