DANIELE BIACCHESSI & GANG - Il paese della vergogna (Latlantide, 2009)

Scritto da  Domenica, 04 Aprile 2010 

DANIELE BIACCHESSI & GANG - Il paese della vergogna audio book“Il paese della vergogna” è un audio book che si ascolta con un nodo in gola, un richiamo-vaccino contro l'impudicizia del revisionismo, un rigurgito orgoglioso di gente che non può fare a meno della memoria perché non può fare a meno della verità. Grande Daniele Biacchessi. Grande scrittura. Rabbia e cultura. Sostanza e pensiero, Dignità e Ragione.

 

 

Genere: Audio book

Voto: 8/10

Ascolta anche: -

 

La storia è la memoria. Si scrive per non dimenticare, per rivivere ed esorcizzare. Si lasciano frasi d'amore sulle cortecce degli alberi e moniti lapidari sulle tombe. La storia sono gli attimi, le foto, i tasselli dell'infinito quadro della vita, del mondo. Vabbè, fermiamoci.

Non lo so cos'è la storia. Ma quello che sta succedendo in Italia, il paese delle vergogna di cui parla Daniele Biacchessi, è proprio la cancellazione di una parte della storia. Non guardo ciò che c'è in internet sugli artisti che recensisco. In questo caso, antecedentemente e casualmente, ho guardato un articolo di Simonetta Fiori, su Repubblica, che lamenta un evidente revisionismo in atto nelle scuole italiane nei confronti del passaggio: seconda (guerra mondiale) - fascismo - Resistenza. È che l'ultima parolina delle tre, nei programmi di liceo è stata “…inclusa senza citarla tra i capitoli fondativi della storia della Repubblica…”. Dice che lo hanno fatto “…per rafforzarla…”. Brivido.

Anni fa ho assistito ad una presentazione cinematografica con il grande Gianni Minà che, grosso modo, richiamava attenzione sugli stessi concetti: c'è stata una immane tragedia chiamata guerra, la causa è stata il fascismo, la reazione fu la Resistenza partigiana. Non fatevi fregare da chi vi dice che ci sono stati caduti su entrambi i lati. Ciò non significa equivalenza. Le violenze sui civili, sul finire della guerra sono state un dramma di cui paghiamo ancora le conseguenze e a nessuno frega niente, visto che a scuola stanno cominciando a fare sparire le parole. E da “Palombella Rossa” in poi, si sa quanto le parole siano importanti.

Qui arriva Biacchessi. Giustizia e verità non quadrano, non coincidono, non viaggiano a braccetto. I grandi colpevoli, gli uomini che hanno comandato, ordinato e commesso gravi nefandezze nei confronti della gente, spesso sono rimasti illesi dai meccanismi di una giustizia italiana più vicina alla beffa o all'opera buffa di molte maschere di carnevale.

Biacchessi ci ricorda che la Resistenza è stata pagata anche dai civili, a migliaia, sempre inermi di fronte all'organizzazione militare fascista e nazista. Biacchessi ci ricorda che le vittime dei rastrellamenti non sono numeri (1800 in sei giorni sulla linea Gotica), ma erano persone con un'età, un sesso, dei sogni ingenui, veri, magari appena descritti in un compito in classe. Gli basta scandire i nomi, i cognomi e gli anni al momento della morte. Gli basta raccontare di Sant'Anna di Stazzema e Marzabotto per calamitare l'attenzione sulla sua voce rauca, da vecchio incazzato, deluso, sfinito da tanto disgusto.

Chi ha pagato fra quanti sono stati riconosciuti colpevoli? Nessuno, perché questo è il paese della vergogna con armadi della vergogna in cui seppellire vergognosamente le dichiarazioni dei testimoni dell'epoca. Roba da incorniciare: nel paese dell'omertà c'è un armadio pieno di testimonianze, peccato che siano inutilizzate. Proprio encomiabile. E siccome la storia del paese della vergogna è molto lunga, Daniele Biacchessi compie un lodevole tentativo di sintesi sfornando solo un Cd doppio.

Potevano essere cento Cd ed il lavoro non sarebbe comunque risultato esaustivo. L'argomento del male è troppo vasto. Servono parole nuove o almeno una rabbia nuova e questo sdegno, invece, il Bel Paese non ce l'ha. Ma noi abbiamo Biacchessi. La sua voce eccezionale suscita moto d'orgoglio e veemente reazione al sentire come abbiamo perduto l'ultimo pezzo di verginità nella splendida (S-P-L-E-N-D-I-D-A) “Ti ricordi il 1969?”. Il 1969 quando, tra un programma televisivo e l'altro con cui mamma Rai cresceva e coltivava i suoi cuccioli cittadini, l'ingenuità andò in frantumi sotto l'onda d'urto della bomba di piazza Fontana. E la storia è ferma là, siamo ancora sotto le bombe, si muore ancora in piazza, c'è ancora la strage di stato, la mafia a braccetto con i potenti, il grigio in cui si muovono tanti personaggi politici, un'Italia da decifrare prima di condannarla definitivamente e manifestazioni a cui partecipare con coraggio.

Il paese della vergogna” è un libro che si ascolta con un nodo in gola, un richiamo-vaccino contro l'impudicizia del revisionismo, un rigurgito orgoglioso di gente che non può fare a meno della memoria perché non può fare a meno della verità. Grande scrittura. Rabbia e cultura. Sostanza e pensiero, Dignità e Ragione.

La musica, invece, lasciamola stare perché Euterpe, mentre registravano, era andata a farsi un giro. Magari all'estero, lei che può.

 

 

TRACKLIST:

1. Lo avrai camerata Kesserling

2. 4 maggio 1944

3. Sant'Anna di Stazzema4.

4. La pianura dei 7 fratelli

5. Marzabotto

6. Dante Di Nanni

7. L'armadio della vergogna

8. Eurialo e Niso

9. Ti ricordi il 1969?

10. Sesto San Giovanni

11. Piazza Fontana

12. Perché Fausto e Iaio

13. Firenze. Via dei Georgofili

14. Ricordo d'autunno

15. Quel giorno a Cinisi

16. Capaci e via d'Amelio

17. Via Italia

18. L'albero di Falcone

19. Le radici e le ali

 

Hanno suonato:

Daniele Biacchessi: voce

Marino Severini: voce, chitarra

Sandro Severini: chitarra

 

Articolo di: Josè Leaci

Grazie a: Latlantide

Sul web: www.thegang.it - www.retedigreen.com

 

TOP