Una passeggiata attraverso il Marocco, tra città e villaggi, piazze affollate, caffè, mercati e negozietti e lunghi tragitti in pullman con lo sguardo annegato nel paesaggio. Diario di viaggio e guida emozionale, protagonista l’autrice, che racconta i luoghi illuminandone la storia con la spiegazione di alcuni termini, il racconto di aneddoti, le impressioni sull’accoglienza delle persone e molti excursus storici. Un libro dal quale si può imparare molto con la leggerezza della curiosità e di chi è catturato da un paese per l’atmosfera. Capitoli brevi come episodi da guardare anche attraverso le immagini della stessa autrice: foto indubbiamente belle ma non oleografiche ne didascaliche. Si colgono delle pennellate non si percorre il filo del libro attraverso le foto. Così il titolo suggestivo fa trattenere il fiato come l’immagine di ragazzini spericolati ma non illustra, invita alla lettura. Ben dosato, dalle citazioni letterarie, alla bibliografia, Rosita Ferrato conserva il piglio della giornalista, lo stile veloce, fatto di impressioni, ma si spoglia di ogni veste professionale e dà prova di una grande umiltà. Non è un “docente”, è un’autentica viaggiatrice.

“Questa sono io” di Antonella Questa

Scritto da Mercoledì, 13 Dicembre 2017

Una scrittura gustosa con un piglio dolce amaro per illustrare la difficoltà dell’essere donna ma anche le potenzialità del femminile. Un viaggio drammaturgico, ironico, non faceto, in due situazioni che possono presentarsi nella quotidianità, credibili proprio per la loro apparente superficialità, come appare ad uno sguardo superficiale. Un tassello che va a formare il mosaico delle scritture al femminile che parlano di donne e che sono soprattutto per uomini. Un invito dunque alla lettura.

Prefazione di Lucio Caracciolo

di Andrea de Georgio

Un mondo percepito ancora come lontano e soprattutto distorto che bene o male ci appartiene sempre di più e del quale potremmo, forse per fortuna, essere meno attori: è il grido di allarme dell’autore che lo fa mettendosi da parte, europeo d’Africa, prestando la propria penna e capacità critica alle voci africane incontrate. Un racconto che emerge dalla quotidianità con poche ma efficaci note di spiegazione, critiche senza retoriche dei mali dell’Africa che sono per lo più dovuti al batterio Europa. A metà tra lo spirito curioso del cantastorie e il realismo crudo di un giornalista da prima linea corre veloce in alcuni paesi dove Andrea de Georgio non è stato ma che ha attraversato, vivendoli. Non un saggio ma uno spunto di riflessione non tanto sui grandi temi o sull’attualità più nota ma su piccoli grandi scandali come la moda dello sbiancamento della pelle.

“D’ombra e sabbia” di Mariù Safier

Scritto da Mercoledì, 13 Dicembre 2017

Illustrazioni di Laura De Luca

Il racconto originale di 15 donne della Bibbia in versi. Una ricerca e riscrittura coraggiosa per un tema che si rivela di grande attualità ma non certo di moda. Un'ottica singolare e preziosa per rileggere al femminile la religione veterotestamentaria ed anche evangelica e per affrontare il tema della violenza sulle donne.

Testi di Janna Carioli, illustrazioni di Otto Gabos
A cura di Teresa Porcella

Lettura consigliata dai 9 agli 11 anni

La rivoluzione russa raccontata ai ragazzi ma un libro godibile anche per gli adulti, con illustrazioni di grande raffinatezza. L’anno del 1924, spartiacque del cataclisma bolscevico, quando muore il leader della prima ora, Lenin, e il moto rivoluzionario si diffonde nella grande madre Russia, conquistando i villaggi. La storia avventurosa e per certi aspetti dolorosa, della presa di coscienza politica dalla parte di un ragazzo che semplicemente scopre la vita con tutti i suoi ingredienti.

Avvincente. Alì Piccinin torna in Algeria. Il racconto del piccolo Aldino, bambino rapito dai corsari barbareschi a Mirteto, un paesino toscano sulle Alpi Apuane, alla fine del 500, diventato poi rais e pascià di Algeri, trasformato in un romanzo di Riccardo Nicolai, libraio. Accanto a riferimenti storici documentati e una descrizione viva di Algeri e della cultura locale e insieme ad una trascrizione impeccabile dei termini arabi, il gusto della narrazione tipica del romanzo classico d’avventura, d’armi e d’amore, che piega il linguaggio senza forzature, con grande destrezza, ai vari “dialetti” e alla lingua usata al tempo. Un libro che sembra contemporaneo delle vicende che narra eppure fresco, che si legge d’un fiato, imparando nel flusso degli eventi ed emozioni, una parte della storia che ci tocca da vicino e totalmente dimenticata.

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