Singolare il titolo che annuncia l'ultima parte del libro, un viaggio di sola andata, senza voltarsi indietro, com'è d'altronde la natura della vita circense. Un romanzo che racconta la grande ascesa del mondo del circo, dal circo equestre, lo spettacolo del dressage da cui ha avuto origine e i suoi cambiamenti che costringono la comunità nomade a cambiare luogo.

Uscito in libreria lo scorso ottobre, Ismail e il grande coccodrillo del mare della bolognese Costanza Savini, con Prefazione di Giovanni Discolo, esperto di mediazione culturale e cooperazione euro mediterranea, racconta una storia di grande attualità, quella di un ragazzo africano sbarcato sulle coste della Sicilia, scappato dalla guerra civile per inseguire un sogno, che ha il sapore della fiaba.

Giuseppina Torregrossa si conferma una narratrice d’eccezione, di grande ironia, graffiante, spesso indirettamente autoironica.

A partire dall’indagine sui rapporti di Carmelo Bene con il sacro, inteso nell’accezione più ampia di fenomeno rituale, il volume di Vincenza Di Vita sfocia in una riflessione sul femminile beniano e non solo. Un piccolo libro molto denso e certamente complesso, una riflessione filosofica non tanto sul teatro ma nel teatro, che presuppone una conoscenza ampia e variegata da Pinocchio, a Shakespeare, dal teatro crudele di Antonin Artaud a Genet di Notre-Dame-des-Fleurs. Una fascinazione dell’autrice in un percorso molto ardito.

L’uomo che conquistò il mondo con un cappello, Giuseppe Borsalino, partito da un paesino vicino ad Alessandria, fondatore di una dinastia, di un’azienda moderna e di un simbolo di eleganza maschile, è il protagonista dell’omonimo romanzo di Rossanza Balduzzi Gastini, che ha vinto il Premio Confindustria nell’ambito del Premio Biella Letteratura e Industria 2019. Un romanzo che racconta la storia di un ragazzo, difficile, ribelle capace di sognare in grande, con una ricostruzione minuziosa per quanto complessa di una parabola eroica, di altri tempi e di grande attualità. Una storia che non indugia sul mondo privato del protagonista raccontando attraverso le vicende di Giuseppe Borsalino una delle mirabolanti imprese italiane e soprattutto un grande affresco dell’Ottocento nazionale, dal punto di vista sociale, della storia e della cultura.

Un libro come un romanzo, perché romanzo non è, una storia, anzi il racconto di storie nella Livorno del Seicento, luogo di incontri e scontri del Mediterraneo, a metà strada tra Roma e la Francia, dove genti e religioni si mescolavano non senza difficoltà, che non stavano necessariamente nelle diversità. Storie nelle quali vittime e carnefici stanno da entrambe le parti, un modo diverso di rileggere la storia, attraverso i processi. Soprattutto la prima parte una lettura intrigante su una città che è un simbolo.

TOP