Circa quattro anni fa, sulle scale laterali del Duomo nuovo di Brescia, quelle che per intenderci guardano il vecchio, una cara amica mi disse: -T’assicuro! Vuoi far scommessa? Quando la tecnologia ne sarà capace avremo tutti un hard disk nella testa, una microscheda con tera e tera di memoria così da piantarla lì di perder tempo a leggere e rileggere tomi e testi per ficcarsi in mente qualche nome-. Ridacchiai.
Poi, la notte, mentre i pensieri stavano per annegare nel placido stagno della mente sonnolenta, ecco, le parole tornarono a galla; lettera per lettera, come s’aiutassero a vicenda ad uscir dal pantano in cui erano invischiate.

Fin dalla mia più tenera infanzia, ho avuto davanti agli occhi un ritratto del poeta belga Émile Verhaeren: un piccolo pastello celeste, opera di Maximilien Luce, incorniciato accanto alla porta che, nella casa dei miei nonni materni, dall’ingresso, si apriva sul corridoio. La guancia appoggiata sulla mano possente, gli occhi socchiusi, i lunghi baffi spioventi e barbari: forse, i più maestosi della storia della letteratura. Era una delle tante figure, provenienti dal passato e dalla passione, che, in quella casa, mute, sono state testimoni della mia infanzia: con lui, Stendhal, Voltaire, Hugo, France, Gide, Apollinaire, Pirandello, Tolstoj e tanti altri. Volti e corpi – disegni, dipinti, fotografie o stampe – al contempo familiari e misteriosi. Allora, infatti, di loro non sapevo nulla…

Il viaggio non ha un inizio o una fine, esso è composto da frammenti impercettibili, schegge affilate, affondate, penetrate in ogni anfratto; un insieme di perle unite da un filo ma pronte a disperdersi sul pavimento dei nostri 'forse'. Il viaggio è pioggia. La pioggia cade spera, ispira, riempie di colori vividi il suolo. Forse nemmeno lei sa dove sta andando forse nemmeno lei sa i colori che sta donando a cose così umili, a sassi e mattoni. La pioggia parla ma non so quel che dice, forse nemmeno lei lo sa. Le sue corde vocali sono il suolo, le foglie, gli spigoli dei tavoli, i volti, il cemento, l’acqua, la terra battuta, il tetto di casa; ride, scivola divertita correndo sulle finestre. Il viaggio si divide in due tipi, quello con una meta e quello senza; il viaggio è paura, il viaggio è speranza; il viaggio è star fermi senza muovere un ciglio. Il viaggio è solo guardare il cielo da un'altra angolazione, veder evaporare il giorno da un nuovo punto di vista anche restando tra le quattro pareti d’una stanza.

Di Fabio Sergio Gagliandi

La notte è uguale per tutti, lei è molto democratica per certi versi, o forse sbaglio? Esser uguale nei confronti di tutti è democrazia o dittatura? In fin dei conti in milioni di anni mutazioni genetiche particolari ed estremamente selettive han portato alcuni animali a vari accorgimenti che potessero permettere vantaggi competitivi di varia natura nell’ambiente notturno. La notte in miliardi di anni non è cambiata d'una virgola, in effetti da sempre apre e chiude le porte del giorno, eppure in taluni casi: La notte è ancora giovane! La notte è dei giovani, ci parla con urla e schiamazzi, con clacson e canzoni; ciononostante Lei ha poca dimestichezza coi colori, o meglio, ne conosce solo alcuni; la sua tavolozza si muove tra i grigi in base alle luci, più vive, più fioche. La notte è un qualcosa complesso da definire, manifesta la sua presenza attraverso un processo sottrattivo, il suo essere prende forma dal non essere delle forme stesse; nonostante ciò essa è presente ugualmente in ogni momento.

Di Fabio Sergio Gagliandi

Il tempo è tiranno, dicono. S'allaccia ai sandali, non molla un passo, morde i calcagni. Gli occhi come incognite, raccolgono il vissuto, variabili dipendenti da miliardi di fattori; il tempo, per quanto l'immagine sia banale, è come un fiume. Esso è l'acqua, il letto del fiume o il fiume stesso? L'acqua sono gli eventi che si susseguono, il letto del fiume su cui gli eventi scorrono siamo noi stessi, il tempo è la corrente; l'energia che rende possibile il ciclo. Il fiume perciò è la vita nel suo complesso, il tempo la corrente, seguendo tale logica la lunghezza della vita è dipendente dalla pendenza verso valle. Va da se che vi siano fiumi più o meno tumultuosi, un torrente di montagna è limpido ma turbolento, ribolle tra mille ostacoli, questa è la giovinezza, scossa da amori e sentimenti incontrollabili...Pian piano s'arriva alla foce, dove solitamente la calma diventa sovrana, e questa è chiamata vecchiaia; quando un passo ci separa dal mare.

Di Fabio Sergio Gagliandi

Contrasti cromatici che impongono dubbi irrisolti, irrisolvibili; meglio l'autore o l'interprete? Se parliamo di canzoni non saprei, è come premiare chi mette la cornice a un quadro e non chi l'ha plasmato, per questo tendo a non guardare Sanremo e tantomeno i vari talent che affollano il tubo catodico.

Pagina 1 di 2
TOP