Andrea Dispenza

Articoli di Andrea Dispenza

Che sia benedetta è una delle esibizioni che ha distribuito brividi e pelle d’oca a non finire. È la prima serata del Festival di Sanremo e c’è molta attesa per Fiorella Mannoia, una delle presenze più criticate, perché più big dei big. Poi Fiorella entra, canta, anzi, interpreta, quasi vive, recita, si esibisce con le corde vocali, il viso, il corpo, con una canzone scritta per lei dalla giovane Amara e che lascia senza fiato. Il messaggio? Semplice e profondo: un inno alla vita, che è perfetta per quanto assurda o complessa. Un’ovazione in sala stampa, la speranza, silenziosa, è che tanto sentimento arrivi anche al pubblico del televoto.

Si chiama Antonio Prestieri, ma chiamatelo Maldestro: così si fa conoscere la nuova proposta che apre le danze la sera di giovedì, qui a Sanremo. Napoletano, rivelazione autorale dalla voce graffiante, appassionato di teatro, gareggia al Festival con Canzone per Federica, che anticipa I muri di Berlino, album in uscita il 24 marzo.

La sua è una delle canzoni più radiofoniche di questo Festival, anche se, dopo la prima puntata, è già a rischio eliminazione. Non se ne preoccupa troppo Giusy Ferreri, Fa talmente male è solo il titolo di una canzone ma non uno stato d’animo. Un brano che entra subito in testa, che anticipa Girotondo, il nuovo album in uscita il 3 marzo e che sembra essere un po’ la scia del tormentone Roma-Bangkok. L’abbiamo incontrata il giorno dopo l’esibizione, non una esibizione qualunque: il Festival di Sanremo è cominciato proprio con lei, la primissima ad aver cantato.

L’atteso ritorno, a Sanremo e sulla scena musicale: Paola Turci. Il solo nome basta, ma se vogliamo ragionare in numeri si tratta di tre Premi della Critica, nove partecipazioni a Sanremo in gara, una vittoria nel 1989 con il brano Bambini, molti riconoscimenti e dischi d’Oro e di Platino e centinaia di concerti in tutta Italia.

Avere vent’anni e salire sul palco di Sanremo, portare con disinvoltura dei baffi di un cantante consumato della scena autorale degli anni Sessanta ed essere ben voluto da tutti. Si tratta di Leonardo Lamacchia, in gara tra le nuove proposte del Festival 2017 con Ciò che resta, una bella ballata quasi soul, classica, che trascina al primo ascolto.

L’emergente (o quasi) che farà la storia. Vedi Negramaro o Gualazzi, quando erano agli esordi, apprezzati come succede ora con Marianne Mirage. Sono tutti (non a caso) della scuderia discografica Sugar di Caterina Caselli, particolarmente abile nell’arte dello scovare talenti. In altre parole si percepisce, inevitabilmente, già da qui a Sanremo, che sta per accadere qualcosa.

L’ultima volta che ho visto Giulia Luzi è stato in occasione dell’uscita dei suoi progetti musicali, Un abbraccio al sole e poi Viversi in un attimo. “Voglio che la gente tiri giù il finestrino della macchina e che con le mie canzoni canti a squarciagola”, mi confessava. Adesso la rivedo splendente come quel sole che abbracciava e al fianco del rapper buono Raige (che ha scritto tantissime canzoni che non l’avresti detto mai, tra cui Il mestiere della vita, la canzone che regala il titolo al nuovo album di Tiziano Ferro). Incontro i due tra una prova e un’emozione - non da poco - a poche ore dalla loro esibizione sul palco di Sanremo.

Gilet a pois, barba un po’ hipster, un Universo da cantare. Si tratta di Francesco Guasti, in gara a Sanremo con Universo, appunto, tra le nuove proposte con la storia di un bambino che non rinuncia ai sogni, almeno così è nel video della sua canzone.

La vita e la felicità di Michele Bravi, come recita il suo singolo d’esordio di qualche anno fa. La sua vita e la sua felicità ora sono tutte a Sanremo: Michele infatti è in gara tra i big del Festival con Il diario degli errori e con lo zampino, nella scrittura, di Alfredo Rapetti Mogol (il figlio di Mogol).

Segnatevi questo nome: Tommaso Pini. Canta le Cose che danno ansia (#cosechedannoansia sarà anche il titolo del cd), gira con un camper che ricorda continuamente che ci sono cose che danno ansia ed è una delle nuove proposte più chiacchierate di questo Sanremo. Un cappello sempre in testa e tanta personalità, di quella di un artista che lo riconosci da lontano. Dove l’abbiamo già visto? A The Voice, anche se il talent non è l’universo più adatto per questo folletto della musica che sembra uscito da chissà quale cartone animato e che è tutto un gesticolare.

TOP