Entrando in queste pagine si scivola verso un luogo altro e lontano, lungo le strade di rossa terra battuta di un paese africano piu o meno contemporaneo. Il paese è il Ghana, un tempo patria del Regno Ashanti famoso per il suo oro e quindi territorio di razzia dei cacciatori di schiavi, ma oggi ormai meta di flussi turistici. Qui si dirige Isabel, giovane e avventurosa studentessa di letteratura africana in cerca di un tesoro tutto suo – il sapore dell’Africa, il profumo della gioventù.
Dalla prefazione di Itala Vivan

In questo “romanzo di viaggio” o “di scoperta degli altri”, Isabel non sfuggirà a quella regola non scritta di essere disorientata almeno inizialmente dalla propria visione alterata sull’Africa.
Ma l’approccio reale con città e villaggi, la volontà sincera di aprirsi al diverso, i contatti concreti con gente e natura del luogo, descritti minuziosamente dall’autrice, alla fine daranno un approccio genuino alla giovane avventurosa protagonista.
Dal Post Scriptum di Pap Khouma, autore del best seller “Io, venditore di elefanti” (Garzanti)

“Fuori da Gaza” di Selma Dabbagh

Scritto da Lunedì, 01 Gennaio 2018

Tradotto dall’inglese da Barbara Benini

Un romanzo originale nello sguardo sul conflitto palestinese, attraverso la diversa prospettiva di due fratelli, Rashid e Iman, che cercano una via di fuga da Gaza o per Gaza, l’uno cercando di stare fuori dal conflitto, l’altra immergendosi nell’impegno civile. Il libro, romanzo a tutti gli effetti, con una bella scrittura, fluida e a tratti lirica, un’architettura ben equilibrata tra riflessione intima, dialoghi, intreccio con una vena da noir psicologico, mette in luce come sia inevitabile lo sguardo sull’attualità per chi è legato a un Paese mediorientale.

Torna dopo il successo forse insperato della prima edizione il racconto del mondo armeno, la memoria di una tradizione orale molto lontana da quella europea, affascinante e per certi aspetti disorientante. Scritti con grande capacità iconopoietica, le fiabe armene hanno il dono della sintesi pur in una trama molto articolata e rompono completamente lo schema del bene e del male e la corrispondenza bello, buono e felice, tipico della cultura europea. Fiabe che spalancano un mondo di trasformazioni, spiriti in un clima totalmente surreale, nel quale bisogna solo lasciarsi trasportare.

Una passeggiata attraverso il Marocco, tra città e villaggi, piazze affollate, caffè, mercati e negozietti e lunghi tragitti in pullman con lo sguardo annegato nel paesaggio. Diario di viaggio e guida emozionale, protagonista l’autrice, che racconta i luoghi illuminandone la storia con la spiegazione di alcuni termini, il racconto di aneddoti, le impressioni sull’accoglienza delle persone e molti excursus storici. Un libro dal quale si può imparare molto con la leggerezza della curiosità e di chi è catturato da un paese per l’atmosfera. Capitoli brevi come episodi da guardare anche attraverso le immagini della stessa autrice: foto indubbiamente belle ma non oleografiche ne didascaliche. Si colgono delle pennellate non si percorre il filo del libro attraverso le foto. Così il titolo suggestivo fa trattenere il fiato come l’immagine di ragazzini spericolati ma non illustra, invita alla lettura. Ben dosato, dalle citazioni letterarie, alla bibliografia, Rosita Ferrato conserva il piglio della giornalista, lo stile veloce, fatto di impressioni, ma si spoglia di ogni veste professionale e dà prova di una grande umiltà. Non è un “docente”, è un’autentica viaggiatrice.

“Questa sono io” di Antonella Questa

Scritto da Mercoledì, 13 Dicembre 2017

Una scrittura gustosa con un piglio dolce amaro per illustrare la difficoltà dell’essere donna ma anche le potenzialità del femminile. Un viaggio drammaturgico, ironico, non faceto, in due situazioni che possono presentarsi nella quotidianità, credibili proprio per la loro apparente superficialità, come appare ad uno sguardo superficiale. Un tassello che va a formare il mosaico delle scritture al femminile che parlano di donne e che sono soprattutto per uomini. Un invito dunque alla lettura.

Prefazione di Lucio Caracciolo

di Andrea de Georgio

Un mondo percepito ancora come lontano e soprattutto distorto che bene o male ci appartiene sempre di più e del quale potremmo, forse per fortuna, essere meno attori: è il grido di allarme dell’autore che lo fa mettendosi da parte, europeo d’Africa, prestando la propria penna e capacità critica alle voci africane incontrate. Un racconto che emerge dalla quotidianità con poche ma efficaci note di spiegazione, critiche senza retoriche dei mali dell’Africa che sono per lo più dovuti al batterio Europa. A metà tra lo spirito curioso del cantastorie e il realismo crudo di un giornalista da prima linea corre veloce in alcuni paesi dove Andrea de Georgio non è stato ma che ha attraversato, vivendoli. Non un saggio ma uno spunto di riflessione non tanto sui grandi temi o sull’attualità più nota ma su piccoli grandi scandali come la moda dello sbiancamento della pelle.

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