GABRIELLA LUCIA GRASSO - Vussia Cuscenza (Narciso, 2017)

Scritto da  Lunedì, 24 Aprile 2017 

“Vussia cuscenza” di Gabriella Lucia Grasso, l'ultima scoperta di Carmen Consoli, è un album femminile dal profumo di Sicilia

Genere: Cantautorale
Voto: 7/10


Quello che ho provato ascoltando “Vussia cuscenza” di Gabriella Lucia Grasso è molto simile a quando a 16/17 anni lessi il mio primo romanzo di Montalbano scritto da Camilleri. Quello che accomuna le due opere è il processo con cui mi ci sono immerso. L’album è quasi completamente in dialetto siciliano e, non conoscendolo (sono pugliese), mi sono concentrato intensamente sulle parole. Il dialetto siciliano ha una struttura e un lessico con cui bisogna entrare in confidenza. I libri di Montalbano (almeno quello che trovavo in casa) avevano un piccolo dizionario siciliano/italiano nelle ultime pagine. Con “Vossia cuscenza” mi sono fatto aiutare da Google. Alcuni dritte: “Taliare” significa “Guardare”, “mi cattigghia” significa “mi solletica”, la “Milonga” è una sala da ballo per il tango argentino.

Lasciamo da parte la forma e passiamo al contenuto. L’album inizia con una breve filastrocca in siciliano stretto, che non so perché ho immaginato essere la vicina di casa della cantante. Non capisco cosa dice ma è subito Sicilia. “Cunta e Pigghia” ribadisce il concetto con una melodia acustica ma avvolgente e con una voce chiara e squillante. “Taccu e punta” è un ponte con l’Argentina e il tango, un mondo che l’artista racconta attraverso gli sguardi e le movenze di una sala da tango. “Vussia Cuscenza” che dà il nome all’album, è una canzone allegra in cui seguire le parole diventa difficile ma leggendo il testo si apprezzano meglio i versi come “u saziu nun criri o riunu” / “chi è sazio non crede a chi è digiuno”. “Quanti voti” abbassa i toni con una lenta supplica ad una amore lontano che, sarà per i ritmi, ma ho immaginato fosse molto lontano, tipo in Argentina… La lontananza è un tema anche per “Guancia a guancia” che parla di un addio più profondo che però lascia lo spazio ad una vicinanza spirituale. “’N Suggiteddu” è un'altra piccola filastrocca che divide l’album in due ridandogli spinta. In “Camurria” c’è sazio per il contrabbasso che entra dentro proprio come un “pinzeru camurria”. “Menomale che canto” un brano spensierato, in italiano, che precede “Don Pippuzzu” in cui si aggiunge Carmen Consoli per parlare dei mestieri scomparsi con un brano carico, complesso e dai toni alti.

Chiude l’album il brano “In una notte di maggio tra stelle e carillon”, il mio preferito. Una canzone semplice, con un bellissimo giro di basso condito da una base beatboxie e la voce dell’artista che esprime al meglio la propria melodia. “Notte annunziata” è un brano strumentale che accompagna l’ascoltatore verso casa dopo un passeggiata in Sicilia. A parte la forma, il contenuto è palesemente lontano da un libro di Camilleri almeno che questo non diventi un racconto rosa di un’investigatrice di emozioni, senza delitto nè polizia. L’album è più un viaggio in un intimità femminile molto profonda e sentimentale, che racconta i propri amori, le proprie passioni e le proprie origini nella maniera che meglio la rappresenta. Le musiche sono magnifiche e permettono di ascoltare l’album più volte senza stancarsi, sorridendo mentre si comprende meglio una parola o una similitudine in siciliano.


TRACKLIST:
1. Pippineddu (miniminagghia)
2. Cunta e Pigghia
3. Taccu e punta
4. Vussia Coscienza
5. Quanti Voti
6. Guancia a Guancia
7. ’N Suggiteddu (miniminagghia)
8. Camurria
9. Meno male che canto
10. Don Pippuzzu
11. In una notte di maggio tra stelle e carillon
12. Notte Annunziata


Articolo di: Lorenzo Perrone
Grazie a: Gdg Press
Sul web: facebook.com/Gabriella-Lucia-Grasso-43720402076/

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