Avvincente. Alì Piccinin torna in Algeria. Il racconto del piccolo Aldino, bambino rapito dai corsari barbareschi a Mirteto, un paesino toscano sulle Alpi Apuane, alla fine del 500, diventato poi rais e pascià di Algeri, trasformato in un romanzo di Riccardo Nicolai, libraio. Accanto a riferimenti storici documentati e una descrizione viva di Algeri e della cultura locale e insieme ad una trascrizione impeccabile dei termini arabi, il gusto della narrazione tipica del romanzo classico d’avventura, d’armi e d’amore, che piega il linguaggio senza forzature, con grande destrezza, ai vari “dialetti” e alla lingua usata al tempo. Un libro che sembra contemporaneo delle vicende che narra eppure fresco, che si legge d’un fiato, imparando nel flusso degli eventi ed emozioni, una parte della storia che ci tocca da vicino e totalmente dimenticata.

Poesia preislamica

Traduzione dall’arabo al francese di Heidi Toelle

Poco nota, anzi dimenticata prima dall’Islam e poi dagli stessi intellettuali che hanno guardato altrove invece che alla propria storia. Sette autori mai tradotti in italiano, paragonabili ai lirici greci e ai trobadours. La poesia d’amore che canta il coraggio dei cavalieri, la caccia rituale alla gazzella e l’importanza della cammella, giochi rituali e soprattutto l’amore per l’amata: con il cammino iniziatico della separazione e della ‘riconquista’. Ma anche i piaceri della vita e del vino, spesso trasgressiva, è stata riscoperta di recente ma non abbastanza. Interessante anche perché censurata dalla cultura religiosa questa poesia del 500 dopo Cristo ha codificato le regole dell’estetica poetica del mondo arabo che valgono ancora oggi.

“Annegare il pesce” di Mario Lunetta

Scritto da Giovedì, 23 Novembre 2017

Il titolo singolare svela la sperimentazione linguistica, straordinaria prova di cultura aulica che maitrise le regole della retorica con la disinvoltura dell’argot, senza per altro disdegnare quest’ultimo. Racconti che paiono cronache sull’assurdità della vita che è naturalmente violenza, sopraffazione: un genere pulp di grande raffinatezza, in grado di unire la realtà quotidiana tridimensionale della Roma di oggi diventando un classico.

Adonis

Traduzione di Roberto Carifi

Una raccolta di testi di grande raffinatezza intellettuali ma fruibili anche dai non addetti ai lavori incentrati sulla natura della cultura araba e in particolare sulla poesia, con un excursus storico e un’attenzione all’attualità e ai riflessi in termini sociali e politici. Un testo prezioso di orientamento, senza fervore ideologico, quanto animato da impegno civile e profonda responsabilità intellettuali di uno dei pensatori più importanti del mondo arabo oltre che poeta, Adonis.

Gli atti di un convegno riportano all’attenzione un poeta cosiddetto “minore”, emigrato siciliano in Tunisia, autore “maledetto” che scrive in francese per raccontare il proprio dolore di emarginazione fisica, psicologica, affettiva, quindi esistenziale e il sottoproletariato al quale appartiene. Trent’anni di vita piena di frustrazioni che ne fanno un cantore quasi involontario del Mediterraneo multiculturale, contro ogni esotismo.

Mina, Josée, Fraçoise, Nadja: quattro generazioni di donne per un racconto a più voci e una sola narratrice, Nadja Spiegelman. Figlia del noto autore di Maus, Art Spiegelman – che non compare, se non marginalmente in questo memoir - Nadja racconta la storia tutta al femminile della sua famiglia, una saga che, a differenza dell'opera paterna, solo parzialmente s'intreccia con le vicende storiche entro le quali si svolge. Tutto infatti nasce da una ricerca identitaria, quella di una giovane donna che vuole comprendere meglio sé stessa attraverso le sue radici: il rapporto con una madre, Françoise, molto ammirata, ma con la quale risulta difficile il confronto (più ancora che con la figura paterna, già in sé piuttosto ingombrante), le ragioni profonde del suo modo di essere donna e madre, maturate nella relazione con Josée, nonna che Nadja riscoprirà proprio attraverso la ricerca per il suo memoir, per chiudere – anche se di chiusura non si può parlare in un romanzo che lascia aperte infinite finestre sul passato – con Mina, madre di Josée.

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