Nell’ambito dell’Estate fiorentina 2018, frutto della collaborazione tra MUS.E musei eventi Firenze e Le Murate, va in scena un testo potente per la regia e interpretazione di Fulvio Cauteruccio, dedicato allo “straniero”, straniero come alius e non alter, l’uomo semplice, visto dagli altri: lo straniero, l’omosessuale, il povero, il reietto. All’opposto dello straniero di Albert Camus, straniero come estraneo a sé, questo forestiero non è colpevole ma condannato. Un monologo fiume di Bernard-Marie Koltès per la traduzione di Giandonato Crico, che si gioca tutto sulla potenza della voce e su una mise en espace di grande intensità, cruda e struggente ad un tempo. Spaesante e seducente come le storie che racconta.

Dall’11 al 28 gennaio torna sul palcoscenico dell’Ambra Jovinelli l’attore Pierfrancesco Favino che interpreta, diretto da Lorenzo Gioielli, La notte poco prima delle foreste di Bernard-Marie Koltès, testo capolavoro sulla solitudine e sull'oppressione del potere.

Il punto interrogativo che campeggia nel titolo di questo articolo non rappresenta uno spaurito refuso o il frutto della prima cocente calura di una stagione estiva che non cessa di farsi desiderare. Lo definirei piuttosto un segno dei tempi. Quelli in cui la politica culturale di una città si articola con fulminei bandi a dir poco bizzarri, postille, ricorsi e lotte intestine. Quelli in cui una rassegna storica e dall'indubitabile valore artistico come il "Garofano Verde", giunta alla ventunesima edizione, sembra condannata all'oblio dettato dalla crisi economica e soprattutto dall'ottusa cecità degli operatori culturali; invece di sostenere, promuovere e valorizzare gli strenui sforzi degli organizzatori di una rassegna che non solo ha ospitato nell'intima cornice del Teatro Belli alcuni degli artisti che hanno contribuito a definire la drammaturgia e l'arte attoriale italiana con maggior vigore negli ultimi due decenni (un elenco inevitabilmente lacunoso include ricci/forte, Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, Andrea Baracco, Valter Malosti, Massimo Verdastro, Luciano Melchionna, Maria Paiato, Valentino Villa e Giovanni Franci) ma ha anche instancabilmente propugnato ideali di uguaglianza, partecipazione e integrazione sociale, l' inestimabile ricchezza di questo patrimonio viene dimenticata a cuor leggero e tutto sprofonda nel silenzio. Così nella speranza di un, tardivo, rigurgito di assennatezza da parte delle istituzioni rivolgiamo lo sguardo a quella che avrebbe dovuto essere una mera anteprima della rassegna, ospitata sul prestigioso palcoscenico del Teatro Argentina, e che ha visto protagonisti Pippo Delbono, con uno studio tratto da "La notte poco prima della foresta" di Bernard-Marie Koltès, e Antonio Latella, con la mise en espace del testo di Federico Bellini "Caro George", magistralmente interpretato da Giovanni Franzoni.

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