CARLOT-TA - Songs of Mountain Stream (Brumaio Sounds, 2012)

Scritto da  Mercoledì, 28 Gennaio 2015 

L'erede italiana di Tori Amos, Amanda Palmer, Regina Spektor: è la vercellese Carlotta Sillano, in arte Carlot-ta, che torna con il piccolo gioiello bucolico "Songs of Mountain Stream".

Genere: Alternative pop
Voto: 9/10


La prima volta in cui sentii parlare di Carlot-ta fu nel 2010. Eravamo allo Spazio 211 di Torino e la vercellese Carlotta Sillano fu chiamata ad aprire il concerto di Melissa auf der Maur. Mi colpì a tal punto che il giorno successivo non riuscii a fare a meno di dedicarle un paio di righe nella recensione della serata, e farglielo sapere tramite email. Il talento era già evidente, così come la sua ispirazione ad un cantautorato di grande spessore (vedi il TA finale del suo nome che, mi rispose, è un "riferimento proprio a Tori Amos, ça va sans dir..."). Poi, per colpa mia, ne persi le tracce per qualche anno: giusto il tempo perché pubblicasse il suo pluripremiato album di esordio "Make Me a Picture of the Sun". Ma quando ho visto il suo nome sul nuovo "Songs of Mountain Stream" il suo ricordo è tornato vivido nella mia mente.

Alla più grande delle cantautrici dell'alternative rock americano anni '90 Carlot-ta continua ad essere profondamente debitrice: lo si intuisce fin dalla traccia di apertura, "Basiliscus", che ricorda tanto l'ultima Tori Amos bucolica e mitologica di "Night of Hunters"; un'atmosfera che del resto permea l'intero album. Ma non solo l'artista piemontese non si ferma qui: addirittura raccoglie, nelle sue melodie, nelle sue sonorità e nella sua interpretazione, una sorta di antologia di quanto di meglio il cantautorato al femminile ha espresso negli ultimi vent'anni.

C'è la visionarietà sognante della prima Beatrice Antolini in "Sunday Morning Bells are Ringin'" e in "Cypressa"; ci sono le filastrocche esuberanti, spassose, semplicemente folli di Amanda Palmer e dei suoi Dresden Dolls in "The Barn Owl" (la storia di un barbagianni che ama il cinema tedesco) e in "Carl Holz" (un cabaret il cui protagonista, insieme allo psicanalista, è il suo omonimo piano). E poi ancora un pianoforte spektoriano (nel senso di Regina Spektor) a scandire la ritmata quasi-title track "The Song of Mountain Stream", ispirata al poeta romantico William Wordsworth. Lo stesso che ci accompagna in "The River", un notturno delicato e intimistico dal sapore della ninna nanna.

L'album è completato dalle malinconiche ballad "L'insinuant", in francese (l'altro amore linguistico di Carlot-ta, in questo caso incarnato dalle rime di Paul Valery), "Sick to the Heart" e "White Fur", chiosate dalla breve "Waldensamkeit". Nel complesso, "Songs of Mountain Stream" è un piccolo gioiello, che dimostra come Carlot-ta abbia tutte le carte in regola per diventare una delle poche rappresentanti italiane di un genere che ha toccato vette tra le più alte della musica anni '90. Il suo timbro morbido e delicato, il suo raro gusto per la melodia e l'ottimo feeling compositivo che ha trovato con il produttore Rob Ellis (già PJ Harvey, Anna Calvi, Marianne Faithfull, giusto per dirne alcune), che ha trasformato in drum kit i suoni delle montagne che fanno da tappeto a queste canzoni. Imperdibili.


TRACKLIST:
01. Basiliscus
02. Sunday Morning Bells are Ringin'
03. The Barn Owl
04. The Song of Mountain Stream
05. The River
06. Carl Holz
07. Cypressa
08. L'insinuant
09. Sick to the Heart
10. White Fur
11. Waldeinsamkeit


Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: A buzz supreme
Sul web: carlot-ta.com

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