Un terrorista che non sente la sveglia, un disperato anonimo ma che potrebbe portare il nome di tanti. Romanzo con effetti splatter, crudo, surreale eppure sembra estratto da un reportage, una delle tante storie drammatiche ...e qualcosa di più.

Un libro splendido, illuminante, una grande summa del Mediterraneo dal punto di vista della lingua e delle lingue, raccontati in modo colto, dotto ma senza pesantezza, scoprendo che la parola è il cuore della vita. Il Mediterraneo si racconta attraverso le lingue e le lingue restituiscono quel mosaico denso e intrecciato del mare nostrum. La lingua è la voce di una persona, di una comunità e di un popolo e come tale si evolve, vive e qualche volta muore, contaminandosi, cambiando, acclimatandosi. In tal senso emerge un’affascinante ecologia della lingua che sul modello darwiniano ci svela la convivenza umana. Un tesot imprescindibile anche in termini di metodologia storica.

Un romanzo che scorre e corre come la vita, veloce e ingarbugliato. Una storia che non si racconta ma si vive in diretta, scritta come una sceneggiatura; nessuno spazio a descrizioni né dei personaggi né dei luoghi. Non si racconta altro che la vita quotidiani, intrecci, malintesi, problemi. Un carico giornaliero da non lasciare spazio se non all’amore che alla fine è l’unica cosa che conta nella vita, che ci salva e spesso ci condanna ma che ci fa dire che la vita vale comunque la pena di essere vissuta.

Non esiste sonar che possa sondare la profondità e la bellezza della nostra lingua italiana. Forse è per questa ragione che soltanto una concittadina di Dante Alighieri, la giornalista e scrittrice fiorentina Ilaria Guidantoni, appassionata di Mediterraneo e del dialogo tra le culture, poteva tentare l’impresa di cogliere le vibrazioni, di esplorare i significati e di accostare tra loro le ambivalenze di questa lingua magnifica.

Un viaggio nel magnifico mondo dei libri attraverso lo sguardo di Diego Zandel, che diventa anche un viaggio nella sua vita. La lettura non è solo un interesse, ben al di là della passione, diventa un modo di vivere, una maniera di guardare il mondo e di affrontare la vita. Per questo lontano da un saggio accademico, dall’essere un manuale di lettura, è una passeggiata nella vita dell’autore con questo sguardo particolare.

Dal 2 luglio in libreria il nuovo libro di Maristella Bellosta, un pamphlet dedicato all’ascolto, una dimensione del logos dimenticata, in una civiltà nata sulla parola detta, sull’autoaffermazione, con un’impronta fortemente narcisistica e pertanto poco aperta al dialogo, all’empatia con l’altro.

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