Gli Stati Uniti d’America hanno sempre goduto nei confronti dei paesi di tutto il pianeta di un potere culturale, tecnologico, scientifico ed economico che non ha paragoni in occidente.

“A Calais” di Emmanuel Carrère

Scritto da Venerdì, 30 Marzo 2018

Traduzione a cura di Lorenza Di Lella e Maria Laura Vanorio

Un libro breve e denso, un viaggio dentro Calais nella cosiddetta Giungla, quella degli immigrati cercando di raccontare una città non uno zoo dove giornalisti, fotografi e scrittori vanno come in una riserva indiana. Carrère ha il pregio della curiosità reale, non dell’intenzione: racconta non spiega e non procede per tesi, nemmeno quello buone o buonista. Racconta uno spaccato fatto di persone e una città dove viene voglia di andare.

“Jezabel” di Irène Némirovsky

Scritto da Venerdì, 30 Marzo 2018

Romanzo folgorante, con una scrittura incisiva, un noir psicologico, implacabile che squarta il profilo del femminile nei suoi lati deteriori. Di una modernità straordinaria al di là del contesto storico, per altro ben ambientato e dettagliato, quasi cinematografico. Con una scrittura pungente, rapida e scorrevole, partendo da un processo, la storia di una donna, bella, ricca, con una vita sgargiante ma profondamente infelice e terribilmente crudele. L’autrice riesce magistralmente a tenere con il fiato sospeso fino alla rivelazione finale, sconcertante. Al di là degli eccessi fa breccia in noi e credo in molte ci si possa guardare allo specchio in una società molto diversa da quella francese degli anni Trenta ma per certi aspetti simile: il divieto di invecchiare per le donne e il senso profondo di una donna che nasce dall’essere amata, ammirata e riconosciuta dallo sguardo maschile.

Cover art Paola Cannatella

Un reportage giornalistico a tutti gli effetti, un modo “gentile” per entrare in un paese misterioso, fascinoso quanto inquietante nella percezione europea; un diario di viaggio e un diario intimo emozionale in forma di fumetto. Ha il pregio della leggerezza nella narrazione del dolore, della curiosità del quotidiano di un vissuto, sperimentato in prima persona, senza tralasciare di spiegare la realtà e soprattutto l’autoironia a cominciare dal disegno.

Racconti brevi, alcuni brevissimi, istantanee puntuali anche quando raccontano un'atmosfera fiabesca, sospesa: sono quadri di vita ordinaria della borghesia intellettuale, del nord per lo più, talora circostanziata come cronache e foto in presa diretta. Una scrittura raffinata, composta, tra nel panorama contemporaneo e pure non volutamente preziosa. C'è una nota noir, un senso di morte che sgomenta, che spesso arriva improvviso e inevitabile come nella vita. Nessuna nota pulp, nessun compiacimento. È un esercizio di stile alto.

Pamphlet, il “primo sesso” che ricorda da vicino nel titolo e nello spirito Le deuxième sexe dell’esistenzialista Simone De Beauvoir ma con una prospettiva rovesciata. Pungente, ironico, ben documentato, l’ottica conservatrice d’Éric Zemmour porta avanti la rivincita degli uomini più che contro le donne contro un inno all’uguaglianza omologante. Uno sguardo implacabile sulla realtà, dal mio punto di vista non molto condivisibile, soprattutto sotto il profilo etico, quanto però stimolante. Un’ottica ormai insolita, quella della diversità dei sessi, della tutela del modello tradizionale della famiglia, anche se difeso ad oltranza con tutti i suoi limiti e carichi pendenti. Certamente un modo per mettere i puntini sulle i rispetto ad una visione che talora è buonista senza essere davvero buona. In ogni caso un ritratto acuto ed arguto della società che cambia. Colto ma divertente. Da leggere, anche per poter dire la propria in modo più circostanziato.

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