Asia Morante: l’etica nell’hard

Scritto da Giovedì, 13 Giugno 2013

La definiscono ‘la pornodiva della porta accanto’. Un titolo che, nella nostra epoca contrassegnata dalla liberalizzazione dei costumi, suona un po’ come una Medaglia al Valor Civile. La milanese Asia Morante ha intrapreso un percorso professionale che alcuni disapprovano, ma il più delle volte sono critiche provenienti da sepolcri imbiancati. Sempre rimanendo in tema di Vangelo, anche i sinottici raccontano di Gesù che perdonò la peccatrice Maria di Magdala “poiché ha molto amato”. Lo stesso avrebbe fatto con Asia, che oltretutto peccatrice non è - e tra l'altro, avendo frequentato a lungo il mondo dell'hard, per contratto le veniva richiesto di “conoscere in senso biblico” molti uomini. Sta vivendo una fase di passaggio: dopo la partecipazione a Uomini e donne e la parentesi a luci rosse, desidera mettersi alla prova come scrittrice. Se è vero che la vita di ognuno di noi è un romanzo, la sua storia è un racconto rocambolesco, fatto di grandi passioni e molti colpi di scena.

In occasione dell’uscita di “Quadro senza tempo” (Edizioni Ensemble) di Fabrizio Santi, abbiamo deciso d’intervistare l’autore affinché ci desse maggiori delucidazioni su questo piccolo/grande thriller che saprà catturare il pubblico.

Paesaggi urbani che ricordano la pittura metafisica ma insieme al rigore si introducono volti ed elementi umani abnormi, proporzioni oniriche e visioni esistenziali. Le tinte accese dell’acrilico, la matericità della stesura del colore definiscono la versatilità della pittura di questa artista alla ricerca di una dimensione esistenziale che raccolga l’universo in un rimando tra interiorità e proiezione: pensiero, parola e visione. Non è un caso che Chiara si sia avvicinata alla scrittura oltre che alla pittura con un percorso intrecciato dove il respiro della cultura classica e lo studio della storia della pittura e dell’arte in generale si fondono con quella dimensione tradizionale della ‘artigianalità dell’artista e della sperimentazione tecnica.

Può darsi che Martina storcerà un po' il naso di fronte a questo parallelo, magari lo troverà pure un tantinello irriverente. Però, in fin dei conti, che male c'è? Ha un viso i cui lineamenti ricordano la cantante Alessandra Amoroso. Che peraltro è una ragazza molto graziosa, indipendentemente dal giudizio sulle sue canzoni. Ad ogni modo, possiamo tranquillizzare la nostra amica: qui finiscono le affinità tra loro due. Laddove difatti la cantante galatinese si esprime in un linguaggio basic, fatto di emozioni immediatamente percepibili dal pubblico adolescenziale, Martina è tutta un'altra musica: scandaglio approfondito delle proprie emozioni, linguaggio che si adegua alle curvature dell'animo, parole non conformiste in libertà (ma sempre con un alto standard qualitativo). In vacanza dalla vita (edizioni Cenacolo di Ares) è una raccolta di poesie che coglie nel segno: diletta e regala importanti spunti di riflessione. Questo è il compito universale del poeta: valeva ai tempi di Omero e vale a tutt'oggi. Buona lettura dell'intervista. Ma soprattutto, buona lettura della raccolta.

Negli ultimi anni si è fatta un nome come scrittrice di appassionanti thriller a sfondo storico. La professoressa Patrizia Tamà (all’anagrafe Tamarozzi) insegna storia e letteratura nei licei. Molti studenti (e anche molti genitori, il che non è affatto scontato) le sono riconoscenti per questo suo metodo didattico che trasmette passione. Passione che anima anche i suoi romanzi finora pubblicati, Quarta cantica e La profezia di Michelangelo (entrambi editi da Mondadori): scrittura avvincente, mozzafiato; innumerevoli riferimenti eruditi, ma senza mai scivolare nel vizio della saccenza. Saggi di bella scrittura (e anche questo non è scontato, visti i chiari di luna della narrativa contemporanea). Questa donna, però, ha un segreto, ed è intenzionata a non rivelarlo ancora per un po’: un manoscritto misteriosissimo giace nel cassetto della sua elegante dimora alla periferia di Milano. Di che si tratta? Lo scopriremo solo tra pochi mesi, quando il libro sarà finalmente a disposizione negli scaffali…

Quando l’arte mediorientale incontra la figurazione rinascimentale, così si scopre la vocazione di Ali Hassoun, libanese approdato in Italia a Siena e oggi cittadino italiano milanese di adozione. Una vita alla ricerca della sintesi, tra calligrafia della tradizione mediorientale e la centralità dei volti e del nudo dell’arte italiana, nata dalla visione della Cappella Sistina. Una vita spesa per la ricerca del sacro, oltre la confessionalità e oggi l’attenzione forte alle persone, della strada e della porta accanto, in rivolta, in movimento, nella scintilla del cambiamento, soprattutto sulla scorta di quanto sta avvenendo nel mondo arabo. “Perché i volti e i gesti non sono solo l’involucro esterno: raccontano l’anima della gente ed è questo che mi interessa”.

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