Un libro storico che racconta storie di uomini dando voce a persone per troppo tempo dimenticate, “oggetti” nell’antichità ma spesso preziosi. Una ricostruzione appassionata, precisa eppure di facile lettura e grande sintesi che parla e dialoga con la storia di oggi: le nuove schiavitù e la schiavitù come categoria dell’umanità.

Il Saggiatore pubblica per la prima volta Non finché vivo – Poesie inedite 1942/1996 di Allen Ginsberg (prefazione di Rachel Zucker, edizione e cura di Bill Morgan), che raccoglie opere del grande poeta beat quasi tutte ancora inedite nel nostro paese e inedite (ma soltanto in parte) anche negli Stati Uniti.

Viene stampato in seconda edizione il classico di Jean Genet, Diario del ladro (prefazione di Walter Siti). Genet insieme a Ginsburg (a breve una recensione di Non finché vivo - Poesie inedite 1942/1996) può essere considerato un vero e proprio caposcuola e che non poco ha contribuito a far crescere la letteratura novecentesca del proprio paese.

Il titolo evoca qualcosa che deve venire e che non è mai stato ma forse è nascosto in un tesoro da scoprire: al centro il Mediterraneo, padre padrone, anche se crogiuolo di scambi e di popoli, più spesso di conflitti. E’ un mare maschio dove le donne sono escluse da sempre e in perenne e dolorosa attesa. La forma è quella della poesia medioevale senza il rigore accademico, in un fluire di versi raccontati che attingono ora al mito, ora alla storia, ora alla cronaca per diventare testimonianza. Una scelta di grande attualità trattata come inattuale.

Una storia siciliana al femminile, antica, arcaica eppure di grande incisività per la modernità psicologica della protagonista. Una scrittura semplice, pensata e vissuta in un siciliano da migranti, attenta più alla sonorità che all’imitazione e per questo di grande immediatezza. E’ una vicenda ai limiti del fantastico, lontana nel tempo e per il contesto sociale ma che non può che emozionare per la sua delicatezza e farci riflettere sulla forza interiore di una donna che non ha niente a che fare con il potere pubblico e il suo ruolo sociale o la statura culturale.

“L'effacement” di Samir Toumi

Scritto da Domenica, 26 Marzo 2017

È appena uscito il romanzo in francese dell'algerino Samir Toumi, scrittore non di professione, che ci aveva già sorpreso con Alger, le cri - recensito su questo spazio - per la sua incisività, eleganza di prosa, comune a tanta letteratura algerina francofona, e uno stupefacente rispecchiamento tra interiore ed esteriore, vissuto psicologico al limite del surreale e destino di una città e di una nazione. Come se essere algerini o essere di Algeri non fosse una condizione qualsiasi o una circostanza contestuale quanto una cifra del proprio Dna dal quale non si può sfuggire. Algeri è una ferita dell'anima alla quale non si può rinunciare come del resto ad un grande amore e per chi non conosce questa città e la storia del popolo algerino è difficile da capire.

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