Roberto Latini presenta a Roma, al Teatro Vascello, il suo ultimo spettacolo, dedicato al “Cantico dei cantici”, per il quale lui stesso si è aggiudicato, nel 2017, il Premio Ubu come Miglior attore o performer e Gianluca Misiti il Premio Ubu 2017 come Miglior progetto sonoro o musiche originali. Una sentita dedica ad uno dei testi d’amore più antichi della letteratura, una voluta testimonianza di quanto, sfrondato dal male quotidiano, può esser prezioso l’animo umano.

Roberto Latini, premio Ubu 2017 come miglior attore, riporta in scena al Teatro Vascello, con la sua compagnia Fortebraccio Teatro, la sua interpretazione de “I giganti della montagna”, l’ultima opera, rimasta incompiuta, di Pirandello; si tratta del primo spettacolo di una trilogia che comprende anche “Amleto + Die Fortinbrasmaschine” e “Il cantico dei cantici”. Attraverso il filo conduttore della sensibilità pirandelliana, Latini sa condurci per mano fra disadattati, attori e giganti, con la sua consueta ed apprezzatissima umana arte, un viaggio a cui nessuno di noi è destinato, disperatamente ma fortunatamente, a sottrarsi.

Per la prima volta a Roma al Teatro Biblioteca Quarticciolo, Nerval Teatro presenta, venerdì 12 e sabato 13 gennaio, “Ma perché non dici mai niente? Monologo” di Lucia Calamaro.

Dal 19 al 23 aprile è andato in scena al Teatro India lo spettacolo Un quaderno per l’inverno, scritto da Armando Pirozzi e interpretato da Alberto Astorri e Luca Zacchini. La regia è curata da Massimiliano Civica, le scene da Luca Baldini e i costumi da Daniela Salernitano.

Elvira Frosini e Daniele Timpano tornano al Romaeuropa Festival con il loro teatro caustico e irriverente. Dopo Dux in scatola e Aldo Morto, Acqua di colonia affronta il tema del Colonialismo italiano e mette in crisi l’ideologia dominante attraverso una scrittura scenica capace di descrivere l’attualità affondando le radici nel tessuto storico della società italiana. Una storia iniziata già nell’Ottocento, quella del colonialismo italiano, e protrattasi per oltre sessant’anni ma che, nell’immaginario comune, si riduce ai soli cinque anni dell’impero Fascista. Una serie di eventi assopiti, che, nonostante tutto, plasmano ancora oggi il nostro immaginario insinuandosi in frasi fatte, luoghi comuni, canzoni, letteratura, perfino fumetti e cartoni animati.

Una violenza e il proposito di una vendetta, anch'essa violenta. Fumetti, musiche anni '80 e “L'arte della guerra” di Sun Tsu. Per la terza volta, insieme a un immenso Oscar De Summa, si torna al paesino di Erchie, ricreato con toni da epos al Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma.

La poesia protagonista a teatro. A ricordarci la potenza drammaturgica del verso poetico è Roberto Latini con il suo progetto sulle “Metamorfosi” di Ovidio, nove episodi in scena al Teatro i di Milano all’interno della rassegna Città Balena. A inaugurare il ciclo delle “Metamorfosi”, l’episodio del “Minotauro” di e con Roberto Latini. A seguire i miti delle “Sirene”, di “Ecuba” e di “Narciso”, ideati, messi in scena e interpretati da Ilaria Drago. Quindi i miti della “Sibilla Cumana” e di “Aracne” (i due cui abbiamo assistito). A chiudere la rassegna, due performance: “Corvo” e “Metamorfosi Scatola nera”, entrambe di e con Latini.

Welcome back, Teatro i. La quiete dopo la tempesta, mediatica e creativa, che ha lanciato segnali preoccupanti sulle sorti del panorama teatrale milanese, assume le fattezze di un quarto di stagione imperdibile: tra gli spettacoli in programma, accanto a Tim Crouch con il ciclo “I'm Shakespeare” e a Henry James, un posto speciale merita "Le Metamorfosi - di forme mutate in corpi nuovi" proposto da Fortebraccio Teatro.

Mercoledì, 01 Giugno 2016 20:40

Metamorfosi - Teatro Vascello (Roma)

Penso a Le Metamorfosi di Ovidio come a un prezioso vocabolario per immagini." Roberto Latini, uno dei più significativi, intelligenti e poetici autori del teatro contemporaneo italiano, completa la sua presenza stagionale al Vascello, dopo aver portato in scena i suoi “Ubu Roi” e “I giganti della montagna”, con la sua personalissima trasposizione delle “Metamorfosi" di Ovidio. Un lavoro ricercato, prezioso, irrinunciabile, che traduce, mirabilmente, l’essenza del mito nella fragilità irrisolvibile, troppo dissimulata, dell’essere umano.

Gaetano Ventriglia, grande interprete del teatro di narrazione ed amante della destrutturazione di classici immortali come Amleto nello spettacolo “kitèmmùrt” e Delitto e Castigo in “Dostoevskij ai Quartieri Spagnoli” riporta in scena, a Carrozzerie n.o.t., il suo monologo “Otello alzati e cammina”, nato nel 2008. Un viaggio nello spudorato disequilibrio della fermezza umana. Ventriglia introduce il suo spettacolo affermando: "Quando un ideale vacilla è già crollato…” “Il mio Iago dice: io sono l’azzeratore, io posso cambiare nome alle cose… tutto ricomincia da zero, visto? E io penso, senza dirlo: grazie al cazzo.” Una tempesta, un’isola. A Otello, adesso, tocca vivere. Come fare? Se c’è una possibilità, la buttiamo via. Peccato.

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