Prefazione di Giuseppe Civati. Ogni sera, in Italia, prima di andare a letto ci sono bambini che danno il bacio della buonanotte a due papà o a due mamme. I gay e le lesbiche stanno mettendo su famiglia anche nel nostro paese, nonostante uno Stato quasi sempre indifferente, talvolta ostile.

Martedì 4 novembre 2014, alle ore 17.00 presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Palazzo Mattei di Giove - via Michelangelo Caetani 32, Roma), verrà presentato il volume Libraries and public perception. A comparative analysis of the European press di Anna Galluzzi, Chandos, 2014.
Introduce: Vittorio Ponzani. Intervengono: Stefano Parise, Giorgio Zanchini. Coordina: Simonetta Buttò. Sarà presente l’autrice

Saggi di: Marco Barabotti, Remo Bodei, Roan Johnson, Bruna Niccoli, Roberto Perpignani, con una «lectio magistralis» e due scritti autobiografici dei maestri.

Ci sono degli autori italiani, viventi e non, che devono essere letti almeno una volta nella vita, anche solo per dire: “Questo scrittore non mi piace, abbandono il libro”. Ribadire fortemente il sacrosanto diritto di ogni lettore di non finire un romanzo: "sprecare tempo a leggere un libro che non piace, quando potremmo impiegare lo stesso tempo a leggerne uno migliore?” non poteva essere più chiaro Pennac a esplicitare tale concetto. Però, da bravi lettori incalliti quali siamo, non possiamo non sperimentare, spaziare o andare alla ricerca di scrittori nuovi che non sono sempre vicini ai nostri gusti.

Già da qualche decennio si ripete, da più parti e da varie sedi, che viviamo in un'epoca di transizione. L'affermazione può essere intesa in vari modi ma prevalentemente sta a indicare che, mentre si è chiusa una lunga e definita stagione, non se ne è ancora aperta un'altra. Sicché, saremmo in una fase di passaggio, di transitus, consapevoli della provenienza e incerti della destinazione. La transizione può costituire un paradigma culturale al quale riferire tutta la vicenda umana, accogliendo la suggestione del transitivo.

Prefazione di Mario Calabresi - A distanza di pochi anni, tra il 1957 e il 1959, Carlo Levi compì un viaggio nel subcontinente indiano e uno in Cina, come inviato per il quotidiano «La Stampa». I suoi reportages, usciti a puntate e qui raccolti in volume, appartengono a un giornalismo che non c’è più, un giornalismo non ancora saturato, e in un certo senso usurato, all’urgenza della notizia e dall’eccesso del culto dell’immagine: un mondo in cui l’informazione viaggiava lenta e aveva il tempo di sedimentare.

TOP