ALBERTO MOLON - Hanno ragione tutti (Autoproduzione, 2017)

Scritto da  Venerdì, 07 Aprile 2017 

Ho ascoltato “Hanno ragione tutti” di Alberto Molon ed è stato come parlare con un amico che non ho ancora conosciuto

Genere: Pop Rock
Voto: 8/10


Ho iniziato ad ascoltare “Hanno ragione tutti” senza saper chi fosse Alberto Molon. Dopo una settimana di ascolti più o meno impegnati, ho capito che non si tratta di un ragazzino alla ricerca del suo sound ma di un artista ben formato, che mixa nel suo album ballate all’italiana e sonorità italiane e inglesi, anni ‘60 e ‘90. I testi delle canzoni sono tutti in italiano, con le parole messe al posto giusto, in uno stile spensierato che dà voce alle storie e i sogni dell’autore.

Ascoltando la prima canzone, “Avrei voluto essere The Edge”, ho iniziato a pensare ad Alberto Molon come un amico che racconta i propri desideri e la passione per una band (in questo caso gli U2). Verrebbe quasi da rispondergli “io invece avrei voluto essere…” e spiegargli come e perché, ma non è una seduta dal terapeuta e così, tra un pensiero e l’altro, arriva la traccia 2. In “Hanno ragione tutti”, traccia che dà il nome all’album, il mio rapporto immaginario con l’artista si fa scherzoso e ironico. Anche lui, come me, non ha capito bene bene i segnali delle donne e spiega alla perfezione che “…se un ragazzo ti chiede di uscire, bambina / Non è per farti da accompagnatore / Non gli interessa chiacchierare per ore“. A questo punto, dopo questa sottile intesa, Alberto, ormai lo chiamo così abbandonando i convenevoli, ha tutta la mia fiducia e la mia attenzione. Così, dopo aver scherzato un po’, si mette a parlare di cose più serie e in “Dove sei?” l’artista affronta il tema della lontananza in un brano lento e dall’atmosfera sospesa.

Dopo aver riflettuto un po’, segue “Come posso stare senza te”, che ci aiuta a vedere il bello di un rapporto amoroso e a ballicchiare sopra un arrangiamento che scimmiotta, senza offese, le canzoncine dei primi Beatles. Ritmo più italiano, in stile vacanze romane (ma a Saint-Tropez), in “La storia di un film”. La canzone è allegra anche se i due protagonisti alla fine si lasciano, perché, va bene l’amore, ma per Alberto conta soprattutto la realtà. Quando parte “E forse”, tra la l’arrangiamento così evocativo e il coretto come ritornello, è inevitabile pensare che “gli devono piacere proprio tanto gli U2” come è inevitabile d’altronde apprezzare la personalizzazione di un sound così originale già di suo. In “Chi ti dice che non si può” Alberto si racconta, sono cose private quindi meglio se ve le fate raccontare da lui stesso. Chiude l’album “Non tornerò”, canzone dal ritmo allegro ma dal testo malinconico, che ripercorre un passato spensierato al quale si è stati strappati controvoglia.

Quando infine ho dovuto dare un volto e una storia al mio amico Alberto, ho scoperto che è pelato (tra non molto lo sarò anche io), vive a Verona, ha 40 anni e fa l’avvocato. Questo mi ha permesso di capire ancora meglio i sui testi e il suo punti di vista della vita e della musica. Ho anche scoperto che ha già fatto due album, che ho già iniziato ad ascoltare su Spotify.


TRACKLIST:
1. Avrei voluto essere The Edge
2. Hanno ragione tutti
3. Dove sei
4. Come posso stare senza te
5. Meglio un taglio che niente
6. La storia di un film
7. E forse
8. Il mio vicino di casa
9. Chi ti dice che non si può
10. Alla fine tutto resta
11. Non tornerò più


Articolo di: Lorenzo Perrone
Grazie a: Macramè
Sul web: albertomolon.com - facebook.com/AlbertoMolon

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