Lo studio che Ferdinando Bruni e Francesco Frongia stanno portando avanti ormai da tempo sulle opere di Oscar Wilde si arricchisce di un altro capitolo, senza ombra di dubbio il più importante di tutti: "L'importanza di chiamarsi Ernesto". In scena al Teatro Sala Umberto di Roma fino al 24 febbraio.

“Io non sono un gabbiano”, produzione della compagnia Oyès, ha registrato il tutto esaurito con un pubblico di giovani e giovanissimi nelle due serate in cui è andato in scena al Piccolo di Milano: segno che i classici hanno sempre qualcosa da trasmettere, soprattutto se proposti con rivisitazioni intelligenti e se la regia ha qualcosa da dire al pubblico.

Martedì 8 maggio è stata presentata la stagione 2018/2019 del Teatro Sala Umberto, la diciassettesima con la direzione artistica di Alessandro Longobardi. Un cartellone all’insegna della drammaturgia contemporanea e della musica, con una particolare attenzione ai giovani e ad un umorismo sempre acuto e sobrio.

Un autore molto letto, molto discusso ma poco rappresentato. Si potrebbe leggere così il ritratto di Oscar Wilde, l’autore de Il ritratto di Dorian Gray”, “Il fantasma di Canterville” e molti altri classici, che sembra trovare poco spazio al di fuori delle antologie scolastiche. Se come romanziere la sua fortuna è evidente, come drammaturgo risulta poco frequentato dai registi teatrali, almeno in Italia. Al Teatro Elfo Puccini di Milano il merito di aver riscoperto e valorizzato l’opera dell’autore inglese, dedicandogli addirittura una maratona teatrale nei primi giorni di dicembre con la messa in scena di ben tre opere: “Atti Osceni”, “Il fantasma di Canterville” e “L’importanza di chiamarsi Ernesto”.

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