Un popolo affascinante come tutti i popoli misteriosi che unisce l’arcaicità e la vitalità, quel sentimento di resilienza e di permanenza nei secoli, millenni che lo rendono ancorato alle tradizioni eppure estremamente combattivo. Il più grande studioso di identità berbera ci restituisce un affresco estremamente approfondito eppure intriso del piacere della narrazione, una storia dove le tesi, soprattutto aprioristiche, non trovano posto. Mirabile il lavoro di umiltà continuamente sollecitato da domande più ce dalla voglia di dare risposte. Il testo è un tassello essenziale per capire il mondo mediterraneo oggi a prevalenza araba e per questo assume una valenza politica di estremo interesse.

Perché l’hai fatto?” gli chiese lei seria.
Me lo sto chiedendo anch’io. Per noia forse, per ribellione, o per vendicarmi perché non mi avevano ammesso agli esami…o magari solo perché sono scemo.

Quel periodo della storia del teatro italiano denominato del "Grande Attore" ha inizio con le rappresentazioni della compagnia Reale Sarda all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1855. Le compagnie teatrali, in quella particolare temperie storica, erano solite appoggiarsi ad un attore di grande fama solitamente maschile, non necessariamente protagonista, per attrarre il proprio pubblico. Furono questi “interpreti di prima grandezza” a generare il teatro del Grande Attore.

Un testo poetico che rivela il Verlaine più intimo, contraddittorio, innovativo e rivoluzionario, nella lingua come nel sentire, in qualche modo dissacrante, con la sua lirica che oserei dire “sgrammaticata”, ironica, dove l’aulico e il popolare si intrecciano senza che l’uno riesca a prevalere sull’altro.

Con una capacità sintesi notevole e grande immediatezza, il libro ci restituisce una pagina di storia poco raccontata e apre alla storia di una famiglia ebrea singolare, figlia del Risorgimento e dell’ondata mazziniana, nella quale cultura e impegno sono stati un matrimonio indissolubile. Il testo è l’occasione per saldare l’Italia e la città di Firenze con un respiro europeo e oggi torna di particolare attualità. Soprattutto è lo spunto per una riflessione sulla democrazia nel senso più alto quale matrimonio tra Giustizia e Libertà, un gioco da equilibristi, sulle orme del socialismo e dei socialisti in chiave anti-marxista. Quando il pensiero è coraggioso e “scomodo” perché autentico rimane inascoltato.

Incredibile quanto oggi, ancora, si parli dei Rolling Stones, la più vitale, versatile, organizzata (e redditizia) rock ‘n’roll band al mondo di sempre. Le occasioni per parlare di loro sono sempre le più varie: l’uscita di un disco (come l’ultimo Blue and lonesome, in cima al gradimento del pubblico e della critica), di un film (come il documentario di Martin Scorsese sulla band, Shine a light, uscito nel 2008), di un libro (come Life, lavoro autobiografico di Keith Richards), oppure un concerto del gruppo rimasto memorabile (come quello tenutosi davanti a centinaia di migliaia di persone a L’Avana, poco più di un anno fa) ed anche altre. Oggi parliamo di Jagger, Richards & Co perché su di loro è uscito l’ennesimo libro.

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