Il bello dell’Italia è un’occasione per guardarsi allo specchio, non come un Narciso, ma attraverso lo sguardo degli altri, un esercizio corretto e sorprendente grazie alla giusta distanza anche se negli occhi dei corrispondenti esteri talora c’è un incantamento romantico, come un apprezzamento profondo e l’analisi di case history e di fenomeni con occhio abituato all’indagine.

Come in altri libri di Pamuk si ha l’impressione di immergersi in un mondo fiabesco anche quando la veste è storica, sebbene narri vicende di fantasia. Il castello bianco non può essere certo annoverato tra i romanzi storici, ma la vicenda risulta credibile e in qualche modo tragicamente attuale, in relazione allo scontro di civiltà in atto. C’è nella scrittura di Pamuk una sospensione, un narrare rarefatto, nondimeno, che ci porta lontano nel tempo e nella dimensione, quella degli intrighi di corte, di un sottile filo di mistero che lega le vicende umane.

St. Giovanni del Tirollo. È l’ultimo paese del Tirolo che ci divide, per sempre forse, dalle nostre terre, e qui in questo paese, un sospiro di dolore ci sale imperioso dal cuore e ci domandiamo: Rivedremo più questi luoghi? La mamma gli amici, i colli ameni, i fiumi d’argento, il lago caro e violetto li rivedrò più mai?
Più netta si fa in me la sensazione di quanto mi sovrasta, e di quanto incombe su tutti noi ed un nodo terribile mi serra la gola, e in un canto del vagone, mentre i miei compagni ammirano il pittoresco paesaggio muti, lascio scorrere le lagrime al pensiero che forse sarò sacrificato senza un’ideale, per una causa a me ignota, per una Patria non mia!…”.

Perché? Quando? Come? Da chi? Domande alle quali l’essere umano, da sempre, cerca di rispondere. Negli ultimi secoli il dibattito, su questi interrogativi, è stato molto acceso, “sfociando” nello scontro di idee e di posizioni. Desiderando di liberarsi dalle “catene della fede”, l’opinione pubblica, alimentata da alcuni uomini di scienza, anche uomini di chiesa, e da un’informazione sbagliata, si è fatta un’idea errata sul dibattito fede-scienza.

Non capita molto spesso di restare interdetti davanti a una pagina scritta: il libro in mano, lo sguardo che corre fra le righe alla ricerca di un “normale” riferimento per finalizzare la lettura. Non vi affannate, non lo troverete. Introduzione al mondo non è un racconto tradizionale, la narrazione non segue un unico filo conduttore che, per quanto sottile, ci possa guidare attraverso il dedalo interpretativo delle pagine. I fili sono tanti e non tutti si dipanano o – per meglio dire – non di tutti siamo in grado di trovare il bandolo alla prima lettura. L'autore però ci avvisa a metà strada:

Ragione e Sentimento, Orgoglio e Pregiudizio, Mansfield Park, Emma, Persuasione e Northanger Abbey: sono solo sei i romanzi firmati da Jane Austen, oltre alle lettere e a qualche scritto giovanile incompiuto. Sei romanzi di 200 anni fa eppure la Austen è oggi più viva che mai. Intorno a lei si è creato un mondo fatto di serie TV, adattamenti cinematografici, tour a tema e merchandising. In libreria poi prolificano libri di ogni sorta, sempre in bilico tra tributo d’amore e mira commerciale: gli eroi austeniani diventano investigatori o zombie, la Austen è catapultata ai giorni nostri o in alternativa sono le eroine contemporanee a ritrovarsi a inizio 8oo, esistono diari segreti, manuali con i suoi consigli, versioni a luci rosse. Tutti libri che una janeite -quale sono anch’io- sfoglia con scetticismo (perché come Jane Austen nessuna mai!) e per cui storce il naso (perché alcune trasposizioni sembrano sacrilegi), ma a cui poi difficilmente resiste. Come non immergersi ancora una volta in un’atmosfera Regency per ritrovare, comunque siano stati stravolti, i personaggi preferiti?

TOP