A partire dall’indagine sui rapporti di Carmelo Bene con il sacro, inteso nell’accezione più ampia di fenomeno rituale, il volume di Vincenza Di Vita sfocia in una riflessione sul femminile beniano e non solo. Un piccolo libro molto denso e certamente complesso, una riflessione filosofica non tanto sul teatro ma nel teatro, che presuppone una conoscenza ampia e variegata da Pinocchio, a Shakespeare, dal teatro crudele di Antonin Artaud a Genet di Notre-Dame-des-Fleurs. Una fascinazione dell’autrice in un percorso molto ardito.

L’uomo che conquistò il mondo con un cappello, Giuseppe Borsalino, partito da un paesino vicino ad Alessandria, fondatore di una dinastia, di un’azienda moderna e di un simbolo di eleganza maschile, è il protagonista dell’omonimo romanzo di Rossanza Balduzzi Gastini, che ha vinto il Premio Confindustria nell’ambito del Premio Biella Letteratura e Industria 2019. Un romanzo che racconta la storia di un ragazzo, difficile, ribelle capace di sognare in grande, con una ricostruzione minuziosa per quanto complessa di una parabola eroica, di altri tempi e di grande attualità. Una storia che non indugia sul mondo privato del protagonista raccontando attraverso le vicende di Giuseppe Borsalino una delle mirabolanti imprese italiane e soprattutto un grande affresco dell’Ottocento nazionale, dal punto di vista sociale, della storia e della cultura.

Un libro come un romanzo, perché romanzo non è, una storia, anzi il racconto di storie nella Livorno del Seicento, luogo di incontri e scontri del Mediterraneo, a metà strada tra Roma e la Francia, dove genti e religioni si mescolavano non senza difficoltà, che non stavano necessariamente nelle diversità. Storie nelle quali vittime e carnefici stanno da entrambe le parti, un modo diverso di rileggere la storia, attraverso i processi. Soprattutto la prima parte una lettura intrigante su una città che è un simbolo.

Capitoni Coraggiosi di Umberto Cutolo

Scritto da Venerdì, 01 Novembre 2019

Terzo capitolo della trilogia dei Delitti della Costiera, in questo episodio, riproponendo gli stessi personaggi e lo stesso ambiente, anche con una certa ironia, sembra meno interessato alla tipicità del giallo e al pathos della scoperta e soluzione del duplice ‘omicidio’, rispetto alla caratterizzazione di un microcosmo variegato e curioso. Il libro, sostenuto dal ritmo incalzante della ricerca del colpevole, è un affresco impietoso, senza giudizio e divertito, della società contemporanea con tutti i suoi ingredienti e uno sguardo al passato, alla memoria che si riflette anche nella ricerca linguistica ora popolare, ora sofisticata.

Un testo conciso e denso che parte da un viaggio come metafora di un incontro, del recupero della memoria, di luoghi non conosciuti ma vissuti indirettamente attraverso la propria storia familiare: meta l’Istria. Scritto quasi paradossalmente oserei dire con leggerezza visto l’argomento doloroso e spinoso che tratta, il male della guerra, eredità pesante che si propaga nelle generazioni, come un lascito che ad un certo punto è necessario aprire e conoscere, il libro è in bilico tra il reportage, il diario di memorie, la storia familiare, una non proprio autobiografia, con alcune pennellate da romanzo. Un testo asciutto, frutto, si intuisce, di un serio studio e ricerca documentata, sebbene conservi un respiro narrativo che non aderisce mai completamente al giornalismo.

La Vita interiore di Alberto Moravia

Scritto da Giovedì, 19 Settembre 2019

La vita interiore (pubblicato da Bompiani per i Grandi Tascabili, edizione del 2000) è un romanzo che conclude la trilogia iniziata con Gli Indifferenti, quindi con La noia, di Alberto Moravia, pubblicato nel 1978, dopo sette anni di lavoro e riscrittura, un processo complesso che prende di mira la società borghese per svelarne i vizi. In questa terza tappa, dalla quale cominciamo la rilettura di un classico, forse il meno conosciuto, la simpatia per la dissacrazione dei valori borghesi, si accompagna ad una speculare caricatura dei valori rivoluzionari. Il percorso quasi da romanzo di formazione, sebbene insolito, della protagonista, Desideria, conduce a un doppio fallimento, quello di abbandonare il mondo frivolo, malato e corrotto da cui proviene per atterrare in un finto mondo alternativo, che lei stessa riconosce, alle soglie dell’esame di maturità, passaggio fortemente simbolico, un mondo borghese rovesciato.

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