Dal 2 luglio in libreria il nuovo libro di Maristella Bellosta, un pamphlet dedicato all’ascolto, una dimensione del logos dimenticata, in una civiltà nata sulla parola detta, sull’autoaffermazione, con un’impronta fortemente narcisistica e pertanto poco aperta al dialogo, all’empatia con l’altro.

Il bello di uscire dagli schemi: Superare rigidità e trappole mentali, vivere flessibili e felici di Olga Chiaia, a metà tra il saggio e il manuale per vivere meglio, ricco di spunti culturali, abbordabile, affronta una tematica comune a molti di noi.

“Exit Roma” di Enzo Scandurra

Scritto da Lunedì, 25 Maggio 2020

Fanta-letteratura, un romanzo che diventa una premonizione fin troppo credibile. Un’epidemia colpisce la città di Roma e diventa la metafora del crollo di un sistema che non si rinnova. Spietata quanto lucida a mio parere l’analisi del male che si spenge senza lasciar posto al bene. L’epidemia e la febbre tifoidea non è sconfitta ma langue mentre le logiche corrotte resistono. Originale la prospettiva di analisi: protagonista Roma, quasi una saga familiare rappresentata dai diversi quartieri, mentre l’intreccio delle storie diventa l’ambientazione.

Romanzo di formazione quasi scanzonato e crudo ad un tempo, scritto come un diario da parte della protagonista che si immerge nella Milano underground degli Anni ’90, un nuovo Zoo di Berlino, racconto autobiografico, violento, non senza improvvise fughe liriche, anche nello stile.

Un diario sentimentale struggente, il racconto del vissuto in manicomio, una lucida follia, fatta di consapevolezza e di dolore, di grande amarezza per il trattamento sub-umano cui sono sottoposti i cosiddetti malati di mente, anche se in fondo la malattia mentale non esiste. Un confinamento brutale, non scelto, fatto di prigionia e umiliazioni perché il malato, vittima, viene trattato da colpevole, spogliato della propria dignità: la sessualità, i vestiti, la possibilità di curarsi. In mezzo a tanto smarrimento una certezza, che l’unica cosa che salva è l’amore. L’unica luce è Pierre e la bambina che daranno alla luce. Un grande inno alla vita, nonostante tutto.

"Nelle alte vie" di Pietro Salvati

Scritto da Lunedì, 20 Aprile 2020

Un racconto lungo firmato Pietro Salvati, pseudonimo dello scrittore gattinarese Roberto Travostino, che firma con il suo nome la prefazione, a metà tra il racconto filosofico, nella prima parte, con una ricerca etimologica, corretta e qualche aspirazione a diventare un percorso di formazione, e il diario intimo che probabilmente attinge da elementi biografici di vita vissuta. Il riferimento alle Confessioni di Sant’Agostino è in qualche modo dichiarato, personaggio dal quale il protagonista si distacca per poi riavvicinarsi.

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