E’ una rilettura in chiave contemporanea di “Zio Vanja” di Anton Cechov, quella che il Teatro del Simposio ha presentato con “Beyond Vanja” al Teatro Litta, Sala La Cavallerizza di Milano, nell’ambito della stagione 2016.2017 di Manifatture Teatrali Milanesi, con l’elaborazione drammaturgica di Antonello Antinolfi e Francesco Leschiera, la regia di Francesco Leschiera, ed in scena Sonia Burgarello, Ettore Distasio, Alessandro Macchi, Matteo Ippolito e Giulia Pes. Una rilettura che risulta quanto mai attuale, nella sua drammaticità e nei suoi spunti di riflessione.

Una stagione difficile si apre per uno spazio privato, “piccolo”, che ha scelto la via del teatro per professionisti, in un ex capannone industriale della periferia di Milano. Sesta stagione orientata decisamente al contemporaneo per lo Spazio Tertulliano, con venti titoli in cartellone e proposte originali, ispirate a lavori noti ri-scritti e rivisitati.

In un atmosfera irreale e sospesa due personaggi sono in attesa di essere convocati. Siamo in un ospedale? in un manicomio? in una generica sala d’aspetto? I pochi elementi scenici ci fanno intuire il senso di irrealtà e di isolamento. I rumori di fondo provenienti da un televisore perennemente acceso avvolgono i protagonisti, rappresentando l’unico varco verso il mondo esterno: un mondo così impassibile e al contempo così violento nella sua impassibilità che li ha spinti verso conseguenze estreme, verso atroci delitti contro se stessi o contro gli altri. Teatro del Simposio porta in scena "Rumori" di Antonello Antinolfi, con la regia di Francesco Leschiera, presso il Teatro Linguaggi Creativi di Milano.

La contemporaneità non può che essere acchiappata per frammenti. Finiti i bei tempi in cui Pico della Mirandola o Marsilio Ficino, pur sprovvisti di Google Maps, avevano delle capocce talmente grandi da contenervi dentro tutta una visione globale del mondo. Del resto non tutti i mali vengono per nuocere: se anche noi, come gli intellettuali rinascimentali sopra citati, possedessimo delle antenne ricetrasmittenti così potenti, il paesaggio che si parerebbe davanti ai nostri occhi non sarebbe dei più allegri. Ma non c'è di che essere pessimisti, ragazzi: finché al mondo ci sono persone come il drammaturgo inglese Martin Crimp e i giovani del Simposio - che con lucida ironia raccontano le storture dei tempi nostri - l'effetto è catartico, per gli attori come per gli spettatori: i primi si liberano dei fantasmi angosciosi muovendosi in scena; i secondi, seguendo le loro spericolate peripezie sul palco.

In scena fino al 23 novembre "Frammenti di contemporaneità (Meno emergenze)": un'esperimento interessante, che vale la pena di essere vissuto anche solo per la sua scenografia accattivante, evocativa, luminosa ma al tempo stesso cupa, perchè angoscianti sono i personaggi e le storie che si sviluppano all'interno di un recinto di luce, fatto di cubi luminosi e luci tubulari al neon che delimitano l'agire degli attori-animali in cattività. Una scena che piano piano si espande, arrivando ad includere il pubblico stesso fino, addirittura a recintarlo a sua volta, senza via d'uscita, alla fine dello spettacolo. Con questa resa registica Francesco Leschiera e Chris White hanno saputo rappresentare in maniera eccellente le contraddizioni e le psicosi della società occidentale che Martin Crimp esprime nei suoi testi con un approccio quasi Pinteriano. In questo piccolo spazio scenico si iper-intensifica l'esplosione della contraddizione tra il senso di totale controllo che la società occidentale vuole e crede di avere sulle proprie vite e lo sconcerto nel constatare che seguire le regole non è sempre di aiuto anzi, quasi mai.

Milano. Ricercare. E poi trovare. Il nulla. In bilico. 1987. Decadenze. "Sì, ma dov'è cominciato tutto questo star bene?". Ossessioni e ricordi, sullo sfondo di una quasi invisibile Milano, in un tempo che segna l’inizio di una decadenza. Un uomo ricerca la sua storia, inseguendo un passato o le sue possibili alternative. Ma in quest’ossessione alla fine qualcosa emerge e la ricerca di quella storia diventa la ricerca di tanti sé diversi, tra ricordi veri o presunti, come gli infiniti riflessi di immagine in due specchi che si affacciano fra loro…

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